East End, di Skanf & Puccio

East End nasce dall’amore di due giovani registi romani, Luca Scanferla e Giuseppe Squillaci, per il cinema e dal desiderio di fare qualcosa che fosse soltanto loro. Dopo numerose collaborazioni – tra cortometraggi e spettacoli teatrali – ed i primi progetti cinematografici, arenatisi di fronte alle consuete difficoltà di finanziamento contro cui, troppo spesso, vanno a sbattere l’entusiasmo e l’inventiva degli aspiranti esordienti italiani (e non solo), è stata l’idea di un film di animazione a permettere a Skanf & Puccio – questi i loro nomi d’arte – di contenere i costi e di dare libero sfogo alla fantasia. “In fondo”, spiegano, “tra disegnare la cameretta di un bambino o la sala controllo della NASA non c’è tutta questa differenza”. I due registi hanno mandato avanti la pre-produzione finché il progetto non è decollato con l’interessamento del produttore Andrea Iervolino e di finanziatori stranieri, tra cui Spagna e Canada (agli AIC Studios è stata prodotta gran parte dell’animazione). Nato, quindi, da una co-produzione italiana (Galactus s.r.l.) e spagnola (Ear Cinema), East End è comunque il frutto di uno sviluppo artistico – dalla storia allo studio dei personaggi, dalle scenografie alle musiche – tutto italiano. I personaggi sono nati dalla matita di Andrea Minella (per due anni assistente personale di Yoshiko Watanabe e animatore presso la Tezuka Osamu Productions, attualmente lavora come second character designer presso la Paramount Pictures), la sceneggiatura è stata scritta dai due registi con l’amichevole collaborazione di Federico Moccia, che ha fatto da garante per gli accordi di co-produzione internazionale.

Raccontano i registi: “Quella che abbiamo voluto raccontare in East End è una realtà complessa e in continuo mutamento, che la politica, non solo italiana, ancorata a vecchi schemi e a dinamiche ormai superate, fatica a comprendere e affrontare. Una politica che annaspa, incapace di intercettare le necessità di una popolazione sempre più sfiduciata e frustrata. È in quest’ottica che la tragica morte del coraggioso astronauta diviene un’efficace metafora della fine non solo del sogno americano, insidiato da Trump e dalle sue politiche becere e reazionarie, ma dei sogni e delle speranze di un’intera generazione. È sempre in questo contesto più ampio che la scena del povero signor Bonifaci, picchiato dalla polizia, trascende ogni riferimento alle tristi vicende italiane, dal G8 al caso Cucchi, per assurgere anche in questo caso a metafora del difficile rapporto, spesso conflittuale se non addirittura di aperta contrapposizione, tra il cittadino e le istituzioni che, incapaci di affrontare le cause del disagio dilagante, si accaniscono con insensata ferocia sui sintomi. Il nostro scopo era quello di realizzare un film in assoluta libertà, che ribaltasse i luoghi comuni e affrontasse i pregiudizi con un taglio provocatorio e politicamente scorretto. I protagonisti sono dei bambini, ma East End si rivolge ad un pubblico adolescente e adulto: è un film nel quale abbiamo riversato l’immaginario cinematografico con il quale siamo cresciuti. East End è un film dove l’amicizia, la tolleranza e l’accettazione della diversità risultano essere le uniche risposte sensate in un mondo governato dalla stupidità, dall’egoismo e dall’integralismo. Quelli rappresentati sono i personaggi che affollano gli schermi dei nostri televisori, computer, tablet e smartphone. Un circo mediatico impazzito, grottesco, crudele e a volte agghiacciante, al quale è virtualmente impossibile sfuggire. Attori, politici, calciatori, scrittori. Sconosciuti che ci sembra di conoscere e con cui ci illudiamo di avere un qualche tipo di rapporto, che entrano quotidianamente nelle nostre case per dirci cosa comprare, come vestirci, come votare”.

