Mimì – Il principe delle tenebre, di Brando De Sica

Una storia d’amore per un racconto di genere che eccede nel sentimentale e perde il potenziale delle atmosfere fornite dalla parte sonora e scenografica.

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Nel suo primo lungometraggio come regista Brando De Sica decide di seguire la passione ed esplorare il film di genere che ama, e che amava anche suo nonno Vittorio a suo dire, confezionando un horror ibrido ambientato a Napoli. La storia del protagonista è una di quelle che ti portano immediatamente a provare empatia. Mimì è cresciuto in orfanotrofio, ed ha passato i primi dodici anni della sua vita con le suore, fino a quando è arrivato Nando a tirarlo fuori per portarlo nella sua casa ed insegnargli il mestiere di pizzaiolo. È nato con una deformazione ai piedi, una malattia che nel Medioevo veniva interpretata come un segno diabolico contrapposto all’ideale di bellezza rappresentato dagli angeli. Il problema più grande di cui deve tenere conto è Bastianello, un baby boss di quartiere, che lo perseguita insieme alla sua banda di piccoli delinquenti ed ha una carriera di successo nel settore della musica neomelodica. Ma all’improvviso nella vita di Mimì succede qualcosa che lo farà cambiare per sempre. Si innamora di Carmilla, che afferma di essere una principessa discendente dalla stirpe di Vlad, l’arcivampiro più famoso della storia, ed insieme cominciano a sognare di andare in Transilvania.

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Cerimonie, denti aguzzi, invocazioni, pestaggi, cimiteri, sotterranei, funerali. L’orrore immaginato da De Sica cerca di tenere insieme un doppio fattore di violenza, quella legata al territorio ed alla malavita che infesta il capoluogo campano, l’altra riferibile ad un complesso simbolico che rende alcuni luoghi particolarmente adatti ad evocare atmosfere macabre, anche grazie all’aiuto di un grande lavoro sulla parte sonora realizzato a Cinecittà dentro studi all’avanguardia. Dopo aver gettato le basi per un così ricco immaginario, il regista romano decide però di ridurlo quasi ad una sottotrama di supporto alla storia d’amore, di fatto il motore che aziona l’arco di trasformazione del protagonista. La scrittura appare il segmento più debole, soprattutto nell’ultimo atto, con un’escalation di sangue degna di un film splatter, ma il gore del finale sembra poco plausibile e tradisce il patto di verosimiglianza stabilito con lo spettatore, ormai indirizzato dalle note sentimentali. È questo il difetto più grave di una regia ancora acerba ed in via di definizione ma con delle trovate interessanti spinte dalla curiosità di capire le potenzialità della macchina filmica. L’eccessivo peso concesso alla parte melodrammatica priva di supporto il racconto di genere e gli sottrae gli strumenti per fare davvero paura. Restano positive le note di colore e le scenografie, a cui avrebbe giovato una fotografia più sporca, meno succube di un’alta definizione che penalizza soprattutto le ombre.
Regia: Brando De Sica
Interpreti: Domenico Cuomo, Sara Ciocca, Mimmo Borrelli, Giuseppe Brunetti, Abril Zamora, Dino Porzio, Daniele Vicorito
Distribuzione: Luce Cinecittà
Durata: 103′
Origine: Italia, 2003
La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
2.5 (4 voti)
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