Addio a Martina Di Tommaso, regista di Via della Felicità

Dall’esordio con Via della Felicità fino al lavoro dedicato a Lucha y Siesta: ci lascia la cineasta pugliese

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


La regista Martina Di Tommaso è venuta a mancare sabato 22 maggio. Pugliese come Valentina Pedicini e Cecilia Mangini che ci hanno lasciato alla fine del 2020, era nata a Bari. Ci consegna tre storie di donne.

Il discorso di Pierfrancesco Favino ai David di Donatello ha evidenziato l’importanza di poter fare pratica del mestiere del cinema e Di Tommaso aveva mosso i primi passi frequentando una scuola di cinema sociale e popolare, di quartiere, ossia l’Accademia del Cinema Ragazzi, creata nel 2005 nella zona ritenuta ‘difficile’ di San Pio. Aveva realizzato alcuni videoclip, tra cui Abbiamo solamente per Ghemon. Si era poi diplomata in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 2012 e l’anno successivo era diventata insegnante dell’Accademia barese. Il suo primo lungometraggio documentario si intitola Via della Felicità ed è il suo lavoro più noto, completato nel 2017. Il soggetto del film è finalista al Premio Solinas Documentario e agli Italian Doc Screenings, e vince il premio di sviluppo di In Progress del Milano Film Network. Il film viene prodotto da Controra con Rai Cinema in associazione con Kinesis Film, e presentato in prima mondiale al Festival dei Popoli. Ora è disponibile sulla piattaforma creata da Zalab. Via della felicità inizia a Enziteto, un quartiere dormitorio del barese, che la protagonista trentaseienne Elisa lascia perché non vuole che i suoi figli crescano lì. Raggiunge la sorella in Germania, ma lo sradicamento e il silenzio amplificano la solitudine. Elisa e i suoi figli devono trovare il proprio posto nel mondo. Martina Di Tommaso aveva un legame fortissimo con sua figlia, e non è un caso se anche questo suo lavoro raccontasse il rapporto madre-figli.

Nelle note di regia scriveva:
Via della Felicità nasce da un incontro umano fortissimo, quello tra me e Elisa.
Ci siamo riconosciute e scelte a vicenda, ho scelto di seguirla in Germania perché in realtà l’avrei seguita ovunque, travolta dalla sua forza e dal suo coraggio. Elisa e la sua famiglia hanno accolto senza riserve me e il mio sguardo e abbiamo iniziato a filmare con una naturalezza che non ha mai smesso di sorprenderci, finché i momenti in cui la camera era accesa sono arrivati ad assomigliare completamente a quelli in cui era spenta. Via della felicità è una fotografia intima e discreta di una famiglia alla ricerca di uno spazio di felicità possibile. È la storia del grande atto di coraggio necessario a raggiungere un altrove indefinito e della lotta silenziosa che Elisa e i suoi figli hanno dovuto compiere per restare in Germania e non tornare indietro.”

Nel 2019 aveva scritto la sceneggiatura del cortometraggio Mia sorella di Saverio Cappiello, mentre nel 2020 con un altro cortometraggio, dal titolo Lucha Y Siesta, aveva raccontato la casa delle donne che porta lo stesso nome a Roma, fondamentale esperienza autogestita di accoglienza per donne vittime di violenza nata nel 2008 dall’occupazione di una palazzina dell’Atac nel quartiere Tuscolano, oggi minacciata di sgombero.

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