A passo d’uomo, di Denis Imbert

Tratto dal libro dell’esploratore Sylvain Tesson, ha momenti coinvolgenti ma non trova sempre il giusto equilibrio tra i pensieri del protagonista e il contesto esteriore. Bravo Jean Dujardin

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Napoleone Bonaparte diceva che “ci sono uomini che comandano e uomini che obbediscono”. In realtà a questa categoria se ne dovrebbe sommare un’altra: gli uomini che fuggono, affermando la loro libertà. Denis Imbert (Vichy e il suo cucciolo) prende spunto dal libro Sur les chemins noirs dell’esploratore Sylvain Tesson per narrare la storia di Pierre (Jean Dujardin) uno scrittore di successo amante della vita e delle belle donne che dopo una caduta (“sono invecchiato di 50 anni in 8 metri”) si ritrova a rimettere in discussione la propria esistenza. Uscito dal coma decide di intraprendere un folle percorso a piedi dalla Provenza a Mont St Michel per un lunghezza in diagonale di oltre 1300 chilometri lungo sentieri pericolosi.

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C’è la filosofia di David Henry Thoreau (Walden ovvero Vita nei boschi) dietro il senso di questo viaggio che è in realtà la ricomposizione di una frammentazione identitaria. Camminare significa riappropriarsi di una nuova concezione del tempo, fuori dalla accelerazione esponenziale della modernità, entrando in sintonia con diverse cadenze primordiali. Denis Imbert lascia spazio alle meravigliose inquadrature dei paesaggi francesi (stupende le Montagne del Massiccio Centrale e le zone della Loira) ma nello stesso tempo sottolinea i rapporti di Pierre con alcune figure di riferimento: i dialoghi con la ex, con la sorella, con i contadini del luogo, con un giovanissimo escursionista incontrato sul cammino, sottolineano come l’aspetto antropologico sia inversamente proporzionale a quello naturalistico. Lo spopolamento di quei sentieri impervi è anche un allontanamento dell’individuo dalla propria parte oscura e selvaggia che spesso ritorna in risonanza nel silenzio di un paesaggio incontaminato, nel soffio del vento, nel rumore del mare. Pierre subisce diversi incidenti durante la camminata ma rimane caparbio nella sua impresa, infischiandosene dei consigli medici. Questo atteggiamento estremo rivela la sua distanza dalle figure che lo circondano, che non riescono a entrare in sintonia con lui, ma anzi ne avvertono un solipsismo incolmabile.

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Influenzata in parte dal film Into the Wild. Nelle terre selvagge, la strada del ritorno alla Natura è spesso su base individuale e ha una certa difficoltà ad essere compresa e condivisa. Denis Imbert utilizza il montaggio alternato per mescolare passato e presente e acuire il contrasto con le figure familiari. Nel momento in cui il dolore diventa insopportabile e il corpo non risponde più ai movimenti, Pierre si accorge della totale inconsistenza della sua vita cittadina. Molto bella la scena in cui Pierre, dopo la prima parte della camminat,a si ritrova tra le strade di Parigi e rischia più volte di essere travolto dalle macchine: il suo passo è adesso totalmente diverso ed è rallentato dal peso dei pensieri e dall’impaccio muscolare. Jean Dujardin è molto attento nel fare evolvere il suo personaggio e riesce anche con lunghi silenzi a trasmettere il travaglio di un conflitto che è prima di tutto interno e in un secondo momento si riflette nel rapporto con gli altri. La voce narrante rappresenta il flusso di coscienza di Pierre ed è frutto di annotazioni che lo scrittore raccoglie nel suo diario. Non sempre la profondità di questi pensieri è in assonanza con il contesto esteriore e di fronte alla meraviglia degli elementi naturali forse l’unica risposta adeguata è il restare muti. Tra i personaggi incontrati c’è il monaco di un abbazia che insegna a Pierre che anche negli elementi materiali (una scultura) può essere presente trascendenza e religiosità.

Presentato in apertura della 71° edizione del Trento Film Festival, campione di incassi nelle sale francesi, A passo d’uomo è una opera ponte che prova a riconnettere l’uomo con gli elementi naturali. Il ritorno verso il paesaggio e l’ambiente è un monito a riprendere il proprio tempo, in un percorso che deve essere prima individuale per poi aprirsi alle esperienze altrui. Pierre deve analizzare il suo dolore e rielaborarlo attraverso la spiritualità e la meditazione: se lo rimuove e non lo accetta, perde anche sé stesso.

Titolo originale: Sur les chemins noirs
Regia: Denis Imbert
Interpreti: Jean Dujardin, Joséphine Japy, Izïa Higelin, Anny Duperey, Jonathan Zaccaï, Dylan Robert
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 95′
Origine: Francia, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
3.69 (13 voti)
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