Leo, Lex e soci

C_2_fotogallery_3011398_1_imageLeo, Lex, Vittorio, Ugo, Michele e Gabriele sono dei bambini che vivono nel nuovissimo quartiere East End, nella periferia orientale di Roma. Ciascuno con le proprie passioni ed i propri sogni nel cassetto, affrontano una quotidianità solo apparentemente semplice e scanzonata, dove una partita di calcio può riempire un’intera settimana e diventare la cosa più importante. Intorno ai piccoli protagonisti si muovono degli adulti inadeguati, che influiscono in maniera marginale sulle vite dei propri figli, in una realtà disgregata e confusa, in cui le relazioni familiari risultano prossime alla dissoluzione. Il desiderio insopprimibile di assistere all’evento capitolino per eccellenza, il derby tra Roma e Lazio, trasforma il quartiere nel palcoscenico di un complicato intrigo internazionale, con tanto di dirottamento sullo stadio Olimpico del “Golia”, un satellite militare supersegreto che gli Stati Uniti stanno utilizzando nella caccia al terrorista più pericoloso del mondo, il famigerato Al Zabir Muffat. Così, mentre i protagonisti della politica mondiale gestiscono la crisi strategica causata dalla sparizione del satellite con ostentata cialtroneria, i bambini, ignari di tutto, devono districarsi in faticose disavventure, fatte di bullismo, dispetti e piccoli problemi quotidiani, specchio di una realtà dove lo straordinario e l’ordinario si incrociano in continuazione senza incontrarsi mai.

Una lente d’ingrandimento sulla realtà

Già a partire dalla scelta di animare la storia in un quartiere moderno e industriale della capitale, East End si ritaglia una voce propria ed offre la peculiare visione dell’Urbe – e, attraverso di essa, del cinema – dei suoi due giovani autori, prendendo le distanze sia dalla sognante e mitologica immagine da “cartolina internazionale” della Roma felliniana, sia dalla temperie nostalgica, contemplativa e pur sempre celebrativa della Roma “sconfitta ma redenta dall’arte” di Sorrentino, come pure dalle atmosfere segnatamente criminali e irredimibili della Roma di tanta fiction e di serie televisive à la Suburra. Può sembrare paradossale, ma forse è la Roma più reale e quotidiana quella che emerge da questo cartoon schizzato, surreale e fantapolitico (ne siamo davvero sicuri?): una Roma che negli scantinati dei suoi grattacieli popolari custodisce i loschi segreti di palazzinari, usurai e faccendieri; una Roma sordida e multietnica, accogliente e strafottente, pullulante di bulli, disoccupati e brava gente e perennemente imbottigliata nel traffico; e una Roma che protegge dall’alienazione contemporanea il suo antico spirito di borgata espansa attraverso le dinamiche condominiali e la chiacchiera calcistica.
east-endEast End costruisce i suoi personaggi attingendo a piene mani a certi stereotipi generazionali tipici degli Eighties (come non ricordare Breakfast Club?): troviamo il bullo sradicato e aggressivo, il “primo della classe” studioso, gentile ed altruista, il nerd asso dell’informatica e saccente, il dark sensibile e depresso, lo sportivo vanitoso ed egocentrico. E sempre dalla passione per gli anni Ottanta e per i cartoni giapponesi di quella decade è nata la collaborazione con Douglas Meakin, leggendaria voce dei Superobots, che ha composto appositamente per il film la canzone Tu sei Amico Mio. Ma i due registi non appiccicano queste etichette addosso agli adolescenti, alle loro tendenze e al loro slang, si spingono oltre e ne fanno portatori ancora sani dei ragazzini neppure decenni, proprio perché oggi si cresce molto più in fretta e nessuno testimonia meglio di un bambino e del suo sguardo verso il mondo le trasformazioni della società. Appare coraggiosa l’idea di abbandonare lo spirito lirico, letterario e calviniano di tanta animazione italiana per raccontare la realtà in termini di sferzante satira e velenosa parodia attraverso il riferimento ai modelli americani, da I Simpson a I Griffin, da American Dad! a South Park, fino al recente Sausage Party. Ed è proprio la dissacrante creatura animata ideata da Matt Stone e Trey Parker nel 1997 che Skanf & Puccio hanno voluto dichiaratamente omaggiare, a partire dall’utilizzo di un’animazione e di una grafica apparentemente elementare e basica – distante anni luce dalla scintillante perfezione nipponica – e dall’intuizione di affidare lo sviluppo della trama ad una manciata di bambini. Come un frullatore impazzito, East End mescola grossolana caricatura e  “scorretta” satira socio-politica, sottile umorismo nero e denuncia della crisi di valori tradizionali come la famiglia: ne viene fuori un’opera volutamente sopra le righe, a tratti folle e un tantino eccessiva, attraversata dalla scossa elettrica di una creatività artigianale prodotta con efficaci strumenti “fatti in casa” piuttosto che cesellata con il bulino di un atelier. Il lavoro di Squillaci e Scanferla dimostra la vitalità e il gusto sperimentale di certa scena giovanile italiana, basti pensare a un Federico Sfascia. Da Elvis terrorista islamico ai kamikaze dell’esercito americano, la serie delle trovate è lunga e annovera quello che è, probabilmente, il più sontuoso cast di fantasia mai messo insieme: religiosi come papa Bergoglio e papa Ratzinger che convivono amorevolmente come una coppia di fatto; politici come la Merkel e Berlusconi sorpresi in selvagge pratiche bondage o, ancora, Barack Obama che si esprime in un forbito accento milanese; scrittori, personaggi televisivi e divi dello sport e del cinema come Roberto Saviano, Francesco Totti, Nanni Moretti (che scorrazza per Roma con la sua vespa, proprio come in Caro Diario), George Clooney (nel ruolo azzeccatissimo di mental coach dell’esuberante e vanitoso Vittorio, incapace tuttavia di dichiarare agli amici la propria fede laziale), Bill Murray, Morgan Freeman e Federico Moccia (che si è gentilmente prestato ad una ironica caricatura di se stesso). Nel vortice caleidoscopico dei riferimenti alla realtà troviamo, poi, le infiltrazioni mafiose, l’attualissimo caso di “Roma Capitale”, le torture di Guantánamo, le missioni spaziali della NASA, l’invadenza della tecnologia e dei social network e il terrorismo informatico, i frequenti casi di cronaca con la polizia che manganella e picchia senza motivo un individuo indifeso (il vecchio e, per giunta, cieco signor Bonifaci), l’emigrazione e l’integrazione (il pacifico e sempre disponibile Mohamed, medico afghano finito con il vendere kebab in Italia), ma anche citazioni più colte come Le Metamorfosi di Kafka.

