Cento domeniche, di Antonio Albanese

Il quinto film da regista di Albanese rivela le sue buone intenzioni nel voler raccontare una storia universale, ma rischia solo di angosciare senza proporre una riflessione sul tema. Grand Public

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Antonio, ex operaio di un cantiere nautico ormai in pensione, conduce una vita mite e tranquilla. Gioca a bocce con gli amici, si prende cura della madre anziana, ha una ex moglie con cui è in ottimi rapporti ed Emilia, la sua unica figlia, si sta per sposare. Antonio è colmo di gioia, può finalmente coronare il suo sogno regalandole il ricevimento che insieme hanno sempre sognato potendo contare sui risparmi di una vita. Quando però si reca nella sua banca per fare il punto e verificare di quanto dispone, per Antonio cominciano i guai; i dipendenti sono all’improvviso sfuggenti e il direttore cambia inspiegabilmente atteggiamento di continuo.

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Cento domeniche, quinto film da regista di Antonio Albanese, racconta la storia drammatica di tanti uomini e tante donne che hanno perso tutti i propri risparmi a causa di crack bancari. Persone rovinate per sempre e per giunta umiliate dalla vergogna di non essersi accorti di nulla, di non aver letto fino in fondo cosa stavano firmando. Albanese affronta una tematica così delicata costruendo una situazione idilliaca nella provincia lombarda, in cui impariamo ad affezionarci al protagonista e ad apprezzare la sua famiglia e gli amici. Fin qui tutto sembra funzionare per il meglio, il cast appare affiatato e le scelte degli interpreti azzeccate. In questa prima parte ci scappa anche qualche risata, terreno molto più consono all’autore.

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Verso la metà del film la storia prende una piega decisamente diversa sterzando in maniera decisa sul tragico con un escalation davvero poco ragionata e quindi poco credibile. La svolta narrativa viene accompagnata da un leggero cambio di atmosfera che non riesce in alcun modo a giustificare il tragico terzo atto del film. Essenzialmente tutto viene affidato alla sola interpretazione fisica di Albanese che si limita a lavorare per espressioni facciali e gestualità, ma non basta a restituire il difficile stato emotivo in cui il protagonista ovviamente si trova e in cui si sono trovate le persone a cui è dedicato il film. Tuttavia, si riconosce senz’altro il sincero proposito dell’autore di voler portare sullo schermo una storia così forte per onorare persone oneste tradite da spietati conglomerati finanziari.

Cento domeniche rivela chiaramente l’umanità del suo autore e l’intenzione di voler raccontare una storia universale. Nonostante ciò è un film deludente che rischia solo di angosciare lo spettatore senza proporre una riflessione reale sull’argomento.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
2.5 (4 voti)
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