Ferdinand, di Carlos Saldanha

Il cartoon di Saldanha si rivela un po’ troppo spento durante la prima parte, ma recupera nel finale con gag spassose e un match-parodia della corrida spagnola con tanto di inversione di ruoli

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Carlos Saldanha è uno che ne sa parecchio di animazione in CGI, fino a oggi non ha sbagliato un colpo – nonostante il successo piuttosto modesto del suo Robots (2005), co-diretto con Chris Wedge, fondatore della Blue Sky, alla quale Saldanha ha legato il suo nome dagli esordi. Il regista brasiliano si interessa stavolta di fiorellini, flamenco e sogni di gloria infranti, quelli appunto dei torellini che vorrebbero diventare da grandi star della corrida, ignorandone del tutto l’aspetto più brutale che ne regge le fondamenta. E poi c’è lui, il mastodontico protagonista Ferdinand – appunto, il toro ideato dalla penna di Munro Leaf che, nella sua prima versione cinematografica con la Walt Disney, portò a Dick Rickard un Oscar nel 1938 –, che è sempre un po’ controcorrente, passa la giovinezza con una piccola umana (ma di questo avevamo già avuto un assaggio molto più riuscito in Rio), smielato quasi fino all’esasperazione con la sua inverosimile passione per i fiori e un buonismo smoderato. D’accordo sull’intreccio di base, che veicola un messaggio fortemente educativo per il giovane pubblico, contro la violenza e in favore della gentilezza d’animo; pur tuttavia, il film “dorme” in tutta la sua prima parte, complici i colori fin troppo tenui e una cornice musicale non sempre consona alla scena, troppo concentrata nel ricreare l’ambiente culturale spagnolo dimenticando l’effetto emotivo dell’azione. Per fortuna, subentra a un certo punto la ciurma di divertenti amici del toro, quindi la “capra calmante” Lupe, il toro da laboratorio alla Frankenstein che impara a sorridere, i tre porcospini che rubano e ballano perfettamente in sincrono la Macarena, ma soprattutto i tre cavalli tedeschi super snob, dalla dubbia connotazione sessuale, che ci regalano tra le sequenze più scanzonate e piacevoli del film – ad esempio, la sfida di danza contro i tori scalmanati.Twentieth Century Fox and Blue Sky Studios present "Ferdinand."
La fase due del film risulta molto più improntata verso l’action, con Ferdinand che riesce a salvare gli amici dal mattatoio e fugge con tutta la combriccola verso la salvezza. Le gag del gruppo scaturiscono ora in modo molto più riuscito e spassoso, il ritmo del film cresce bene, in specie quando Saldanha ci offre uno spaccato del centro di Madrid, ricreandone sottilmente luci e atmosfera. Il pezzo forte resta, però, lo scontro finale tra Ferdinand e il matador “El Primero”, perfetta incarnazione del tipo vanesio, che si trova disarmato di fronte alla bontà del toro e alla sua “resistenza passiva”. Ottima la parodia dello spettacolo della corrida, che qui diventa un balletto a due sconclusionato; come anche l’inversione dei ruoli, con il toro che ora regge il capote de paseo e viene “incornato” dal torero imbufalito, ridotto letteralmente ad animale (da circo).
Ferdinand è un lavoro che, tutto sommato, sa trovare un felice sbocco finale, e riesce comunque a mostrarsi maturo nella tecnica d’animazione; non sarà di certo il film migliore di Saldanha, che sicuramente vanta il merito di avere investito su una storia di alto valore – anche politico se vogliamo – da riproporre ai bambini di oggi.

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Titolo originale: id.

Regia: Carlos Saldanha

Interpreti: John Cena (Ferdinand), Kate McKinnon (Lupe), Bobby Cannavale (Valiente), David Tennant (Angus), Peyton Manning (Guapo), Gina Rodriguez (Una), Daveed Diggs (Dos), Miguel Ángel Silvestre (El Primero), Gabriel Iglesias (Cuatro).

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 106′

Origine: USA, 2017

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