Da Cartman a Totti, passando per la censura

09-5-1920x1038Lo scorso 6 aprile, il film è stato vietato ai minori di 14 anni per la presenza di “violenza gratuita che può portare a emulazione. “Abbiamo fatto ricorso contro la decisione della commissione censura, speriamo che tolgano il divieto per i minori di 14 anni – spiega Giovanni Costantino, presidente di Distruzione Indipendente, che sta portando East End in sala – contiamo di restare al cinema fino a settembre, partiremo con 30 sale per arrivare a 70, ma se il divieto rimane dovremo ridimensionare tutto”. East End disegna la realtà su carta, la mastica, la digerisce, la strapazza e la risputa fuori, non diversamente dai disgustosi, eppure succulenti, hamburger fisiologici prodotti da Eric Cartman e venduti a peso d’oro ad una comunità così omologata e tediata dal non distinguere polpette di manzo da escrementi.  Quello di Skanf & Puccio è un prodotto autentico, divertente ed amabilmente spiazzante, non privo di difetti e di qualche passaggio non perfettamente oliato che lo rende discontinuo. Probabilmente l’utilizzo della inflessione dialettale romanesca avrebbe reso ancor più godibile il film, specie se consideriamo la precisa connotazione capitolina della pellicola  e, talvolta, la raffica inesauribile dei riferimenti satirici appare ridondante e pervasa da un “compiacimento dissacratorio” troppo smaccato. Ma a mettere tutti d’accordo ci pensa lui, il pupone Totti, star indiscussa del quartiere e di un’intera città, augusto sovrano pallonaro le cui sontuose parabole balistiche assurgono a messianiche parabole profane da distribuire ad una platea in visibilio.

Regia: Skanf & Puccio

Origine: Italia, 2016

Distribuzione: Distribuzione Indipendente

Durata: 85’