La caccia, di Arthur Penn

Che cosa possono le leggi dove regna sovrano il denaro? L’inferno dei viventi è Tarl una cittadina del Texas dove lo sceriffo Calder (Marlon Brando) fatica a trattenere il razzismo e il giustizialismo dei cittadini verso la gente di colore e verso l’evaso Bubber Reeves (Robert Redford) che sta tornando in città semplicemente perché ha sbagliato treno.

Il cinema di Arthur Penn diventa spietato, cinico, amaro, disilluso. Rispetto a Furia selvaggia e Anna dei miracoli si perde ogni possibile forza rinnovatrice o salvifica, la violenza prorompe improvvisa inondando di sangue lo schermo e i protagonisti assomigliano a tanti insetti pronti a divorarsi a vicenda. La caccia è un Mezzogiorno di fuoco in cui i buoni non trionfano, il tempo non fa altro che mietere vittime e nessuno può dichiararsi veramente innocente. Rimangono solo le fiamme in cui bruciano avidità ed egoismi, doppiogiochismi e relazioni extraconiugali.

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Il padrone di Tarl è Val Rogers (E.G.Marshall) e sa che ogni uomo ha un suo prezzo; il figlio Jake (James Fox) è ingabbiato in un matrimonio di convenienza con Elizabeth (Diana Hyland) ma è da sempre innamorato di Anna (Jane Fonda), working class woman sposata con il recluso Bubber. Per completare il quadro mancano il dirigente di banca Edwin Stewart (Robert Duvall) con moglie insoddisfatta Emily (Janice Rule) pronta a gettarsi tra le braccia del fusto Damon Fuller (Richard Bradford) anche lui infelicemente coniugato con la svampita Mary (Martha Hyer).

Insomma siamo dalle parti di Sodoma e Gomorra e con queste premesse le feste del sabato sera non possono che degenerare in orge, deliri alcolici e violenze (tutti tengono in tasca una pistola, tirata fuori come surrogato di virilità). Nella versione immaginata da Arthur Penn per controcanto a questo trionfo medioevale della lussuria e della morte ci doveva essere una parte descrittiva sulla vita della popolazione nera che venne tagliata in sede di montaggio dal produttore Sam Spiegel. Il risultato è un melodramma barocco squilibrato che nella seconda parte affastella almeno tre scene madri: il party dei frustrati piccolo-borghesi rimasti esclusi dalla grande festa di Val Rogers , il pestaggio selvaggio dello sceriffo Calder in una perversa mescolanza tra sadismo e masochismo e i fuochi di artificio finali con l’umanità che morbosamente è spettatrice di un omicidio a tradimento simile nelle modalità al delitto di Lee Oswald.

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Lo sguardo di Penn non è mai stato così caustico: Calder e Bubber sono entrambi agnelli sacrificali di una società bigotta, fatta di vicini spioni e donne predicatrici, vecchi pedofili e borghesi scambisti. La recitazione di Brando va in senso opposto a quella di Redford: quanto il primo è strabordante, tanto il secondo è minimalista. La fuga è l’unica possibilità di salvezza ma è impossibile non contaminarsi in mezzo a tanta melma (Calder è comunque sempre in debito con Val Rogers, Bubber ricatta il povero nero Lester coinvolgendolo nella sua discesa nelle sabbie mobili). L’unico gesto morale del film è quello di Ruby (Angie Dickinson), la moglie di Calder che rifiuta di indossare il vestito regalatole dal magnate per la festa.

Tratto dall’omonimo dramma teatrale di Horton Foote, considerato da parte della critica come film prototipo della New Hollywood, La caccia è un melodramma politico che fa dell’eccesso il suo fascino e in cui la dolce vita americana si tramuta in un girone infernale: qui la giustizia diviene un affare privato e i presunti innocenti sono costretti a emigrare altrove. Mentre nel melò di Douglas Sirk era inevitabile il lieto fine disperato, nell’opera di Arthur Penn trasuda da ogni inquadratura una disperazione senza fine.

 

Titolo originale: The Chase
Regia: Arthur Penn
Interpreti: Marlon Brando, Robert Redford, Jane Fonda, Angie Dickinson, Miriam Hopkins, E.G. Marshall, Janice Rule, Martha Hyer, Richard Bradford, Robert Duvall, James Fox
Durata: 123′
Origine: USA, 1966
Genere: drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.8 (5 voti)

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