In ogni istante, di Nicolas Philibert

Giovani che si preparano allo studio e alla pratica, alla terapia e al trattamento, ad esperire perfino la vita e la morte. Giovani che allo stesso tempo devono capire cosa fare del loro futuro, professionale e non, che cominciano ad interfacciarsi con coetanei e adulti per sfruttare gli inestimabili vantaggi olistici del lavoro di squadra, che devono reggere l’urto di aspettative personali, familiari e sociali. Giovani che devono imparare a fare una puntura intramuscolare, a far alzare dal letto pazienti con disabilità articolari puntellandone il resto del corpo col ginocchio, a gestire un’emergenza facendo un corretto lavoro di anamnesi nonostante le ritrosie della pazienta sofferente. I protagonisti di In ogni istante di Nicolas Philibert sono i giovani sopra descritti, aspiranti infermieri dell’IFPS della Fondazione Œuvre de la Croix Saint-Simon situata a Montreuil, a 7 km da Parigi. Presentato a Locarno 2018 e transitato anche nel concorso internazionale del 38° Filmmaker Festival di Milano, l’ultimo lavoro del documentarista francese già autore de Nel Paese dei sordi e Etre et avoir, è disponibile dal 1 Giugno sulla piattaforma digitale Wanted Zone. E saltando a bella posta l’inevitabile quanto riflessivamente feconda coincidenza con l’attualità sanitaria che ha riportato nel discorso pubblico una professione spesso bistrattata, qui preferiamo concentrarci sulle caratteristiche intrinseche di un’opera ideata, diretta e montata ben due anni prima che il faro accecante della pandemia abbacinasse qualunque tipo di narrazione.

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Avvalendosi della produzione di Ciné +, France Télévision e Les Films du Losange, Film International, Blaq Out / UniversCiné e con il supporto logistico fornito dalla Région Île-de-France, in collaborazione con CNC e European Union Europe Créative MEDIA program, Philibert ha seguito per un intero anno le lezioni e i tirocini degli studenti di questa scuola francese privata di infermieri. La base di partenza è stato uno spunto autobiografico: operato improvvisamente nel Gennaio del 2016 per un embolo nel reparto di terapia intensiva, il documentarista ha voluto creare questo prodotto come sdebitamento, sotto forma artistica, del prezioso trattamento avuto. In ogni istante però non assume mai nei suoi 106 minuti di durata toni retorici smentendo a prima vista con la sua stessa struttura le motivazioni iniziali. Il documentario comincia infatti in medias res rinunciando da subito non solo al voice-off esplicativo ma a qualunque tipo di contestualizzazione o accompagnamento comunicativo, fosse anche per semplici didascalie.

A parlare, come nella migliore tradizione del genere, è il materiale audiovisivo che si dipana agli occhi dello spettatore, al quale è richiesta grande capacità inferenziale. A partire dalle questioni mediche continuamente srotolate dagli insegnanti della scuola: Philibert non ha paura di riprendere le lezioni più tecniche, che siano quelle che più si avvicinano alla chirurgia vera e propria o quelle più manuali incentrate sulla saponificazione in sette fasi delle mani. Il flusso di informazioni sanitarie continuamente esposto con un eloquio velocissimo dai professori sommerge gli studenti durante i sei semestri a turnazione obbligatoria in cui è demandato loro di far esperienza nei vari reparti per capire in cosa vogliano poi specializzarsi.
La suddivisione in tre atti de In ogni istante, che richiama volutamente con la sua differenziazione e climax ascensionale i movimenti messi in atto dalla musica, ha lo scopo di mostrarci il percorso di crescita dei ragazzi protagonisti. E qui il montaggio operato dallo stesso Philibert rivela una sensibilità empatica di raffinata leggerezza che facendo a meno di didascalismi psicologici riesce a far sì che essi siano ravvisabili semplicemente guardandoli su schermo. La ragazza che impara a prendere la pressione alla madre assistita dal tutor nella seconda scena è, ad esempio, un formidabile compendio di curiosità scolare, goffaggine adolescenziale, simpatia caratteriale e, scriviamolo pure, meritocrazia del sistema sanitario nazionale francese.
Su quest’ultimo punto, anche se naturalmente l’ospedale non può essere preso a raffronto di un intero apparato ma ne è comunque sintomo, c’è da restare ammirati di fronte alle capacità educative della struttura sede del progetto. Seppure la scuola sia fondata su un sistema misto, ossia privato con sovvenzioni pubbliche, il ceto multiculturale quasi sempre non abbiente del corpo studentesco viene gestito facendo un punto di forza di questo crogiolo di lingue, religioni e costumi diversi. Se la signora araba diventa con sua allegra gioia interprete dei suoi connazionali medicati al pronto soccorso anche la ragazza delle Antille francesi a cui è stato rubato il computer viene incoraggiata con naturalezza nel suo momento di maggior difficoltà. Quello che in altre mani sarebbe diventato un banale messaggio di inclusione progressista (e quindi borghese perché calato dall’alto) in In ogni istante non è nemmeno supina accettazione del reale ma una sua presa d’atto, evidenziata dall’asciuttezza visiva con cui viene posta. L’assenza di musiche diegetiche e cornici cronologiche contribuisce infatti a portarci dentro l’esperienza triennale di apprendistato infermieristico.
L’occhio della MDP naturalmente privilegia i cambiamenti comportamentali e le insicurezze dei ragazzi ma anche i professori e perfino i pazienti vengono ripresi con grande dolcezza. Rinunciando da subito allo stile del pedinamento ossessivo il regista francese opera piuttosto sulla consapevolezza delle persone: la sua telecamera non insegue, attende con calma che la vita avvenga davanti il suo obiettivo. Perché anche la quotidianità delle persone è cinema.

 

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Titolo originale: De chaque instant
Regia: Nicholas Philibert
Distribuzione: Wanted
Durata: 105′
Origine: Francia/Giappone, 2018

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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