Gli infedeli, di Stefano Mordini

Remake di Les infidèles, un film francese del 2012, riporta indietro la commedia italiana di 60/70 anni e l’operazione, nel suo format Netflix, è innaturale, forzata, detestabile.

I nuovi mostri, oggi. La commedia all’italiana c’entra poco anche se il riferimento sembra essere quello, in particolare per la struttura a episodi e per la tendenza a mostrare il lato grottesco, patetico, cinico, meschino, dei suoi protagonisti. Si inizia con una coppia in partenza per le Maldive dove la moglie inizia a fare l’interrogatorio al marito convinta di essere stata tradita. Si prosegue con un’altra che confessa progressivamente la loro storia extraconiugale. C’è poi un venditore ambulante che in una convention cerca di sedurre qualunque donna si trova davanti. Un impiegato dice alla moglie che esce la sera per vedere le partite di basket e in realtà va in un locale porno. Una moglie se ne sta per andare di casa dopo l’ennesimo tradimento ma il marito le fa credere che è solo frutto della sua immaginazione. Tre uomini si ritrovano a cena per raccontarsi le loro storie e c’è la sorpresa finale.

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Tranne nel primo episodio e nell’epilogo dove c’è anche Massimiliano Gallo, nel resto del film sono protagonisti Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea che si confrontano sul tema della bugia e del tradimento con Valentina Cervi, Laura Chiatti e Marina Foïs anche se tra loro la prova più convincente la offre Euridice Axen (il cui talento si era già visto in Loro di Paolo Sorrentino) soprattutto nel momento in cerca di trovare le prove dell’infedeltà del marito prendendo il telefono mentre lui sta dormendo in aereo.

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Alla base di Gli infedeli c’è un film francese del 2012, Les infidèles, in cui Jean Dujardin e Gilles Lellouche interpretavano tutti i ruoli e che prendeva come modello proprio I mostri di Dino Risi. In quel caso però ogni episodio era diretto da un regista diverso mentre in questo caso sono tutti firmati da Stefano Mordini che ha scritto la sceneggiatura assieme a Filippo Bologna e allo stesso Scamarcio.

Per il cineasta, dopo le tracce thriller/noir di Pericle il nero e Il testimone invisibile, Gli infedeli rappresenta un pericoloso salto nel buio. Un film apparentemente sicuro, ma che fa tornare indietro la commedia all’italiana, proprio nel suo format Netflix, di 60/70 anni. Non è questione di riferimenti o modelli. Vedere Mastandrea e Scamarcio sulle orme di Tognazzi e Gassman rende l’operazione innaturale, forzata, detestabile. Probabilmente nei ‘nuovi mostri’ di Gli infedeli, c’è in realtà qualcosa di mostruoso. La deformazione cade spesso nella caricatura e rasenta la macchietta. Entra poi in gioco il ‘metodo Genovese’ di Perfetti sconosciuti con il canovaccio che è l’elemento determinante per dare spazio a un cinema teatrale di parola in cui gli interpreti possano esibire la propria tecnica. Qui si riduce a finti malori, allucinazioni (Mastandrea che fissa lo sguardo sulla betoniera) e a una visionarietà dove Gli infedeli tocca il punto più basso proprio nell’episodio che vede protagonisti Scamarcio e la Chiatti, che si ritrovano 13 anni il sequel di Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te.

Gli infedeli è probabilmente l’incarnazione di una certa commedia ai tempi del Covid-19. Che si rinchiude in casa, che si vomita addosso astio e risentimento come in quelle coppie ormai in crisi che non possono più scappare davanti ai loro problemi. Non c’è ironia, ma solo tanta, tanta tristezza. Che non ha pietà neanche nei confronti di quel povero impiegato interpretato da Mastandrea che va nei locali porno e della moglie sarta. Senza tirare per forza in ballo Germi di Signore e signori, bastava solo ripassare Il commissario Pepe di Scola per vedere come il vizio e la dignità potevano andare di pari passo. Anche lì c’era Tognazzi. Ma il riferimento, non è voluto. È solo una coincidenza. Invece Gli infedeli ci porta a ritirare fuori dalla memoria un film italiano di cui oggi, fortunatamente, forse non si ricorda quasi nessuno. Si intitolava Esercizi di stile, evento speciale al Festival di Venezia del 1996, un film collettivo (erano stati tirati dentro anche Mario Monicelli e Sergio Citti) dove i diversi personaggi erano tutti interpretati da Massimo Wertmüller ed Elena Sofia Ricci. Si pensava allora che con la maldestra scopiazzatura del finale di Duello al sole, si fosse raggiunto un punto di non ritorno da cui si poteva soltanto risalire. Ci mancava però il finale di Gli infedeli.

 

Regia: Stefano Mordini
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Laura Chiatti, Valentina Cervi, Marina Foïs, Massimiliano Gallo, Euridice Axen
Distribuzione: Netflix
Durata: 88′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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