Il sacro male, di Evan Spiliotopoulos

Dal romanzo Shrine di James Herbert, un horror scolastico indeciso se rivitalizzare il genere o svoltare verso una critica dell’informazione giornalistica. Ma non funziona e non mette paura.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Vedere è credere. Il sacro male, basato sul bestseller Shrine di James Herbert pubblicato nel 1983, si fonda sull’illusione che nell’horror ciò che vediamo è quello che accade. Dietro ai luoghi, gli oggetti, i personaggi, si nasconde sempre qualcos’altro. Il fiume con l’immagine del reporter riflessa, il buco nell’albero dove viene ritrovata una bambola rivestita dove c’è l’anima di una donna accusata di stregoneria nel 1845 e le visioni di una ragazza. Alice è una ragazza sordomuta che riacquista l’udito e la parola dopo l’apparizione della Vergine Maria e mostra di avere straordinarie capacità per guarire i malati. Nella cittadina del New England dove la ragazza vive con lo zio, padre Hagan, accorrono numerose persone, tra cui un giornalista in cerca di scoop che un tempo era popolare e ora è caduto in disgrazia. Mentre indaga sul caso e acquista la fiducia di Alice il reporter, dopo alcuni eventi terrificanti, inizia a chiedersi se dietro ai presunti miracoli si nasconde invece qualcosa di più sinistro.

Prodotto da Sam Raimi, Il sacro male è scritto e diretto da Evan Spiliotopoulos, qui al suo debutto alla regia dopo essere stato sceneggiatore, tra gli altri, di Il cacciatore e la regina di ghiaccio e La bella e la bestia. Guarda alle forme dell’horror religioso. Punta a Il presagio di Donner ma, nella sua scolasticità, scivola verso Il rito. Voci, nebbie e rumori sinistri vengono alternati in un film che è il remake di tanti altri esempi di genere messi insieme. Ci sono date oscure (31 febbraio 1845), sangue nel fiume, i colpi di tosse di padre Hagan e l’insegna di un motel che potrebbe fulminarsi da un momento all’altro. Vedere è credere. Ma a quello che si vede in Il sacro male ci si crede poco e male, a cominciare dal modo in cui viene filmato il bambino paraplegico che si alza dalla sedia a rotelle o il malore di Padre Hagan durante la funzione. Gli occhi della convincente Cricket Brown, qui al suo esordio, non sono che la visione riaggiornata dello stupore e della felicità ritrovata della Bernadette di Jennifer Jones nel film di Henry King del 1943. Solo in un momento la protagonista diventa una guida quando si alza in chiesa ed esce facendosi seguire dagli altri fedeli. Ovviamente Spiliotopoulos calca la mano, elenca tutti i miracoli prima di questo partendo proprio da quello di Bernadette per proseguire con quello di Fatima e finire con Medjugore. Altre date: 1858, 1917, 1981. E non sfrutta a dovere la figura del reporter interpretata da Jeffrey Dean Morgan, il Comico di Watchmen e Negan di The Walking Dead. La sua vita precedente resta infatti sfocata. Restano bottiglie di alcolici mezze vuote in macchina e le accuse di un suo capo sulla sua professionalità. Le forme del male non si respirano nell’aria. Arrivano all’improvviso in un film indeciso su quale strada prendere e che, a un certo punto, svolta verso un’aspra critica verso l’informazione giornalistica e la costruzione di fake news. Nel finale Il sacro male si riavvicina all’horror e fa scoppiare i fuochi d’artificio. Terminato lo spettacolo, rischiamo di dimenticarcene al prossimo che sarà sulla stessa linea. Spiliotopoulos punta in alto ma non aggiunge nulla. Forse però oggi è questo che il pubblico chiede all’horror. Negli Stati Uniti infatti il film è partito benissimo. Costato poco più di 3 milioni di dollari ne ha incassati quasi 15 nel primo weekend e ora ha superato i 26. Basta un film di genere vecchia scuola. Se non funziona e non mette paura, poco importa. Vedere è credere.

 

Titolo originale: The Unholy
Regia: Evan Spiliotopoulos
Interpreti: Jeffrey Dean Morgan, Cricket Brown, William Sadler, Cary Elwes, Katie Aselton, Christine Adams, Diogo Morgado, Bill Thorpe
Distribuzione: Sony Pictures Italia
Durata: 99′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.53 (17 voti)
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Un commento

  • Purtroppo, in generale, negli ultimi anni, a mio parere anche a causa della sempre maggiore importanza e invadenza delle piattaforme divenute case di produzione come Netflix, la qualità media delle pellicole si è notevolmente abbassata e sembra che purtroppo il gusto del pubblico si sia adeguato. Ecco anche perché pellicole non esaltanti come questa riscuotono successo.