24 FCAAAL – "Ricercare uno stile personale per esprimere me stesso, compresi i miei errori". Incontro con Diao Yinan

Non sappiamo se il suo lavoro potrà costituire una nuova prospettiva per il cinema cinese. Di certo sappiamo che il suo ultimo film Black coal, thin ice, già vincitore del Festival di Berlino, è una incursione nel noir più autentico, nel rispetto di coordinate di genere che lo assimilano alla grande tradizione del noir americano e la complessiva impressione che si ne trae guardandola sua pur breve filmografia è quella di una continuità di tutto rispetto. Puntuale e disponibile Diao Yinan non si sottrae alle domande per spiegare la propria  posizione nei confronti del suo cinema e del suo mondo.



Il noir non è un genere molto comune nel cinema cinese, la sua produzione costituisce una posizione isolata per la cinematografia del suo Paese?

È vero che in Cina il noir non abbia alcuna tradizione e questo film avrebbe dovuto essere altro, avrebbe dovuto essere una storia senza alcuna inflessione di genere, quello che si dice un film d’arte. Ma non trovavo i finanziamenti e così ho inserito qualche elemento di natura commerciale che lo rendesse più appetibile. In quei momenti ero poco speranzoso. Sapevo che i film noir migliori provengono da  Hong Kong, ma non volevo ripetere quelle storie. Ho sempre amato la lettura di romanzi polizieschi perché contengono spunti di analisi della società che trovo sempre molto interessanti. È per questa ragione che all’interno del copione ho riversato gli elementi del genere poliziesco. Ho sempre pensato che il poliziesco, attraverso la soluzione del caso, aiuti anche a conoscere le persone e gli elementi segreti della società. Forse questa fusione in questo caso è riuscita visto che alcuni critici hanno riconosciuto l’equilibrio tra il profilo commerciale e quello più spiccatamente d’autore e questo è sicuramente positivo anche per l’incasso che il film potrà ottenere.


Uno dei personaggio forti è la femme fatale, c’è un film che in particolare l’ha ispirato?

Nel mio film il personaggio femminile non è mai completamente cattivo. Il suo carattere nasce anche dalla cronaca. In Cina accadono molti di questi fatti di sangue e i protagonisti della vita reale non appaiono mai così cattivi. Il mio personaggio femminile viene anche maltrattato e credo che il suo essere assassina sia una difesa, una protezione. La donna orientale, per propria natura è mite, dolce, però ha anche degli aspetti nascosti molto complessi. Per questa ragione è capace di tradire il marito e arriva ad accettare anche il suo assassinio. Il personaggio vuole offrire questa complessità che appartiene al carattere delle donne cinesi che sono capaci anche di efferati e cruenti omicidi.


Con Uniform aveva avuto problemi con la censura e con questo film?

È vero per Uniform ho sempre pensato che non avrebbe mai superato lo sbarramento della censura. Mentre lo scrivevo il film e lo facevo leggere ad alcuni amici, il loro parere era che mai avrebbe superato la censura. Con questo invece, ho provato a superare il problema della censura facendo leva sulla natura più commerciale di alcuni suoi elementi. Una delle soluzioni, che ho trovato si è rivelata anche interessante. Mi è stato chiesto che il protagonista non fosse sempre un poliziotto. Questo avrebbe potuto sminuire la figura reale degli agenti di polizia. Questa soluzione mi ha permesso di risolvere alcuni problemi. Per cui posso dire che non ho avuto molti problemi con la censura, solo qualche piccolo ostacolo facilmente superabile.

Il titolo del film riflette la fragilità dei personaggi?

Si, non c’è dubbio. Il titolo avrebbe dovuto essere Fuochi d’artificio in pieno giorno, un’espressione che nella mia lingua è molto bella ed evocativa, ma che perde tutto il suo fascino quando viene tradotta in inglese. Il titolo attuale del film mi è stato suggerito da  un mio amico che fa il traduttore ed è vero che questo titolo riflette il senso complessivo del film.

Tra un film e l’altro sono passati diversi anni, qual sono le ragioni di queste lunghe pause?

In Cina è sempre molto difficile trovare i finanziatori per film come quello che ho voluto realizzare e poi la scrittura di un film, spesso è molto lenta. Spero che il successo che ha avuto Black coal, thin ice apra strada per la realizzazione di altri film indipendenti. Spero che d’altra parte anche i miei colleghi registi comprendano che se si lavora con cura si possono spendere pochi soldi e ottenere anche buoni risultati al botteghino.

Secondo lei hanno più efficacia i film di critica sociale che hanno però un pubblico più ristretto o film come il suo in cui la critica è meno forte, ma la visione più diffusa?

La cosa fondamentale per un film è che abbia un risultato e per questo è necessario che i personaggi e la società in cui si muovo siano trasferiti sullo schermo in modo sincero.

Lei richiama spesso il nome di Michelangelo Antonioni quali affinità ci sono tra i suoi film e quelli del regista italiano?

Io amo molto il cinema italiano di Rossellini, De Sica, Visconti e Antonioni e di quest’ultimo amo il modo in cui mette in relazione i personaggi con l’ambiente, il modo in cui li fa agire e ciò accade soprattutto nelle sequenze in cui manca il dialogo perché vengono valorizzati i profili personalissimi di quei personaggi.


Che effetto le ha fatto vincere il Festival di Berlino?

Ottenendo questo premio ho avuto qualche speranza in più di continuare il mio lavoro che è quello di fare film. Sono consapevole che il successo potrebbe comportare il ricevere proposte per copioni di minore qualità e so che in futuro dovrò fare maggiore attenzione a questo aspetto. So anche però che questo film sarà visto da molti spettatori e questo mi da grande speranza per il futuro non soltanto per il mio lavoro.


Il suo film nasce da un suo punto di vista personale o sente una comunanza con altri registi con quali ha anche rapporti personali e artistici?

Il mio è uno stile personale e non mi sento di avere preso spunto o imitato nessuno. Penso che già i film precedenti abbiano fatto conoscere questo stile che è personale anche per i suoi errori. Ho sempre lavorato per cercare uno stile che sia mio per esprimere me stesso e come dicevo anche  i miei errori. Ci sono dei registi con i quali mi sento e mi incontro e con i quali ci scambiamo idee e opinioni sul nostro lavoro.


Che film vede?

Tutti quelli che posso, i film del passato e del presente e anche il cinema italiano e tra questi anche i film di Nanni Moretti.