VENEZIA 70 – "Giovani ribelli – Kill your darlings", di John Krokidas (Giornate degli Autori)

giovani ribelli La notte del 13 agosto del 1944, mentre le truppe alleate lentamente liberavano l'Europa, Lucien Carr, giovane e ricco studente universitario, uccise David Kammerer, ex professore d'inglese e suo amante. Questa vicenda attirò da subito l'attenzione morbosa dei media, colpiti dalle sfumature sessuali della storia, e rimase il pettegolezzo preferito della borghesia newyorkese per molto tempo. Questo fatto da cronaca nera però fu molto altro che un semplice argomento da tabloid. Il caso Carr fu il bing bang che generò la Beat Generation.

Il film d'esordio di John Krokidas, consapevole dell'importanza di questo episodio, sin dalle prime scene sceglie di prendere spunto da questo fatto di sangue per raccontare uno speciale romanzo di formazione poetica di alcuni dei più grandi artisti del novecento. In Kill your darlings, come in un comic-movie sulle origini di qualche supereroe (magari X-Men: First Class), vediamo gli abbozzi di Jack Kerouac, William S. Burroughs e Allen Ginsberg. Confusi, arrabbiati, affamati di Keats, Rimbaud e Whitman e ossessionati dalla "missione" di distruggere la scena poetica dell'epoca, questi giovani uomini cercano il senso artistico della propria esistenza e arrivano a trovarlo nell'accettazione del proprio essere un omosessuale, un tossicodipendente o un inaffidabile vagabondo.

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Nel racconto delle loro storie, a differenza del piatto On the Road di Salles, Krokidas punta, furbamente, su altre strade. Non rinnegando il rapporto privilegiato con la poesia, nel film si mescolano il melò gay, il noir anni quaranta e un ribelle romanzo adolescenziale. Anche nei suoi aspetti più ruffiani (vedi la musica contemporanea usata esclusivamente per sottolineare l'audacia dissacratoria dei nostri eroi) il regista dimostra il desiderio di unire alla commerciabilità del prodotto, il rispetto e l'amore per i suoi personaggi e la loro poesia.

Perfino la scelta divistica del protagonista, quel Daniel Radcliffe oggi alle prese con la costruzione di una credibilità di attore, si intuisce la volontà di dare dignità al personaggio Ginsberg attraverso un attore costretto per forza a fare sempre un'interpretazione maiuscola. Redcliffe non delude, anzi dimostra un coraggio e una dedizione rara per una giovane star del suo calibro, ma il cuore attoriale del film è un altro. Aiutato da un personaggio quasi scritto per lui, Dane DeHaan con il suo Lucien Carr, regala un anti-eroe tragico e ambiguo, un personaggio immenso nell'accettazione finale della propria mediocrità dopo una vita passata a fingersi furbo Pigmalione di poeti.

Non importa se la realtà storica fu ben diversa (Carr fu uno stimato cronista e rimase in ottimi rapporti con tutti i suoi compagni dell'epoca, Ginsberg su tutti). Il Cinema, per sua natura deve nutrirsi dell'infedeltà di questi personaggi e di queste storie.