inizioPartita. Curiosità software: a caccia di alieni (quelli veri) con il PC domestico

Serie videoludiche famose, come Duke Nukem, Halo, Mass Effect, Quake e XCOM, pur genericamente diverse per stile, contenuti e meccaniche di gioco, si rifanno tutte al filone fantascientifico ed, in prima analisi, all’interazione tra l’umano e l’alieno in senso lato. Cioè ci descrivono degli scenari fantasiosi dove il contatto tra la razza umana ed altre genie provenienti dallo spazio è già avvenuto, provocando le immancabili conseguenze del caso.

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Allo stato attuale delle cose sappiamo che l’uomo sembra essere l’unico essere senziente del creato: sospettiamo – anche in base alla nota equazione di Drake – che ciò possa tuttavia non corrispondere alla realtà dei fatti, e seppur lontano nei nostri pensieri, si è appalesato nel quieto vivere di tutti i giorni il destabilizzante concetto di “primo contatto”.

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L'equazione di Drake serve a calcolare con approssimazione statistica il numero di civiltà intelligenti in grado di comunicare, presenti nella nostra galassia.

L’equazione di Drake serve a calcolare con approssimazione statistica il numero di civiltà intelligenti in grado di comunicare, presenti nella nostra galassia.

Cosa succederebbe se, davvero, un domani dovessimo scoprire di non essere soli, e di dover condividere l’immensità dello spazio con altri esseri dotati di intelligenza speculativa? Cinema, fumetti, radio, televisione e, da buoni ultimi in ordine di tempo, anche i videogiochi hanno provato a darci risposte più o meno plausibili, ma pur sempre “virtuali”. Molti si accontentano di queste verosimili ricostruzioni; ma noi sappiamo che il lettore medio di inizioPartita è più scaltro, intelligente o quantomeno curioso rispetto all’utenza massiva della Rete, e ci segue perché vuole risposte altrettanto scaltre, intelligenti e curiose. Non possiamo deluderlo.
La certezza che esistano gli ET non ce l’abbiamo, ma se un tale quesito vi rode dentro a tal punto da farvi star svegli la notte, possiamo suggerirvi di… mettervi a cercarli voi stessi.

Si, avete capito bene: tra l’altro lo potete fare in maniera semplice, poco costosa e contribuendo con il vostro volenteroso apporto alla ricerca scientifica nei più svariati campi.
Volete sapere come?

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Nell’ormai lontano Maggio del ’99 fu rilasciato dalla Berkeley University (in California) un software denominato SETI@home, sviluppato dalla stessa università in collaborazione con il progetto S.E.T.I. (Search for Extra – Terrestrial Intelligence). Per chi non lo conoscesse, il progetto S.E.T.I., diretto dal quasi omonimo SETI Institute di Mountain View (…amena località ubicata anch’essa in California), ha come scopo principale quello di effettuare una sistematica ricerca di vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo; pur non essendo direttamente supportato da alcun ente spaziale nazionale, è riconosciuto ufficialmente dalla comunità scientifica mondiale forse come unico serio approccio ricognitivo ad indagare la possibile esistenza di intelligenze aliene. Insomma, può vantare una sua patente di “credibilità” nel mondo accademico.

Il National Astronomy and Ionosphere Center (NAIC, Centro Nazionale per l'Astronomia e la Ionosfera), meglio conosciuto come radiotelescopio di Arecibo, è gestito dalla statunitense Cornell University, ma è situato sull'isola di Porto Rico (fuori dal territorio U.S.A.).

Il National Astronomy and Ionosphere Center (NAIC, Centro Nazionale per l’Astronomia e la Ionosfera), meglio conosciuto come radiotelescopio di Arecibo, è gestito dalla statunitense Cornell University, ma è situato sull’isola di Porto Rico (fuori dal territorio U.S.A.).

