SPECIALE HORROR – Europa 1a parte: Francia, Belgio

Josef Fritzl, Gertrude Banizewski, Ariel CastroL'ultima vicenda, che vede protagonista l'autista di autobus Ariel Castro e le tre ragazze segregate per dieci anni nella sua casetta di Cleveland – quasi una riedizione a lieto fine della terribile vicenda che ha visto l'ingegnere informatico e turista sessuale a tempo perso Josef Fritzl gestire amorevolmente il bunker dove teneva rinchiusa un'intera famiglia (la figlia e i sette figli frutto del suo incesto) per 24 anni – non meno eclatante il caso di Gertrude Baniszewski, rielaborato in ben due film tutto questo e altro, ci fa comprendere che oggi un Non aprite quella porta sarebbe irrilevante, oppure un semplice pezzo di colore, letto e subito dimenticato.

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SPECIALE HORROR EUROPEO – FRANCIA, BELGIOIn questa piccola ricognizione sullo stato dell'horror europeo, partiamo allora da Francia e Belgio, dove per primi alcuni giovani registi hanno compreso che lavorare sul confine tra la conclamata capacità dell'umana specie di operare il male assoluto, e un soprannaturale senza controprova, sempre a rischio di allucinazione, sempre in dubbio, poteva essere l'unica salvezza. Sono passati ormai dodici anni dal momento in cui James Quandt nel suo Flesh & blood: sex and violence in recent French cinema, ha parlato di new french extremity, un'etichetta che già allora si riferiva a troppi autori, non solo non riconducibili (e spesso non interessati) alla dimensione dell'horror e al genere, ma lontanissimi tra loro. Per poetica e linguaggio, ma soprattutto per intenzioni: Dumont e Ozon, Grandrieux e Denis, Breillat e Bonello, Noé e Despentes, Carax e Chéreau…
 

SPECIALE HORROR EUROPEO – Calvaire, di Fabrice du WelzA partire dagli anni 2000 sembra nascere effettivamente una "resistenza" del cinema franco-belga, basata sull'originalità delle sceneggiature e sul rifiuto (almeno iniziale – si pensi al recente Maniac di Franck Khalfoun, comunque non banale) di dedicarsi esclusivamente ai remake di pellicole di culto (l'horror ferocemente politico di degli anni '70 e '80) rubandone però l'intelligenza, lo spirito nichilista e distruttivo e la caratura disturbante delle storie. Seguendo alcuni canoni: la periferia del corpo come periferia politica, la qualità animalesca della violenza esercitata dai protagonisti, la devastazione del concetto di famiglia in nome di un disperato individualismo, l'affiorare di figure femminili intelligenti, vulnerabili ma quasi indistruttibili per la quantità di immane dolore che riescono a sopportare, contrapposte al clichè dell'oca brutalizzata di molti horror americani, il tutto con poche concessioni al comico e molte al grottesco. Oggi molti di questi registi – alcuni ancora indipendenti, altri prestati a operazioni di massa – scelgono di restare in dimensioni tenebrose, però sperimentando con altri generi, senza essersi peraltro mai riconosciuti più di tanto in un movimento.

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SPECIALE HORROR EUROPEO – À l'intérieur, di Alexandre Bustillo e Julien MauryUno dei titoli più interessanti resta Calvaire (2004) esordio del belga Fabrice du Welz, splendido lampo che sceglie come vittima sacrificale un corpo maschile, e come carnefice un osceno "innamorato", cercando tra i suoi riferimenti la brutalità di Deliverance di John Boorman (1972) e il rigore di Scene di caccia in bassa Baviera di Peter Fleischmann (1969). In seguito con Vinyan (2008) sceglie una strada accidentata e fascinosa, scagliando nella giungla un uomo e una donna alle prese con la perdita di un figlio e dei rispettivi ruoli, sceglie di dipingere più che di narrare, e crea un film atmosferico e seducente, non un horror in quanto tale. Il terzo film, Colt 45 (2013) in uscita, è un polar: quasi a suggerire che lo spirito duro e politicamente scorretto del genere degli anni '70 va ripreso seguendo altre strade. Eppure tra i suoi progetti c'è ancora un horror noir basato sulla cronaca che riesplora il tema delle relazioni malate: Alléluia, storia degli "honeymoon killers" Martha Beck e Raymond Fernandez.

