Candidato a sorpresa, di Jay Roach

La personalità comica di Will Ferrell si è esaltata spesso all’interno di una competizione: senza il bisogno di tornare indietro fino a Blade of Glory in cui gareggiava con Jon Heder, è sufficiente ricordare le esilaranti conseguenze della sua rivalità infantile con John C. Reilly in Step Brothers. Quando l’attore si è presentato sul palco del Kodak Theatre con Zach Galifianakis, l’esito del loro duetto per la consegna dell’Oscar ha stuzzicato la fantasia di tutti i fan della commedia.

La sfida tra i due talenti più incontrollabili della scena hollywoodiana ha prodotto The Campaign e il risultato finale del loro spiccato istinto anarchico ha fatto decollare una satira sui luoghi comuni e sugli stereotipi che caratterizzano le elezioni americane. I due non si contendono solo la simpatia degli elettori ma si litigano letteralmente la scena attraverso due approcci opposti ma complementari. La sequenza del loro primo incontro in un brunch di presentazione dei candidati è emblematica: Will Ferrell è sotto ai riflettori e gode di questa sua situazione di predominanza ma il resto dell’inquadratura è inevitabilmente in attesa delle tipiche ed esplosive reazioni di Zach Galifianakis. E’ l’imprevedibilità del secondo che scatena e valorizza i deliri egocentrici e autoassolutorii del primo: ogni suo gesto è potenzialmente ingestibile nella sua assenza di senso e minaccia la rivendicata preminenza di Will Ferrell.

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La trama asseconda le possibilità di questa tensione: uno è in carica da anni e punta ad una facile rielezione, mentre l’altro è lo sfidante a sorpresa che scombina gli equilibri di un verdetto già scritto. La sgradita presenza di Zach Galifianakis distrugge sistematicamente la tranquilla vita da politico di Will Ferrell proprio come la sua invadente e persistente compagnia dissolveva la tranquillità borghese di Robert Downey Jr. in Parto col folle. Anche in questo caso, uno finisce per sparare all’altro…

Il film di Jay Roach presenta i vizi e le virtù dei due partiti americani: i democratici ostentano una superiorità ipocrita mentre i repubblicani hanno una sfumatura amabile dietro la loro totale inettitudine. E’ un altro dettaglio che si adatta perfettamente al loro bagaglio di armi comiche: Will Ferrell ha quella imbolsita superbia che da sempre viene rimproverata ai liberal e la sua incotinenza sessuale ammicca apertamente a Bill Clinton; la totale inadeguatezza fisica e l’assurdità fuori sincrono di Zach Galifianakis ricordano l’involontaria simpatia di George W. Bush, citato continuamente nella gag della porta che non si apre… John Lithgow e Dan Aykroyd sono i due grandi vecchi che manipolano le elezioni secondo le intenzioni della loro mostruosa e disumana multinazionale: da una parte svelano l’idea che le votazioni non abbiano senso e che la politica sia ormai un teatrino preordinato; dall’altra citano, omaggiano e scimmiottano Ralph Bellamy e Don Ameche in Una poltrona per due. E’ in questo scenario di ricercata ed irresistibile rissosità che il cinema americano non si perde d’animo: nonostante tutto, la scintilla della lezione civica di Frank Capra è ancora viva. Out of many, we are one.


Titolo originale: The Campaign
Regia: Jay Roach
Interpreti: Will Ferrell, Zach Galifianakis, Jason Sudeikis, Brian Cox, Dan Aykroyd, John Lithgow, Dylan McDermott

Origine: USA , 2012

Distribuzione: Warner Bros Italia

Durata: 85′

 

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Un commento

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    Will Ferrell è uno che, come si suol dire, sarebbe capace di farti ridere anche leggendo l'elenco del telefono (uno dei pochi veri personaggi usciti dal Saturday Night Live negli ultimi vent'anni), ma raramente il cinema gli ha offerto occasioni all'altezza. Speriamo che, stavolta…