Un boss in salotto, di Luca Miniero

un boss in salottoIn un piccolo centro tra le montagne del nord vive la famiglia Coso. Apparentemente non c'è nulla che non va: due figli, un marito Michele (Luca Argentero) che lavora per l'imprenditore edile Carlo Manetti e una moglie Cristina (Paola Cortellesi) sempre pronta a incoraggiare le persone che ama. Quest'ultima in realtà si chiama Carmela e viene dalla Campania nonostante abbia completamente dimenticato le proprie origini. Arriva il giorno però in cui il passato torna a galla. Succede quando la famiglia deve ospitare zio Ciro (Rocco Papaleo), il fratello di Carmela accusato di essere un boss della malavita e condannato agli arresti domiciliari. La tranquillità della famiglia Coso verrà ovviamente minata dai modi e dalla mentalità di Don Ciro. Il film di Miniero ha il merito di reggersi su un paio di intuizioni potenzialmente ricche: da un lato mettere una particella impazzita (il boss di Papaleo) all'interno di un equilibrio sociale e famigliare apparentemente perfetto (l'Italia del nord e nello specifico il Trentino) per mandare in cortocircuito meccanismi, rapporti umani, gerarchie, clichè culturali nella più classica ed esplosiva tradizione della commedia; dall'altro riciclare in chiave comica la riflessione sulla contagiosità camorristica nei territori del nord più volte analizzata dalle gomorre dei Saviano e Garrone di turno. E quindi ecco che l'elemento discriminatorio – avere una parentela con un esponente della Camorra – in Un boss in salotto diventa l'ultima carta vincente della famiglia italiana per la sua affermazione sociale con tanto di mutui improvvisamente cancellati, promozioni sul lavoro e inviti a serate di gala. Il tutto in cambio di nuovi capitali che lo zio Papaleo potrebbe garantire all'azienda Manetti, anch'essa in crisi come tante altre aziende in Italia. Come a dire che il nord oggi ha bisogno dell'illegalità per rimanere a galla e quindi "benvenuti al nord camorristi napoletani!" Insomma senza voler fare un documentario o un film d'inchiesta, Miniero ce la mette tutta per confezionare un prodotto comico che riguardi il nostro presente.

Il punto è che Un boss in salotto non riesce nè a essere una commedia davvero corrosiva e illuminata sul nostro paese, nè a fare quello che semplicemente una commedia natalizia (o postnatalizia) dovrebbe saper fare: ridere, ridere, ridere
. Il film non è così divertenete anche se qualche buon colpo comico lo mette anche a segno tra Paola Cortellesi, formidabile nel lavorare sui dialetti e sulle sfumature di un personaggio interessante, fragile e ambiguo, e Papaleo – perfetto nel ruolo, giustissimo, ma sempre troppo sornione nella sua avarizia recitativa, come se intendesse ottenere sempre il massimo con una pigrizia da minimo sindacale. Ecco diciamo che Un boss in salotto – e più in generale il percorso filmografico di Miniero – fa veramente troppo poco per convincerci che siamo sulla buona strada. Qui si trotta veramente al minimo sindacale ed è lecito chiedere ai suoi autori qualcosa in più. Alla fine si rimane ancora nel bozzetto, nelle gag scorrette sugli animali che fanno molto cinema comico americano (e va benissimo, ma allora perchè non moltiplicarle e abbracciare fino in fondo la risata scorretta!), nei meccanismi di sceneggiatura corretti quanto telefonati. E tutto scorre vie senza che ci sia armonia tra le parti che compongono il tutto, un maturo controllo della forma, dei corpi o anche semplicemente della parola. Da una parte manca la leggerezza e dall'altra la cattiveria. Rimaniamo a metà del guado a convincerci che le intenzioni o le idee di partenza possano essere sufficienti per apprezzare una commedia di questo tipo realizzata all'interno di un cinema italiano di questo tipo. Ma ce lo meritiamo? Ce lo meritiamo veramente… Luca Miniero?

 
Regia di Luca Miniero

Interpreti: Rocco Papaleo, Paola Cortellesi, Angela Finocchiaro, Luca Argentero, Francesco Villa, Alessandro Besentini, Carmen Giardina
Origine: Italia, 2013
Distribuzione: Warner Bros. ictures Italia
Durata: 102'