Il “giovane papa” di Paolo Sorrentino e Jude Law: incontro con regista e cast

Si è tenuta questa mattina al Cinema Moderno di Roma la proiezione dei primi due episodi e la conferenza stampa di The Young Pope, la serie diretta da Paolo Sorrentino, che per la prima volta si immerge nell’universo seriale in fase di continua trasformazione e rivalutazione.

Prodotto da una pluri-collaborazione targata Wildside, Sky, HBO e Canal+, la serie-evento del regista italiano andrà in onda su Sky dal 21 Ottobre e si incentra sulla figura enigmatica, misteriosa e a tratti provocatoria di un giovane Papa americano, Lenny Belardo-Pio XIII: Jude Law (Il talento di Mr. Ripley, Contagion), colui che ne veste i (sacri) panni, è dunque un Pope alla guida di una Chiesa dai tratti chiaroscuri, costantemente alla ricerca di un Dio che possa essere adatto a se stesso e a tutti gli uomini. Il divo britannico è solo la punta di diamante di un cast importante: Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Sheperd, Cécile de France, Javier Càmara, Ludivine Sagnier, Toni Bertorelli, James Cromwell.

L’atmosfera della conferenza si avvicinava a quella dei grandi eventi cinematografici, il tutto sotto la gestione di Gianni Canova.

Serie tv in Italia: The Young Pope può diventare un modello produttivo da seguire in Italia?pope1

Paolo Sorrentino: Non chiedetelo a me, altrimenti potrei sembrare presuntuoso. Scherzi a parte, ringrazio tutti, cast, crew, produttori. Noto che in Italia stia rinascendo una sana dialettica tra autori e produttori: ora finalmente ci si ascolta a vicenda. All’estero è ormai da diversi anni, mentre in Italia di meno, che la televisione dà possibilità artistiche ed economiche che si avvicinano molto a quelle cinematografiche, anzi spesso le superano. E’ un bene che la tv e il cinema si influenzino a vicenda: il valore della serialità si sta esplorando appieno, e sono felice di aver avuto l’occasione di cimentarmi in un progetto che, in passato, non avrei potuto realizzare.

Com’è stato costruito il personaggio di Lenny Belardo? La sua postura, la gestualità, le sue contraddizioni, l’influenza del regista…

Jude Law: Ho iniziato apope-11 studiare il Vaticano e i Papi del passato, ma poi mi sono lasciato guidare da Paolo per cogliere un carattere profondamente complesso, che mi ha colpito e cambiato nel rapporto con la fede e con Dio. Io penso che un attore debba essere il manifesto di ciò che il regista ha in mente, per questo il rapporto tra le due categorie deve essere ottimale. Con Sorrentino lo è stato: la sua chiarezza e la sua sicurezza, oltre a un confronto creativo, mi hanno aiutato a capire e ad esprimere meglio ciò che lui voleva da me. Il mio compito, dunque, è stato quello di “rappresentare” il personaggio e le sue incredibili contraddizioni, senza chiedermi il perché di determinate azioni e comportamenti.

Silvio Orlando, maschera dell’impassibilità e maschera della scaltrezza, per di più recitando in inglese: una bella sfida.

Silvio Orlando: Sono molto orgoglioso di essere in un progetto così importante, ed è ancor di più soddisfacente dato che appartengo ad una generazione che ha sempre associato la ricerca dell’estetismo alla volgarità. Beh, finalmente Paolo ha capovolto tutto e tutti, portandoci la bellezza attraverso le immagini.