"Gli infedeli", di J. Dujardin e G. Lellouche, M. Hazanavicius, E. Bercot, F. Cavayé, A. Courtès, E. Lartigau

L’ambizione de Gli infedeli è quella di ragionare goliardicamente sul mastodontico problema odierno della Crisi, eleggendo il sesso a campo di battaglia preferito di una (tragi)comicità di grana grossa e scrittura facile. Questo però non è cinema della Crisi, ma manifestamente in crisi. E, ahinoi, forse è veramente nato un cinema alla Jean Dujardin: effetto The Artist già serializzato e codificato in un modernariato vuoto, senza il minimo respiro e cerebrale sino al fastidio…

Gli infedeli

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Ahinoi, forse è veramente nato un cinema alla Jean Dujardin…dopo il muto e le smorfie, le palme e le statuette di The Artist ecco tornare la premiata ditta attore/autore (ma stavolta il progetto è stato ideato e cosceneggiato dal primo, con Hazanavicius presente solo come guest star) in questo nuovo Les infidéles. Film a episodi firmato da ben stette registi – Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtés, Eric Lartigau, la coppia Dujardin/Lellouche e il già citato Hazanavicius – con tema fisso l’infedeltà maschile e dove si sono tirati in ballo i nomi di Dino Risi o Bertrand Blier per nobilitare un’operazione che francamente ha ben poco a che fare sia con la commedia all’italiana, sia con la commedia sofisticata francese. L’ambizione nemmeno troppo velata è quella di ragionare goliardicamente sul mastodontico problema odierno della Crisi – economica, sociale, della famiglia, della mascolinità – eleggendo guarda caso il sesso come campo di battaglia preferito di una (tragi)comicità di grana grossa e scrittura facile. I nuovissimi Mostri divengono pertanto borghesucci annoiai e perennemente eccitati, in preda a turbolenze ormonali di mezz’età o a omosessualità repressa, che gironzolano per il film cercando di sedurre lo spettatore con il ghigno sardonico di Dujardin o la trasandatezza cronica di Lellouche. Qualche risata qua e là, qualche volgarità qua e là, qualche citazione qua e là. In fondo è una commedia ben confezionata e con ritmi giusti, che si vuole di più?

E invece è proprio qui che sta il punto: questo non è cinema della Crisi, ma cinema manifestamente in crisi. Letteralmente dalla prima inquadratura (con Dujardin tombeur de femme su una vecchia decappottabile che scimmiotta il Gassman del Sorpasso) il film è schiavo dello stereotipo che vorrebbe dissotterrare. Effetto The Artist purtroppo già serializzato e codificato in un progetto di modernariato iperrealista fuori tempo massimo, cerebrale sino al fastidio e tragicamente privo di passione cinematografica. Ogni corpo attoriale (tante le star francesi che partecipano con piccoli ruoli) diventa misera icona a una dimensione, proprio in tempi di sperimentazione sul 3D. Le immagini appaiono prive di un deragliamento, di un respiro, insomma di emozioni vere che non siano programmaticamente carpite.

Ecco, in fondo è questo che proprio non va giù di simili operazioni: il concepire consapevolmente gli spettatori come cavie di esperimenti in vitro (perfetti formalmente, ci mancherebbe altro…) e mai come complici sinceri di un percorso. E la prova lampante di tutto ciò la si può avere nell’ultimo episodio di questo Gli infedeli, ambientato a Las Vegas e diretto da Dujardin e Lellouch in prima persona: con i casinò e il deserto, le fish e le luci accecanti, le automobili kitsch e gli hotel di lusso, insomma con l'intero immaginario di tanti film di genere americani vampirizzato e svuotato di ogni significanza che minimamente lo (ri)qualifichi. Il cinema e la commedia, per fortuna, (r)esistono altrove: nelle notti da leoni o nelle piccole bugie tra amici, tra le funny people o in un sublime sparrow che sa ancora infedelmente librarsi in volo…

Titolo originale: Les infedèles

Regia: Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtès, Jean Dujardin, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau, Gilles Lellouche

Interpreti: Jean Dujardin, Guillame Canet, Mathilda May, Gilles Lellouche, Charles Gèrard, Sandrine Kiberlain, Isabelle Nanty, Lionel Abelanski, Manu Payey, Alexandra Lamy

Origine: Francia, 2012

Distribuzione: Bim

Durata: 109'

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