È morta Franca Valeri

Aveva appena compiuto 100 anni poco più di una settimana fa, il 31 luglio. E oggi è deceduta nella sua casa romana. Franca Valeri, pseudonimo di Alma Franca Maria Norsa era nata a Milano. La sua famiglia, per metà ebrea, è stata vittima delle leggi razziali. Dopo l’8 settembre 1943 il padre e il fratello sono scappati in Svizzera. Lei e la madre sono rimaste a Milano e lei si è salvata dalle deportazioni grazie a un impiegato dell’anagrafe che le ha fornito una carta d’identità falsa.

Ha avuto una lunghissima carriera teatrale e al cinema ha esordito nel 1950 in Luci del varietà di Alberto Lattuada e Federico Fellini in cui ha interpretato una coreografa ungherese. Ha poi lavorato spesso in commedie al fianco di Alberto Sordi e poi di Totò. Tra i suoi personaggi più celebri in questo decennio ci sono stati quello di Lady Eva che cura la rubrica della corrispondenza in una rivista femminile in Piccola posta (1955) di Steno, la sognatrice Cesira cugina dell’affascinante Sophia Loren in Il segno di Venere (1955) di Dino Risi, una donna che afferma di essere la moglie di un rappresentante di commercio di dentifrici già regolarmente sposato in Il bigamo (1956) di Luciano Emmer e soprattutto quello della ricca donna d’affari milanese Elvira Almiraghi che maltratta spesso il marito commendatore (chiamato spesso Cretinetti) che cerca a sua volta di farla fuori in Il vedovo (1959) sempre di Risi. Durante gli anni ’50 è stata diretta, tra gli altri, anche da Gianni Franciolini (Le signorine dello 04, 1955), Mario Monicelli (Un eroe dei nostri tempi, 1955), Luigi Comencini (Mariti in città, 1957), Luigi Zampa (La ragazza del Palio, 1957), Mauro Bolognini (Arrangiatevi, 1959) e Mario Mattoli (Non perdiamo la testa, 1959).

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Dopo essere stata la figlia racchia di un Presidente corteggiata per interesse da un burocrate moralista in Il moralista (1959) di Giorgio Bianchi, negli anni ’60 la sua carriera cinematografica è stata meno intensa anche perché ha raggounto una grande popolarità in televisione. Ha lavorato con Mario Camerini (Crimen, 1960), Camillo Mastrocinque (I motorizzati, 1962), Sergio Corbucci (Gli onorevoli, 1963), Lucio Fulci (I maniaci, 1964) e Alessandro Blasetti (La ragazza del bersagliere, 1965; Io, io, io…e gli altri, 1966). Ma questo decennio è segnato soprattutto dal sodalizio col marito Vittorio Caprioli. È stata Giulia in Leoni al sole (1961), la prostituta che raggiunge il fratello omosessuale a Parigi in Parigi o cara (1962) e del ruolo secondario ma che resta nella memoria della governante in Scusi, facciamo l’amore? (1967). Di tutti e tre i film ha collaborato anche alla sceneggiatura.

Negli anni ’60 intanto è diventata una delle figure più importanti del varietà televisivo con trasmissioni come Studio uno (1966) e Sabato sera (1967). I suoi ultimi ruoli di rilievo sul grande schermo sono stati negli anni ’70: Basta guardarla (1970) di Luciano Salce, Ettore lo fusto (1972) di Enzo Castellari, Ultimo tango a Zagarol (1973) di Nando Cicero, La signora gioca bene a scopa (1974) di Giuliano Carmineo e L’Italia s’è rotta (1976) di Steno.

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Tra le sue celebri maschere che hanno segnato il suo percorso teatrale, radiofonico, cinematografico e televisivo ci sono state quelle della signorima snob, Cesira la manicure e la sora Cecioni. All’ultima Festa del Cinema di Roma la sezione Alice nella città le ha dedicato un omaggio ed è stata protagonista di un appassionato incontro.

 

LA NOSTRA TOP 5

Il vedovo (1959)

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Parigi o cara (1962)

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Il segno di Venere (1955)

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Piccola posta (1955)

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La Sora Cecioni

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