Cannes Virtuality – Che la festa cominci…

Una cosa è sicura: la presentazione di ieri pomeriggio da parte del Delegato Generale Thierry Frémaux di quella che sarebbe stata la 73° edizione di Cannes è qualcosa di unico, che non si è mai vista fino ad ora nella storia dei festival. Non è stato annunciato Tre piani di Nanni Moretti che quasi certamente sarebbe andato sulla Croisette e ora probabilmente è sulla via di Venezia, dove in competizione c’è stato solo una volta con Sogni d’oro dove aveva vinto il Leone d’argento, e da cui manca da più di 30 anni quando aveva portato nel 1989 Palombella rossa, evento speciale della SIC.

Frémaux mostra la sua Cannes come una grande famiglia. Ci sono i fedeli, i nuovi arrivati, i cineasti alla loro opera prima. Se il Covid ha fermato il più importante festival del mondo che, al momento, è il più danneggiato dalla pandemia mondiale, al tempo stesso non si è arrestata la continuità tra l’edizione precedente e la prossima. Certo, la storia dei bollini con il logo della Palma appare piuttosto stravagante, un altro segnale fuori dal mondo di un festival che sempre di più negli anni è diventato impermeabile al mondo esterno, come hanno dimostrato le posizioni sui film Netflix.

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Al tempo stesso questa è la prima interruzione della sua storia da quando è stato fondato, nel 1946. E il cinema che deve in qualche modo rimettersi in moto deve comunque confrontarsi col festival.

Che edizione sarebbe stata? La potremo giudicare forse tra un anno, quando avremo avuto la possibilità di aver visto l’80% dei titoli annunciati. Certo, oltre ai film dati per sicuri da tempo come The French Dispatch di Wes Anderson e il cartoon Pixar Soul di Pete Docter, c’è sicuramente attesa, per esempio, per Été 1985 di François Ozon, Heaven: to the Land of Happiness del coreano Im-Sang Soo (da non confondere con Hong) che torna alla regia dopo 5 anni, Mangrove e Lovers Rock di Steve McQueen (episodi della serie tv Small Axe che comunque il cineasta ha concepito come un proprio film), True Mothers di Naomi Kawase e Des hommes di Lucas Belvaux, uno dei cineasti che ci piace da tempo e ci appare come uno dei più sottovalutati del gruppo.

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Poi c’è un problema di fondo. Giudichiamo #Cannes73 come un ‘festival che verrà’ e non un festival che c’è già stato. Certo, a prima vista mancano molti dei ‘registi del cuore’ che sarebbero stati comunque presenti in una situazione normale. Perché siamo sicuri che questa non sarebbe stata la 73° edizione del Festival di Cannes ma solo una piccola parte. La mossa di Frémaux è servita certamente per salvaguardare parte delle scelte e mostrare, sia pure in maniera sfocata, la linea del festival. Dall’altra forse c’è l’elemento spettacolare. Può piacere o no. Ma, bollini a parte, è uno show che comunque in qualche modo ha sempre attirato. A cominciare dagli ospiti virtuali. Si, la immaginiamo la montée de marches dell’inaugurazione al Palais con Wes Anderson, Timothée Chalamet, Benicio Del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydowx, Mathieu Amalric, Bill Murray, Frances McDormand, Owen Wilson, Edward Norton, Willem Dafoe, Liev Schreiber, Jason Schwartzman, Cécile de France e Anjelica, Huston. Che la festa cominci. E in qualche modo è iniziata.