Fast & Furious 8, di F. Gary Gray

Regola numero uno: “devi conoscere le persone con cui parli”. Come dire: “devi conoscere il tuo pubblico!”. Ecco: il prezioso consiglio che il sublime Mr. Nessuno/Kurt Russell dà al rampollo Scott Eastwood, mentre fa imbestialire Dwayne Johnson rischiando la vita… beh, è l’ennesimo e lucidissimo di(s)velamento di questo cinema sempre più convintamente fast and furious. Una saga che da un lato crea sempre nuove e pirotecniche attrazioni e dall’altro torna prepotentemente alle origini keatoniane dei suoi invincibili corpi-performanti (come si diceva per il parente stretto John Wick). Perché si deve innanzitutto (ri)conoscere i propri spettatori per “linkarli” al loro passato e poi farli sopravvivere nel difficile presente. Ripartiamo: torna la nostra banda/famiglia di furfanti preferiti, con Dom Toretto ormai uomo sposato, accasato a Cuba e con sottile voglia di paternità, mentre improvvisa gare clandestine per le strade assolate de L’Avana insegnando “il rispetto” ai giovani. Insomma: belle ragazze, motori, velocità, muscoli e famiglia…tutto come ai vecchi tempi per il vecchio Dom. Ma qualcosa spezza l’idillio: arriva Cipher.

fast2Charlize Theron, la glaciale “star di serie A”, irrompe in quest’universo parallelo del B Movie (milionario) che proprio non riesce a concepirla. Un universo che la respinge, la tratta come corpo-alieno senza amici e sentimenti, la vede come potentissima e spaventosa. Una terrorista informatica solitaria che plana sempre dall’alto e scatena l’inferno (di immagini), riuscendo nel miracolo di far coalizzare gli eroi (il Team Toretto) con il villain dei villain (Deckard Shaw/Jason Statham) per salvare Dom inspiegabilmente passato al lato oscuro della forza… Cipher può tutto perché ha il controllo dell’Occhio di Dio, il potere del nuovo sguardo disincarnato che tutto vede, un dispositivo di controllo globale che attraversa ogni piccolo device o satellite trasformando ogni singolo evento in immagine pre-vista e pre-vedibile. In quest’universo parallelo dove le regole della fisica sono totalmente trascese e dove l’attrazione singola ritorna mélièsinamente a scioccare di per se stessa – da Cuba a Berlino, da New York alla Siberia – il mondo sembra ormai geolocalizzabile e attraversabile con il semplice touch sullo schermo di questo film-drone (senza pilota). Ecco che Cipher, la dea delle immagini (la star di Hollywood…), crea eserciti di auto-zombie come sciami impazziti nelle strade di New York. Proprio l’automobile, il principale veicolo emotivo (ed estetico) del team Toretto, diventa addirittura zombie rivoltandosi contro i nostri eroi e dividendo pericolosamente la familia

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fast3E allora: il passaggio della regia da quel “velocissimo” distillato action del duo Justin Lin/James Wan nelle mani di un campione del neoclassicismo contemporaneo come F. Gary Gray, segna il mutamento di tono della serie che si fa più cupa e riflessiva. E forse non poteva essere altrimenti dopo la scomparsa di Paul Walker che segna questo film con la sua rumorosa assenza, come se la “familia” dovesse elaborare un lutto improvviso e dolorosissimo. In soccorso arriva allora un’altra famiglia, quella di Deckard Shaw e della sua dispotica madre Helen Mirren, consegnando a Jason Statham momenti di strepitosa ironia alla ricerca del semplice sorriso di un bambino. Come se ogni costosissima esplosione che il film inanella – almeno due macrosequenze di straordinaria forza cinetica: le già citate auto-zombie e l’inseguimento finale tra i ghiacci siberiani, dove The Rock si scontra a mani nude con missili terra-aria –, non fosse pensata con l’unico (e sacrosanto) scopo di farci tornare bambini sorridenti ad ogni singolo “eh bum!”. Insomma: la saga continua a ripercorrere e riscrivere le traiettorie dei suoi corpi performanti, arrivando a concepire Shaw buono e Toretto cattivo, e poi viceversa, come se i ruoli fossero intercambiabili, tanto nessuno si fa mai male per davvero e alla fine torniamo tutti a casa per cena sani e salvi. Perché se la regola numero uno è “sempre conoscere il tuo pubblico!”… dall’ormai lontano 2001 Dom Toretto (e i suoi tanti registi) sanno riconoscere al primo sguardo ogni spettatore-bambino, facendo sopravvivere il cuore di questo cinema. Alla prossima Dom.

Titolo originale: The Fate of the Furious

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Regia: F. Gary Gray
Interpreti: Vin Diesel, Jason Statham, Dwayne Johnson, Scott Eastwood, Helen Mirren, Charlize Theron, Kurt Russell, Lucas Black, Michelle Rodriguez, Kristofer Hivju, Tyrese Gibson, Ludacris
Distribuzione: Universal
Durata: 136′
Origine: USA, 2017