A River Runs,Turns, Ereases, Replaces, di Shengze Zhu

In concorso al Filmmaker Festival di Milano, Shengze Zhu, con il suo “A River Runs, Turns, Ereases, Replaces” riesce a cogliere la natura mutevole di una megalopoli come Wuhan

Wuhan è uno di quei nomi purtroppo entrati nella memoria collettiva recente, da tutti associato allo scoppio della pandemia che ha cambiato per sempre le nostre vite. Shengze Zhu ritorna al Filmmaker Film Festival, dopo essere stata in concorso nell’edizione del 2019, con il suo A River Runs, Turns, Ereases, Replaces. Un film che vuole raccontare la sua città natale e il processo di trasformazione che sta subendo, in un percorso di documentazione cominciato nel 2016, che incrocia immancabilmente la sua strada con il Coronavirus.

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Il film si apre con delle immagini fin troppo note: le strade di una città completamente svuotate dei suoi abitanti, in cui il silenzio regna sovrano. Questa scena si protrae dolorosamente per diversi minuti, prima di essere violentemente interrotta dall’assordante rumore di una sirena. A River Runs, Turns, Ereases, Replaces è composto da una serie di immagini statiche, tableau vivant che raccontano di una normalità lontana: i riti, le tradizioni comunitarie, le folle e i turisti. Si crea così un conflitto tra le immagini e i racconti delle persone che hanno perso un amato durante la pandemia, racconti caratterizzati dal rimpianto per il tempo sprecato senza conoscere davvero i propri cari.

Il fiume che attraversa la città è il vero protagonista del film di Shengze Zhu. Intorno a questo si intrecciano le immagini di una modernità che avanza inesorabile, costruendo nuovi ponti colossali e infrastrutture moderne. Il corso d’acqua diventa così l’unica ed immutabile costante, che attraversa la vita di tutti gli abitanti di Wuhan.

Un film di contrasti quindi: il passato affollato di persone e il presente svuotato di vita, il silenzio e il rumore, la lenta staticità del montaggio e la rapida metamorfosi della metropoli. Il cinema di Shengze Zhu ricorda quello di Wang Bing, dove la persistenza dello sguardo diventa lo strumento chiave per cogliere e fissare una realtà in perenne cambiamento, che in questo caso avvia una riflessione sul rapporto tra modernità e natura.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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