Morto il fumettista Juan Giménez

Un altro lutto funesta il mondo del fumetto. Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, il celebre disegnatore Juan Giménez era stato ricoverato il 22 marzo al Mendoza Central Hospital ma non è riuscito a sopravvivere al contagio da Covid-19. A dare l’annuncio della sua morte avvenuta il 2 Aprile è stato l’account twitter della casa editrice Humanoids, casa editrice di comic books con la quale aveva collaborato nell’ultimo periodo. Una carriera densa di successi e di apprezzamenti trasversali quella di Juan Giménez che come disegnatore è stato attivo non solo nel mondo dei fumetti ma anche come illustratore di copertine di libri e di album musicali, oltre a collaborare alla realizzazione di videogiochi e film e lavori su commissione per Playboy.

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Dopo aver studiato design industriale a Mendoza in Argentina, si trasferì a Barcellona per frequentare l’accademia di belle arti; quando ritornò in Argentina esordì come fumettista pubblicando con le case editrici argentine Colomba e Record per poi dedicarsi al campo della pubblicità e dell’animazione. Ritornò in Spagna nel 1970 stabilendosi nella Costa Brava dove riprese l’attività di fumettista collaborando con diversi autori come Carlos Trillo o Ricardo Barreiro, pubblicando su riviste spagnole come Zona 84 e Comix International e italiane come Lanciostory e Skorpio. Inizia a collaborare anche con l’editore argentino Ediciones Record per il quale realizza dal 1976 serie a fumetti scritte da Ricardo Barreiro. Si trasferisce nel 1979 a Madrid dove, oltre a collaborare con editori spagnoli, pubblica anche su riviste francesi della Dargaud e della Glénat.

La prima consacrazione arriva con il capolavoro, su testi di Barreiro, La città (1980), sorta di omaggio a «L’Eternauta», la grande saga argentina di fantascienza del 1957 scritta da Héctor Oesterheld e disegnata da Francisco Solano Lopez, ma nella quale si citano anche la saga cinematografica di Mad Max e gli incubi dei racconti di Howard Phillips Lovecraft. Ma è nel 1981 che a livello mondiale viene certificato il suo successo quando è chiamato a partecipare al lungometraggio animato Heavy Metal, diretta emanazione della preclara casa editrice francese, i cui disegni aggressivi e realistici, mescolati a elementi pulp e fantasy di stampo squisitamente popolare, avrebbero segnato uno stile e una tendenza ancora oggi in atto.

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Nei primi anni anni Ottanta disegna soprattutto per l’italiana L’Eternauta, sperimentando ardite innovazioni grafiche e testuali: è in questo periodo che realizza brevi storie, probabilmente le migliori dal punto di vista grafico, che vanno sotto il titolo di Paradosso Temporale, in cui osserva la narrativa fantascientifica in maniera ironica e leggera, nello stile dello scrittore Ray Bradbury.

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Juan Giménez fa parte di una scuola che pur non avendo filiazioni dichiarate può essere fatta risalire a Hugo Pratt, a lungo residente in Argentina, e che come Francisco Solano Lopez o Jose Munoz predilige il bianco e il nero. Anche se i suoi lavori dopo gli Ottanta hanno ottenuto numerosi attestati di stima proprio grazie alla colorazione, basata sui colori primari, è evidente dalle sue grandi tavole l’influenza esercitata dal maestro Sergio Toppi, pur fatta salva la maggiore commerciabilità di Giménez.
Negli anni novanta un altro momento di svolta è rappresentato dalla collaborazione con il regista Alejandro Jodorowsky con il quale realizza la serie La Casta dei Meta-Baroni (Caste des Méta-Barons), con la quale per la prima volta si impegna in una serie di lungo respiro. Iniziata nel 1992 e conclusa nel 2003, la serie è composta da otto volumi che qualunque appassionato del genere fantascientifico dovrebbe possedere. La Casta dei Meta-Baroni è uno spin-off de L’INCAL, in cui la space-opera si connota di forti elementi da tragedia greca. Ricorda i romanzi del ciclo di Dune di Frank Herbert: sia nei Meta-Baroni che in L’Incal Jodorowsky fa infatti confluire diverse idee dal suo progetto cinematografico su “Dune” mai realizzato e Giménez è sbalorditivo nel racconto iconografico delle invenzioni dell’artista cileno.
La sua matita e le sue chine sono stata così apprezzate da fargli vincere tanti premi nel settore, come il Premio Gaudi di Barcellona e lo Yellow Kid al Salone internazionale del Fumetto di Lucca e far sì che alcune sue opere siano state esposte al Centre Pompidou di Parigi.