Marilyn ha gli occhi neri, di Simone Godano

Al suo terzo film, Godano racconta con ironia il comune bisogno di accettazione che oggi passa necessariamente attraverso l’immagine social. Dal giovedì al cinema

Si dice che Marilyn Monroe avesse gli occhi scuri e fossero le lenti a contatto a donarle l’iconico sguardo sfumato di blu. Nel film di Simone Godano gli occhi neri di Marilyn sono quelli di Clara (Miriam Leone), attrice mancata e bugiarda patologica, che recita la sua parte nella vita di tutti i giorni, travestendosi di ottimismo e fiducia riposta nei compagni del Centro Diurno, uno spazio di accoglienza e riabilitazione per soggetti socialmente inadeguati. Qui incontra Diego (Stefano Accorsi), uno chef pieno di tic, balbuziente e con problemi a gestire la rabbia. Incapace di vedersi per quello che è, diversa ed autoescludente (“io non sono pazza“), l’unica a stare fuori dal cerchio durante le sedute di terapia, Clara è anche la sola in grado di rapportarsi ai compagni con franchezza, senza cadere nell’accondiscendenza. Sarà lei a fare da specchio, a riflettere l’immagine eccentrica, ma non per questo inadatta, che sprigionano Susanna, Sosia, Chip e Gina nel momento in cui devono affrontare la sfida più grande: gestire un ristorante, il Monroe, diventato in breve tempo il più rinomato della città, proprio a causa della falsificata immagine social costruita da Clara. Tra una sindrome di Tourette e un disturbo paranoide, il gruppo coordinato da Diego dovrà lavorare in sinergia per superare gli ostacoli personali, le incomprensioni reciproche e ritrovare fiducia in se stessi.

Godano mette in scena un ventaglio di stranezze ed eccentricità per raccontare senza pietismo e con piglio ironico le ossessioni e le frustrazioni del nostro tempo attraverso un gruppo di personaggi nevrotici che si muovono all’interno di spazi chiusi, metaforicamente e fisicamente. Mura di separazione e protezione dall’incomprensione e dal giudizio sociale, che diventano allo stesso tempo celle di isolamento e autocommiserazione. Fino al ribaltamento dei ruoli, la forzata trasformazione d’immagine, che passa necessariamente attraverso i social (rivelatoria in questo senso la sequenza dei “trucchi” per ricreare i piatti gourmet da fotografare). Il punto di svolta si ha quando l’esterno, il reale, tenta di fare il suo ingresso in quel safe space di marginalizzazione falsamente abbellito per compensare un’umana esigenza di normalità.

A muovere i fili produttivi di Marilyn ha gli occhi neri non sorprende ritrovare Matteo Rovere e la sua Groenlandia, che aveva già prodotto i due precedenti film di Godano, Moglie e marito e Croce e delizia. Per compensare l’immagine patinata costruita da Clara, il regista torna a lavorare sui corpi dei propri attori (com’era stato per Smutniak e Favino in Moglie e marito) per spogliarli dell’aura da divi da copertina: Accorsi è abbruttito, gobbo e invecchiato, decisamente credibile nella parte di Diego, a fronte di una Leone “stratificata”, di abiti, gesti e toni fin troppo sopra le righe. Nonostante i momenti tra i due protagonisti (che tornano a lavorare insieme dopo la serie 1992) talvolta scontati e tendenti alla macchinosità, nello sforzo di mantenere l’equilibrio tra naturalezza recitativa e complessità psichica, le scene corali convincono e divertono senza esitazione.

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SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


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Regia: Simone Godano
Interpreti: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Thomas Trabacchi, Mariano Pirrello, Orietta Notari, Marco Messeri, Andrea Di Casa, Ariella Reggio, Valentina Oteri
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 110′
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (4 voti)
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