Comme un fils, di Nicolas Boukhrief

Professore di scuola sospeso dall’insegnamento ritrova la fiducia attraverso l’incontro con un ragazzo Rom. Boukhrief si applica ma è troppo diligente nella sua favola ottimistica. Concorso

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Jacques Romand (Vincent Lindon in una delle sue interpretazioni più dolci e gentili) svuota il suo armadietto dall’aula professori di una scuola francese. Questo disilluso insegnante di mezz’età ha scelto di dare addio temporaneamente ai suoi ragazzi dopo che due di essi si sono picchiati tra loro per non fargli tenere un’importante lezione sulla Shoah. Ad aspettarlo solo una grande casa piena di libri ma ancora vuota dopo l’incidente stradale che gli ha portato via la moglie ed una figlia. Una sera passa da un emporio e accidentalmente sventa una rapina da parte di tre ragazzini bloccando uno di loro, più precisamente il rom che aveva provato a portare via l’incasso. Il giovane però lo segue fino all’abitazione e crolla sul letto del professore a causa delle botte prese dallo zio che gli aveva commissionato il furto. L’uomo, dopo averlo fatto medicare a fatica, fa un patto educativo con l’adolescente: gli regalerà la cifra che gli serve per fargli evitare i colpi del parente se accetterà di prendere lezioni didattiche da lui. Ma le cose non saranno così facili…

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Comme un fils è un film che, mutuando il linguaggio dall’ambiente in cui è tratto, risulta un compitino svolto da un regista sicuramente diligente ed appassionato ma che non va oltre il tema assegnato. Aderendo in maniera acritica alla struttura del cinema sociale, Boukhrief difatti ne perpetua tutti gli stilemi mancando però di approfondire le proprie particolarità. Le difficoltà di un giovane cashtalo (metà tzigano, metà romeno) come Victor, alla spasmodica ricerca di emancipazione dalla realtà del campo, di accedere alla sanità e all’istruzione del Paese in cui si trova legalmente – “La Romania è Europa. Ho il diritto di essere qui“, ricorda giustamente – vengono mostrati senza un’adeguata contestualizzazione. L’apolidia del popolo rom è difatti la causa dello stigma che lo marginalizza ulteriormente rispetto ai più decodificabili drammi dei rifugiati politici, come ricorda il gendarme in una delle poche sequenze politiche di un film che avrebbe sicuramente giovato da una più decisa scelta di campo. Limitandosi ad accennare questi fondamentali aspetti giuridici, Boukhrief sceglie di puntare allora tutto sul fattore umano dei suoi due protagonisti, mostrati nel loro doppio percorso di riscatto da situazione specularmente problematiche. Così Comme un fils diventa la versione cinematografica di una favola sulla nobiltà della didattica – le speculari scene delle cene, una tesa l’altra gioviale, tra gli insegnanti e i volontari della scuola di recupero A.S.C.A. – girata da un regista che s’accontenta della sufficienza pur di essere promosso tra gli autori di festival.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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