Dell’acqua e del tempo, di Gianfranco Pannone

Pannone segue l’incedere contemplativo dell’arte di Ettore de Conciliis attraverso le atmosfere placide dei paesaggi laziali. Dal Biografilm Festival su mymovies

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Tra le proposte del Biografilm Festival compare anche il documentario Dell’acqua e del tempo, in cui l’arte naturalista di Ettore de Conciliis trova nel cinema di Gianfranco Pannone (Sul Vulcano, Mondo Za, Scherza con i fanti) la forma di narrazione a sé più congeniale. Pulito, limpido, pacificato, il film si realizza in una passeggiata, reale e metaforica, tra i paesaggi del quotidiano e gli incontri del passato, che raccontano con nostalgia di una stagione culturale e artistica che sembra essersi persa. L’artista, originario di Avellino, città a cui ha regalato una delle sue opere più importanti, il Murale della Pace nella Chiesa di San Francesco, da anni vive a Fiano Romano. Ed è proprio il panorama laziale protagonista delle tele a tramutarsi spontaneamente in scenografia naturale, che accoglie i racconti di de Conciliis sulla sua arte e sulla sua vita, tra cui sembra non esserci alcuna separazione. “Per me il realismo non esiste nell’arte e non esiste neanche nella vita. Per me nell’arte l’unica cosa vera è l’invenzione. E nella vita è l’illusione, il sogno“.

Ispirato dall’arte dei pittori impressionisti, dalle opere di Hopper e dalle avanguardie artistiche del ‘900 incontrate in America, nell’età della maturità de Conciliis riscopre la poesia del quotidiano e delle cose piccole, genuine ed innocue, dei tempi lenti della vita di campagna, trascorsa nella Valle del Tevere, che abbraccia senza esitazione il procedere languido del fiume. Il pittore ricorda gli incontri con Fellini, la rassegna a lui dedicata dallo storico dell’arte Paolo Speranza, lo scambio epistolare con Bukowski. E nel raccontarsi usa toni impostati ma lievi, da intellettuale d’altri tempi, che ne restituiscono un ritratto imperturbabile e serafico. Il rapporto con la terra e con la materia, così vivida e corporea nei suoi dipinti, è al centro della sua concezione esistenziale, profondamente legata alla realtà e al tempo dell’oggi, eppure immaginifica e velata di un senso di mistero fuggevole ed evanescente.
La macchina da presa segue l’incedere curioso ma discreto dell’artista, adeguandosi ai ritmi e agli schemi della contemplazione, che come gli stessi quadri di de Conciliis, lasciano spazio all’invisibile, all’inespresso, ad una dimensione di spiritualità ed introspezione.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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