"Fast and Furious 6", di Justin Lin

Fast and Furious non fallirà mai. E' una macchina semplice ma perfetta. Rilancia le sue pedine mescolando le parti (etiche, sentimentali, meccaniche, culturali) e tessendo nuove relazioni. Ecco allora che in questa sesta avventura – forse l'ultima diretta dall'ottimo Justin Lin – quelli che fino a ora erano stati rivali, diventano alleati in un brusco cambio di prospettiva risolto con credibilità in pochissimi minuti a inizio film: il detective dell'FBI Hobbs questa volta non ricopre il ruolo del cacciatore della gang di Dom Toretto, ma ha anzi bisogno dell'intera squadra per sgominare un gruppo di professionisti mercenari che colleziona pirotecnici colpi in Europa per impadronirsi di un chip che vale miliardi di dollari. L'asso della manica di Hobbs per convincere i nostri a passare dalla sua parte è Lettie. La ex compagna di Toretto è infatti ancora viva e lui è disposto a tutto pur di rivederla e portarla con sè.

Il numero 6 raddoppia soprattutto i duelli, le location (Spagna, Londra, Mosca, ancora Tokyo), personaggi speculari (il corpo a corpo tutto femminile tra Michelle Rodriguez e la Gina Carrano di Knockout). Eppure la semplice perfezione di Fast and Furious, o più precisamente la sua infallibilità,  risiede nella sua evidenza rituale con la quale ricompone la serialità cinematografica (con tutte le dovute precauzioni necessarie nell'usare questo aggettivo nel 2013) fondendo la consapevolezza teorica con la forza bruta del prodotto spettacolare. Ma non è solo questo. Passo passo ci si è affezionati a questa famiglia di fuorilegge a quattro ruote. Sono infatti una vera famiglia americana, come lo stesso Toretto/Diesel tiene a precisare in più di un'occasione. Una famiglia acquisita, multietnica (l'italiano, l'irlandese, il nero e il cinese) ma incompleta, alla quale manca il tassello Lettie. Tutto il film funziona come pretesto per la ricomposizione del quadro. Sin dai titoli di testa Lin gioca sulle immagini delle puntate precedenti per riassumere la serie e arrivare con nettezza a chiudere il cerchio. Per chiudere il cerchio però in questo caso non serve tanto il meccanismo quanto il sentimento. In questo sesto capitolo sembra insinuarsi una spaccatura definitiva tra il sentimento e il meccanismo a vantaggio del primo. Quello che il "nemico" Shaw crede di intravedere come punto debole nella squadra di Toretto ovvero la sua umanità, il suo essere una famiglia disposta al sacrificio per ogni suo membro, è in realtà la carta vincente del team, che oltrepassa la perfezione del piano perfetto e della tecnologia attraverso l'imprevedibilità dell'amore e la ricomposizione del gruppo.
La famiglia come religione. Atto estremo per saltare da un carro armato o da un ponte e abbracciare in volo la propria amata, salvarle la vita, rinfrescarle la memoria e il passato. Da non crederci. Se non fosse un Fast and Furious si potrebbe persino parlare di Wes Anderson o P.T.A. e della Poetica di (quasi) tutto il cinema americano contemporaneo. Ma è un Fast and Furious. E allora faremo finta di non farci caso e ci godremo una volta ancora questa immutabile corsa sulla resistenza dei corpi dentro un mondo con sempre meno confini da tracciare e sempre più metropoli da distruggere e attraversare.

Regia: Justin Lin
Interpreti: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Universal Pictures Italia

Durata: 145'