La notte più lunga dell’anno, di Simone Aleandri

Cerca di mediare fra il cinema del reale e il film corale a episodi, riuscendo però solamente a disperdere quel poco di tensione che i deboli archi narrativi riescono a sostenere. Fuori Concorso

Nella notte del 21 dicembre (solstizio d’inverno) si intrecciano le storie di una cubista quarantenne col padre malato e testardo, un politico corrotto in fuga, tre amici su un carro funebre e un giovane innamorato della ex professoressa del liceo che però è sposata. Quattro drammi, quattro momenti di vita. Il documentarista Simone Aleandri esordisce nella finzione con La notte più lunga dell’anno, dirigendo un cast che vede tra i protagonisti Ambra Angiolini, Alessandro Haber e Massimo Popolizio. Un’opera prima che cerca di mediare fra il cinema del reale e il film corale a episodi, riuscendo però solamente a disperdere quel poco di tensione che i deboli archi narrativi riescono a sostenere. I dialoghi sembrano scritti per il peggior serial televisivo e resi ancora più falsi dalla recitazione accademica (una vera piaga!) dei più giovani. Gli interpreti più esperti se la cavano col mestiere, ma il problema è che non ci credi neanche un secondo. In particolare, non credi ai cliché con cui cerca di fare satira. Le frasi fatte sui politici che rubano, l’esistenzialismo da social, le ragazzate del sabato sera.

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La messa in scena è incerta fra il distaccato e il partecipativo. Le dronate sullo skyline di Potenza (una città aliena nel panorama cinematografico italiano, questo va riconosciuto) cozzano non poco con i primi piani insistiti e silenziosi dei protagonisti. Una regia che quindi decide di non decidere se osservare da lontano o da vicino. La notte più lunga dell’anno finisce con l’essere un esercizio di stile senza mordente e urgenza, tenuto insieme solo da un buon apparato tecnico. Popolizio servilleggia e cerca di non soccombere al minutaggio ristretto. Brava solamente Ambra Angiolini, a suo agio nella coralità perché abituata a lavorare sui vuoti di sceneggiatura costruendo personaggi semplici. La sua Luce emana disperazione, tristezza, solitudine, stanchezza. E in qualche modo riesce a portarci in fondo ai 91 minuti di visione.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.2
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Il voto dei lettori
2.46 (13 voti)
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