Come sposare una figlia, di Vincente Minnelli

Nel 1958, Vincente Minnelli era all’apice creativo dopo i successi planetari de Il padre della sposa (1950), Un americano a Parigi (1951) e Spettacolo di varietà (1953). Questa felice ispirazione pervade Come sposare una figlia che è fondamentalmente una commedia leggera sul modello di Vacanze romane (1953) di William Wyler. Sul banco degli imputati la Londra di fine anni ’50 ancora incravattata dentro clichè desueti e cerimoniali tardo barocchi, come il gran ballo delle debuttanti. La diciassettenne Jane (Sandra Dee) arriva da New York a Londra per incontrare il padre Sir Jimmy (Rex Harrison) e la sua nuova compagna Sylvia (Kay Kendall): come “una americana a Londra” avverte immediatamente le differenze culturali e la rigidità del protocollo inglese, tra il cambio della guardia e l’inno “God save the Queen” che blocca grottescamente i personaggi nello svolgimento dell’azione.

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come sposare una figliaBasandosi sul lavoro teatrale di William Douglas Home e con il supporto in sceneggiatura del grande Julius J. Epstein (autore di Casablanca), Vincente Minnelli organizza un incontro/scontro generazionale in cui sembrano scambiarsi i ruoli: gli adolescenti giocano a fare i grandi e gli adulti tornano per un momento bambini. Di fronte alla rigidità formale delle regole dell’alta società, Jimmy e Sylvia sembrano quasi regredire ad uno stato neoprimitivo, tra telefonate sbagliate, occultamenti di prove, taccuini bianchi, sotterfugi e nascondigli per spiare i ragazzi che ritornano da una festa. D’altra parte Jane e il bellimbusto David Parkson (John Saxon) anticipano lo spirito dei tempi: fine dei valzer classici e via al forsennato Rock around the clock di Bill Haley and His Comets. La batteria di David detta il ritmo tribale di un ballo di seduzione dalle forti ascendenze africane, preparatorio ai rituali dell’amore.

Dietro tutta questa sovrastruttura castrante sta celata la naturalezza di un istinto vitale, impossibile da soffocare. Vincente Minnelli riesce ad aggirare la censura ed è eccezionale nella caratterizzazione dei ruoli di contorno: su tutti la logorroica impertinente Angela Lansbury la cui lingua “va ad energia atomica” e il noioso damerino David Fenner (Peter Myers) che continua a confabulare sulla toponomastica londinese procurando una epidemia di sbadigli. Ma oltre alla dialettica padri-figlie e alle allusioni sessuali garbatamente velate (si pensi all’episodio del fantomatico stupro di una ragazza ubriaca raccontato attraverso l’abolizione del parlato),

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come sposare una figlia minnelliCome sposare una figlia deve essere ricordato per l’incredibile uso del colore nella fotografia di Joseph Ruttenberg: i toni prevalenti sono il rosso con sfumature d’arancio (il vestito della Kendall, i drappeggi, metà dei soldati della guardia) e il blu (il vestito della cameriera, l’abito di Jane, l’altra metà dei soldati della guardia) che si alternano creando un contrasto cromatico molto simile a quello di È nata una stella (1954) di George Cukor. Se fate attenzione agli interni, è sempre presente il colore giallo oro che richiama atmosfere orientali e la capigliature bionde di Kendall e Dee; inoltre sono onnipresenti elementi floreali che regalano all’ambiente una connotazione quasi fiabesca, surreale.

La naturalezza dei ragazzi sembra fare crollare il mondo dei lustrini, dei debutti in società e delle bugie: Vincente Minnelli chiude il film con un lento movimento di macchina che accompagna la trionfale comparsa del fantomatico Duca di Positano (Porto Real nel doppiaggio) e si ferma sul bacio di congedo tra Rex Harrison e Kay Kendall (quest’ultima,già malata di leucemia, morirà nel 1959). E’ pronto il cambio della guardia: via le divise, via le etichette, al bando tutti i compromessi, sulle note del rock ‘n’ roll iniziano gli anni ’60.

 

Titolo originale: The Recluctant Debutante

Regia: Vincente Minnelli

Interpreti: Sandra Dee, Rex Harrison, Kay Kendall, Angela Lansbury, John Saxon, Peter Myers

Durata: 94′

Origine: Usa 1958

Genere: commedia