À l’interieur (2006) è l'esordio potentissimo di Alexandre Bustillo e Julien Maury, cinefili, ex redattori di Mad Movies: un pugno nello stomaco dove a far male non sono il gore e la quantità di sangue utilizzata (pure, considerevole) ma la contrapposizione tra due donne ferite costrette a una battaglia mozzafiato, che implica il lutto, la maternità, l'istinto di sopravvivenza.

SPECIALE HORROR EUROPEO – Dans ton sommeil, Caroline e Éric du PotetA una sontuosa Béatrice Dalle che sembra sputata direttamente dall'inferno – e che diventerà la musa protettrice dei registi – Bustillo e Maury,guidati da una convinzione –
"On ne sera jamais aussi trash que la réalité" – affidano il compito di incarnare una figura sospesa tra la vendetta e l'apparizione soprannaturale, mescolando il gotico al realismo, rifacendosi dichiaratamente a Mort une dimanche de pluie (1986) di Joël Santoni, al Jack Clayton di The Innocents (1961) e forse anche alla psichedelia elegante di Don't Look Now (1973) di Nicolas Roeg.

Il secondo film, Livide (2011), rilettura di Malataverne di Bernard Clavel, presenta grossi difetti strutturali e si adagia sulla innegabile ricercatezza delle immagini, raccontando una fiaba oscura un po' prevedibile; il terzo, Aux Yeux des Vivants (2014) è in sviluppo: cofinanziato dal basso, fieramente indipendente, aspira a ritrovare lo spirito di film come lo slasher The Funhouse (1981) di Tobe Hooper e a testimoniare due aspetti: la possibilità di fare un film di genere (horror) senza compromessi, ma anche senza sottotesti politici o sociali, e la capacità di "creare uno spirito partecipativo nel piccolo, non amato, ingrato del cinema di genere in Francia".
 

SPECIALE HORROR EUROPEO – Frontière(s), di Xavier GensSono da tenere d'occhio altre due coppie: Caroline e Éric du Potet, che in Dans ton sommeil (2010) ci regalavano l'emozione di rivedere insieme sullo schermo due icone degli anni '80: Anne Parillaud e Jean-Hugues Anglade, dopo Nikita, in un buon debutto sicuramente migliorabile, e soprattutto Hélène Cattet e Bruno Forzani, che con il sensualissimo Amer (2009) hanno stupito Quentin Tarantino e ora proseguono la loro operazione di recupero del cinema "giallo", horror, thriller ed erotico di maestri italiani quali Fulci, Bava, Argento. Forse i nomi più interessanti nell'ottica di una riproposizione di atmosfere e canoni del genere, a patto che non diventi puro amarcord: lo scopriremo con il secondo film, il promettente L'étrange couleur des larmes de ton corps (2013) (teaser e nuove foto).

SPECIALE HORROR EUROPEO - Haute Tension, Alexandre AjaCi piacerebbe vedere di nuovo all'opera anche David Moreau e Xavier Palud, registi di Ils (2006) semplice ed efficacissimo, nel quale basta solo il suono di quello che si scoprirà essere un semplice giocattolo a tenere con il fiato sospeso per tutta la durata del film, teso e tagliente, con un felicissimo colpo di scena finale. Purtroppo The Eye (2008) remake dell'omonimo film dei Pang, non rispetta nessuna delle promesse dell'esordio.

L'ottimo Frontière(s) (2007) rivelava la natura da pugile di Xavier Gens: malgrado il debito verso Non aprite quella porta e qualche clichè di troppo, il film, godibile e martellante, segna un punto importante in quel percorso di racconto della banlieue, distruzione di una "vecchia" famiglia corrotta e speranza in una nuova vita, rappresentata spesso da un feto, che rende alcuni horror francesi più profondi e ricchi di livelli che mai. Per esempio, Sheitan (2006) di Kim Chapiron era in fondo poco più che un innocuo Hostel, ravvivato però dalla presenza mefistofelice di Vincent Cassel e comunque più sornione e meno superficiale. E a proposito, Chapiron ha creato, sostenuto da Cassel e Kassovitz, il collettivo artistico Kourtrajmé: insieme a Romain Gavras (figlio di Costa) che possiede certamente un enorme talento visivo. Dopo Notre Jour Viendra (2010) potrebbe esprimerlo al meglio in un horror.