Il programma SETI@home originale cercava di raggiungere due obiettivi primari: il primo riguardava lo sfruttamento della potenza di calcolo in “grid-computing” di un vasto numero di PC domestici messi a disposizione da volontari; il secondo consisteva nell’analisi di tracce radio registrate tramite apposita strumentazione dal radiotelescopio di Arecibo, per rilevare l’eventuale presenza di segnali di origine intelligente non terrestre.
Il primo obiettivo è stato senza ombra di dubbio raggiunto: il grid-computing (espressione che in italiano viene meglio resa con “calcolo distribuito”) si basa sul principio che anche una grossa quantità di dati può essere facilmente trattata se “spezzettata” in piccole unità di lavoro più minute ed elaborata mediante l’uso di una vasta quantità di risorse. In particolare, i software che si basano sul calcolo distribuito permettono la condivisione coordinata di risorse all’interno di una “griglia” virtuale (da cui l’utilizzo del termine “grid”) costituita da un gran numero di elaboratori messi in rete tra di loro. Diciamo che, all’epoca del rilascio del SETI@home, il grid-computing era un sistema di calcolo ed elaborazione dati che non aveva ancora raggiunto la sua piena maturità tecnologica, mentre adesso è parecchio diffuso e le applicazioni che sfruttano questo principio hanno preso piede e si sono moltiplicate proprio sulla scia del successo riscontrato dal software del S.E.T.I..
Il secondo obiettivo non è stato raggiunto, altrimenti lo sapremmo già (…o forse no: dipende se vogliamo dar credito alle teorie “complottiste” che ipotizzano un governo ombra mondiale che vuole tenerci all’oscuro dell’esistenza degli alieni: a voi la scelta).

Ad ogni buon conto, la ricerca del S.E.T.I. non si è conclusa ed il software è ancora adesso scaricabile ed installabile, anche se dal 1999 ad oggi vi sono stati diversi cambiamenti.
Come già spiegato, SETI@home si propone il compito di identificare possibili prove di trasmissioni radio provenienti da intelligenze extraterrestri: i dati relativi alle registrazioni delle emissioni radio effettuate presso il radiotelescopio vengono digitalizzati, immagazzinati ed inviati ai server SETI@home; successivamente, vengono suddivisi in piccole sessioni di lavoro, che vengono inviate ai client installabili sui PC domestici dei collaboratori volontari del progetto, che a loro volta le analizzano. I risultati vengono poi rispediti ai server e ri-analizzati dai responsabili del progetto.

Toh... ecco una "tripletta": che sia un segnale radio alieno, o una emissione radio spuria?

Toh… ecco una “tripletta”: che sia un segnale radio alieno, o una emissione radio spuria?

Il software originario ricercava due tipi principali di segnali che si possono facilmente distinguere dal rumore di fondo costituito dalle emissioni spurie provenienti da radiosorgenti naturali, o da radiosorgenti artificiali di realizzazione terrestre, cioé picchi anomali nello spettro di potenza e le cosidette “triplette”, vale a dire tre picchi di potenza consecutivi (…per capirci quelle del film Contact, con Jodie Foster). Successive release hanno incrementato la sensibilità dell’analisi includendo le oscillazioni gaussiane nella potenza di trasmissione, che potrebbero rappresentare l’antenna che passa sulla fonte radio. Inoltre, piuttosto di recente è stata aggiunta la possibilità di rilevare i cosiddetti “astropulse”, potenti e brevi impulsi radio che forse rappresentano una trasmissione in stile digitale a banda stretta.

Yuri Milner - per la serie "ho così tanti soldi, che metterne un pochi a fondo perduto nella ricerca degli alieni non mi costa quasi niente..."

Yuri Milner – per la serie “ho così tanti soldi, che metterne un pochi a fondo perduto nella ricerca degli alieni non mi costa quasi niente…”

La collaborazione instauratasi tra il SETI Institute ed il progetto scientifico “Breakthrough Initiatives” finanziato dal magnate russo Yuri Milner ha oltretutto consentito di ampliare la capacità di acquisizione di sessioni di registrazione, che ora non provengono più solo dal radiotelescopio di Arecibo, ma anche da quello di Green Bank in West-Virginia. Si spera si aggiungano in seguito anche quelle del Parkes Observatory in Australia e dell’Allen Telescope Array in California (…non ancora del tutto ultimato).

