FILM IN TV – Balla coi lupi, di Kevin Costner

Trascinato da un successo di pubblico mondiale e premiato con ben sette Oscar, Balla coi Lupi ha rappresentato agli inizi degli anni 90 una riscoperta del western classico americano con la riproposizione del dilemma etico del bianco di fronte allo sterminio dei “pellerossa” (gli esempi di riferimento sono Soldato Blu, Un Uomo Chiamato Cavallo e Piccolo Grande Uomo).
Kevin Costner aiutato dall'amico Kevin Reynolds alla regia (fondamentale il suo apporto nella meravigliosa scena di caccia al bisonte) e da Michael Blake alla sceneggiatura fa confluire in un unico percorso la crisi identitaria personale e la ricerca della frontiera, limite metaforico tra sé stessi e l'altro.

 

La trasformazione del protagonista John Dunbar da tenente nordista (siamo nel 1863 in piena guerra di Secessione) a indiano Sioux “Balla coi Lupi” avviene gradualmente attraverso la capacità di comprendere e accogliere il diverso da sé. Le critiche al film di separazione manichea tra bene e male sono infondate: la violenza e l'istinto di sopraffazione albergano sia nei bianchi (la guerra civile tra nordisti e sudisti) che negli indiani nativi (i Pawnee contro i Sioux) con la medesima crudeltà e spietatezza, con stragi e vittime innocenti (si pensi all'eccidio da parte dei Pawnee che coinvolge la famiglia di “Alzata con Pugno” e alle torture inflitte al povero Kevin Costner perchè diventato “diverso”).

Il progressivo avvicinamento del lupo “due calzini” coincide con l'abbattimento delle barriere di intolleranza e la graduale comprensione della comunità dei pellerossa, minati dalle lotte interne e facile preda della invasione dell'uomo bianco. Cadute le iniziali diffidenze, si inizia a comunicare a gesti, si accoppiano termini linguistici (il linguaggio Lakota) alle cose più elementari (mimare un bisonte), si passa dal mondo preistorico a quello della civiltà proprio in questo accostamento tra fonemi e immagini reificate. Tra la ottusità dei suoi commilitoni e la genuinità selvaggia di “Uccello Scalciante” e “Vento Nei Capelli”, Dunbar-Balla coi Lupi si schiera dalla parte del più debole, riconoscendo in quella ingenuità primitiva, il proprio folle sogno di “perfect world”. Non a caso la scena iniziale del film sembra dettare il motivo di questa conversione: al grido di “Padre perdonami” (che potrebbe essere letto anche in forma Cristologica) John Dunbar si suicida per risorgere a nuova vita e dopo essere stato crivellato di pallottole dall'esercito sudista, ha la sua seconda possibilità percorrendo fino in fondo la strada Utopica che lo porta al riconoscimento di sé nell'altro. Il suo innamoramento per Alzata con Pugno è lo specchio riflesso di un destino comune di emarginazione e di deviazione dalle norme sociali.

Kevin Costner fa coesistere in un miracoloso affresco, la preistoria (il bisonte, la fenomenologia della deissi), le popolazioni native americane (le tribù indiane), la Storia (la guerra di secessione, lo sterminio delle popolazioni indiane) e la leggenda di un soldato che di fronte all'orrore della violenza e della sopraffazione, si innamora e diventa uomo. Il regista e attore americano riprende in campo lungo tramonti e luoghi selvaggi ma con un certo grado di disillusa malinconia: un tempo l’eroe americano guardava come a un dono divino le sterminate pianure del West (come un quadro della pittura americana di primo ottocento), adesso questi spazi sconfinati diventano il presagio che l'Epica e il Mito sono finiti e bisogna abbandonare quei luoghi a cavallo in mezzo a una distesa di neve, con la rassegnata amarezza del destino di distruzione e morte imposto dal cosidetto modello “civile” del colonizzatore. Il fascino di Balla Coi Lupi sta proprio in questo avere inserito, all'interno del Mito della Frontiera, una possibilità utopistica di capire le ragioni del diverso provando a parlare la sua lingua e cercando di indossare il suo punto di vista.

Titolo originale: Dances with Wolves
Regia: kevin Costner
Interpreti: Kevin Costner, Mary McDonnell, Graham Greene
Origine: USA 1990
Lunedì 24 marzo Studio Universal