Allacciate le cinture, di Ferzan Ozpetek

Un ritorno al passato per Ferzan Ozpetek. Era da Saturno Contro che non riuniva la sua tradizionale “famiglia cinematografica” – Tilde Corsi alla produzione e Gianni Romoli co-sceneggiatore e co-produttore –, e si avverte istantaneamente la sensazione di ritrovarsi in un discorso mai interrotto: quello iniziato con Il bagno turco ormai sedici anni fa. Ozpetek, arrivato al suo decimo film e forte dei successi passati, dimostra una consapevolezza rara nel cinema italiano: ammiccando allo spettatore con flebili echi dei suoi classici temi (l’omosessualità, la famiglia allargata, il tradimento, il sacro, ecc), consapevole che il pubblico possiede già le coordinate per muoversi alla perfezione nel suo universo. Da questo punto di vista, a prescindere dai giudizi di merito sui singoli film, il suo è un granitico sguardo autoriale.

E allora si torna nella solare e calda Lecce (dopo Mine Vaganti) per ambientare un’altra storia corale di amore, sorrisi e lacrime: un puzzle di destini incentrato sulla figura di Elena (l’efficace Kasia Smutniak) che viene improvvisamente travolta da un amore irrazionale e “fisico” per Antonio (Francesco Arca), il ragazzo della sua migliore amica. Nel frattempo deve gestire il rapporto al tramonto con il suo fidanzato ufficiale (Francesco Scianna) e provare a coronare il sogno di aprire un locale insieme ad un caro amico/collega (Filippo Scicchitano). L’amore e il successo in qualche modo le sorridono, ma dopo 13 anni arriva anche lo choc di una grave malattia: sarà l’ora di lottare, soffrire e scoprire la vera condivisione. "Allacciate le cinture", quindi. Un film dal doppio volto, che oscilla tra momenti decisamente riusciti (il confronto negli anni, sempre silenzioso e credibile, tra Elena e Antonio) e altri che configurano tutta la pesantezza di una scrittura blindata e di un formalismo a volte ridondante (il piano sequenza iniziale…). Da questo punto di vista Allacciate le cinture potrebbe veramente essere il film “summa” di una carriera: manifestando da un lato tutta la salutare frenesia sentimentale dei primi film, ma bilanciandola dall’altro con quel manierismo un po’ fine a se stesso riscontrato in Cuore Sacro o Saturno Contro.


Del resto il cuore del cinema di Ozpetek è sempre stato (e rimane) l’uomo solo dinanzi al Tempo che modifica vite e sentimenti.
Quell'immutabile bellezza di un luogo, con le magnifiche presenze del mare o del sole, che fa da eterno sfondo/palcoscenico alla fragilità umana. La dolce Elena è qui tratteggiata in un dignitoso e divertente percorso di vita, contrappuntato da due eventi che impongono improvvisamente il loro tempo: l’incontro amoroso travolgente e la grave malattia che dovrà affrontare anni dopo. Una violenta altalena sentimentale (e di generi: dalla commedia al dramma, e ritorno) che non lascia certo indifferenti. Insomma: Ferzan Ozpetek non ha più quella sregolata naiveté degli esordi e oggi cede un po’ troppo ai deja vu e ai vizi di forma, ma alla fine riesce comunque a rendere vivi i suoi personaggi con la insinuante sincerità del suo sguardo. Con tutti i limiti del film, questo rimane un pregio non da poco.

Regia: Ferzan Ozpetek

Interpreti: Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris, Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri

Origine: Italia, 2014

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 110'