Interfaccia del software BOINC (detta BOINC Manager)

Interfaccia del software BOINC (detta BOINC Manager)

Ad ogni modo rispetto alla release originale, la versione odierna di SETI@home funziona come sub-applicazione del software BOINC (Berkeley Open Infrastructure for Network Computing), una piattaforma software sempre realizzata dalla Berkeley University che consente di partecipare contemporaneamente a più progetti di grid-computing.
Per esempio, sono scaricabili anche le sub-applicazioni ATLAS@Home (per eseguire simulazioni per ATLAS, uno degli esperimenti in corso all’LHC del CERN di Ginevra), Asteroids@home (che aiuta a prevedere le traiettorie degli asteroidi di passaggio vicino al nostro pianeta, per identificare quelli più pericolosi), oppure ancora Rosetta@home (che cerca di aiutare la ricerca farmaceutica nella realizzazione di proteine utili per sconfiggere molte malattie); si tratta di tre progetti citati a caso, ma ce ne sono un’infinità cui si può scegliere di aderire come volontari, mettendo a disposizione il proprio PC.

Volendo installare SETI@home, quindi, bisogna seguire i seguenti passaggi:
– scaricare prima ed installare l’ultima versione aggiornata di VirtualBox sul proprio PC (si tratta di un utility di Oracle che serve per far funzionare correttamente il software BOINC);
– scaricare ed installare l’ultima versione aggiornata di BOINC (…è disponibile anche un link ad un package di distribuzione che contiene sia BOINC, sia VirtualBox insieme, aggiornati all’ultima versione disponibile);
– tramite BOINC, iscriversi creando un account al programma SETI@home (o anche ad uno qualsiasi degli altri programmi di ricerca), e scaricare la relativa sub-applicazione.

A questo punto si è pronti ad effettuare il download delle unità di lavoro che contengono le sequenze delle registrazioni radio, e ad analizzarle con il proprio PC. Si può scegliere di farlo in background, quando il PC è acceso ma non risulta utilizzato da nessuno (…dopo cioè un certo tempo di inattività della tastiera e del mouse), oppure in elaborazione continua (ma questa seconda opzione può comportare un rallentamento nell’esecuzione di altri software ed è sconsigliata su computer poco performanti). Se si sceglie l’elaborazione in background si può anche decidere di avvalersi dello screen-saver correlato al software, che si attiva durante l’inattività del PC mostrando l’elaborazione dell’unità di lavoro di SETI@home (ma se non vi piace, potete anche ri-selezionare tramite i controlli di Windows lo screen-saver che più vi aggrada).

SETI@home e così anche tutte le altre sub-applicazioni di BOINC si auto-aggiornano quando ne viene rilasciata una nuova versione. Così non è per BOINC, per il quale può essere a volte necessaria l’installazione manuale di una nuova release. Vi consigliamo quindi, nel caso decideste per l’installazione, di registrare da qualche parte le password usate per iscrivervi ai vari progetti di ricerca, pena la perdita dei progressi raggiunti individualmente nel caso doveste riallacciarvi ai vostri account personali dopo l’eventuale re-installazione di BOINC.
Parliamo di progressi individuali perché, al fine di incentivare la partecipazione di un’utenza volontaria sempre più vasta, gli sviluppatori di BOINC hanno deciso di ricorrere ad una sorta di “gamification” attribuendo dei punteggi agli utenti in base al numero di unità di lavoro processate, in modo da dar vita a delle classifiche grazie alle quali ci si può vantare con altri volontari dei risultati raggiunti in prima persona (…per la serie “io sono er mejo, perché ho processato più unità dati di te”).

Se l’idea di andare a caccia di segnali alieni con il vostro PC di casa vi stimola ed intriga a livello inconscio, adesso vi abbiamo spiegato come fare. Non vi resta che attrezzare il PC con SETI@home. A noi di inizioPartita basterebbe sapere che la futura scoperta di un messaggio radio extraterrestre da “primo contatto” derivasse dalla lettura di questo articolo… una soddisfazione davvero “megagalattica”!