SPECIALE HORROR EUROPEO – Martyrs, di Pascal LaugierGens, dopo il dimenticabile Hitman (2007) e il sottovalutato The Divide (2011) postapocalittico potente tutto centrato sul disfacimento fisico e psicologico dei protagonisti, potrebbe riservarci sorprese interessanti: è all'opera su un adattamento del premiato romanzo d'esordio dell'antropologo catalano Albert Sánchez Piñol: La pelle fredda. Cold Skin (2014) sarà avventura, horror e thriller psicologico. L'altro film in cantiere è The Farm, ancora una storia claustrofobica in cui si intrecciano realtà e soprannaturale: "un uomo distrutto deve combattere i suoi demoni interiori e salvare la sua azienda da una società avida e una forza non umana".

Con Haute Tension (2003) Alexandre Aja inizia a intrigare un pubblico annoiato e mette nelle mani delle sue eroine la fiaccola olimpica che verrà passata a molte altre memorabili protagoniste di pellicole successive. In seguito però si perde nei remake (Le colline hanno gli occhi, Riflessi di paura e Piranha 3D). Ora, oltre a un ennesimo remake (da una delle storie potenzialmente più belle di Stephen King, Pet Sematary, già trasposta in un film che mostra i suoi anni) sceglie la strada di un fantasy cupo con Horns (2013) e della pandemia tra realismo e metafora con In a Perfect World. Entrambi tratti da romanzi.

SPECIALE HORROR EUROPEO – La Meute, Franck RichardPascal Laugier dimostra di avere ancora frecce al suo arco, promettendo il quarto film: "un horror e al tempo stesso un film sul sesso e una storia d'amore che si trasforma in qualcosa di molto contorto". Malgrado benchè il suo ultimo The Tall Man (2012) sia forse più stanco e meno audace di Martyrs (2008) che ha almeno il merito di sfuggire alla categoria del torture porn compiaciuto, operando un viaggio batailliano nella metafisica dei potenti alla ricerca di una prova scientifica dell'estasi del dolore. Con due eroine bellissime ma non compiacenti, sfortunate e del tutto sole di fronte al male puro, in un tour de force di dolore psicologico e fisico che si dimostra senza scopo, senza significato e senza redenzione.

Potrebbe fare strada anche Franck Richard: il suo primo, e sinora ultimo film, La Meute (2010) è una grottesca variazione sul tema della famiglia psicotica, non del tutto originale, ma ben girata, con molto sense of humor e attori carismatici (Yolande Moreau, Émilie Dequenne, Benjamin Biolay, Philippe Nahon). Per ora è fermo come Yannick Dahan e Benjamin Rocher, registi di La Horde (2009) non eclatante ma divertente, mentre il David Morlet del più riuscito Mutants (2009) basato sul classico tema del contagio ma pieno d'atmosfera, ci riprova con Home Sweet Home (2013) storia di una giovane coppia prigioniera nella propria casa in compagnia di un killer.

Philippe Nahon Osservando i nomi degli attori e dei tecnici coinvolti in tutte queste produzioni, ci si rende conto che se non c'è stata una vera e propria nouvelle vague dell'horror, si sono create buone pratiche di lavoro comune: tornano spesso i nomi di Philippe Nahon (Seul contre tous, Haute Tension, Calvaire, La Meute) Jo Prestia (Irréversible, La Horde, 13 Tzameti) gli eccellenti direttori della fotografia Benoît Debie (Calvaire, Vinyan, Carriers, Enter the void, Colt 45) e Laurent Barès (Frontière(s), Hitman, À l’intérieur, Livide, La Meute).

Sulla nev wave del cinema horror franco belga sono stati realizzati diversi materiali video, tra cui i documentari tv Viande d'origine française (2009, visibile interamente qui) e Our New Wave (2010).

2 commenti

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    Complimenti per questa esauriente "visione d'insieme" di un cinema davvero da scoprire. Personalmente nutro grande attesa per il nuovo film di Cattet e Forzani: Amer era di certo un film interessante, soprattutto per la forma inusuale. Un caro saluto

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    grazie nicolo', anch'io sono molto curiosa sul nuovo di cattet e forzani. le potenzialità ci sono! speriamo bene. è interessante anche la modalità di lavorare in coppia, tanto presente in questa (ormai post) onda horror francobelga.