Lala, di Ludovica Fales

Il film prova a sfatare gli stereotipi sulle popolazioni di etnia rom, muovendosi tra finzione e documentario, ma senza riuscire ad essere efficace allo stesso modo sui due piani.

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Spesso tutto ciò che si crede è dovuto a stereotipi tanto radicati da rendere arduo qualsiasi tentativo di estirparli. Spesso però sono solo epiteti che accompagnano ciò che non si conosce davvero e allora diventa fondamentale accendere una luce su certi argomenti. Quando si parla delle popolazioni di etnia rom, si dà ad esempio per scontato che vivano nelle roulotte perché così la loro natura di nomadi gli impone. Allora Ivana, una delle protagoniste di Lala, smentisce tale falso mito cambiando la prospettiva con un semplice interrogativo: “E se non fosse una scelta volontaria, ma una ghettizzazione di cui siamo vittime?”.

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Il nuovo lungometraggio di Ludovica Fales racconta la vita di Lala, ragazza rom diciassettenne alle prese con la necessità di ottenere un documento che attesti la propria esistenza per mantenere la custodia di suo figlio, che la porterà a scontrarsi con la burocrazia, il razzismo e il suo stesso passato.

Il film si muove nei territori già esplorati ne La pivellina e Mister Universo della coppia Covi-Frimmel, tra documentario e finzione, con i protagonisti del film che sono proprio coloro che nella vita di tutti i giorni affrontano ciò che viene raccontato. Ludovica Fales ha però l’ottima idea di rompere tale ambiguità, esplicitando le differenze tra il piano della finzione e quello della realtà. Il film allora prosegue su tre livelli diversi. Accanto alla storia (a questo punto evidentemente sceneggiata), si inseriscono le interviste ad alcuni ragazzi rom che vivono in una casa famiglia (gli stessi che interpretano i personaggi del “film nel film”) e la vicenda di Zaga, colei a cui è ispirata la storia di Lala. Nel corso delle interviste i ragazzi, con cui la regista ha lavorato a lungo, scrivendo la stessa sceneggiatura insieme a loro, non solo raccontano la loro esperienza di vita, ma commentano il lungometraggio a cui stanno prendendo parte. Per la prima volta il cosiddetto cinema del reale viene quindi sottratto al campo delle speculazioni intellettuali degli addetti ai lavori e restituito agli stessi protagonisti, in questo caso sia soggetti che oggetti dello sguardo.

Se il livello documentaristico funziona, altrettanto non si può dire però su quello della finzione. I vari incontri di Lala diventano infatti semplicemente l’occasione per mettere in scena lunghi monologhi su determinate vicende storiche o sociali legate alle popolazioni rom. I personaggi a quel punto evidentemente non parlano tra di loro, ma stanno dimostrando qualcosa a chi sta davanti allo schermo. E spesso i film più impegnati tendono a dimenticarsi un caposaldo del cinema: i film devono connettersi con lo spettatore, non spiegargli freddamente qualcosa. In questo caso peraltro si ha un effetto di ridondanza, come se la regista, in fase di scrittura del film di finzione, non si fosse fidata abbastanza dell’ottimo lavoro fatto sul piano documentaristico.

Regia: Ludovica Fales
Interpreti: Samanta Paunković, Zaga Jovanović, Ivana Nikolić, RašidNikolić, Fiorello Miguel Lebbiati, Paola Michelini
Distribuzione: Transmedia Production
Durata: 85′
Origine: Italia, Slovenia 2023

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.7
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Il voto dei lettori
2 (1 voto)
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