If I had a Gunn – James Gunn e il superhero movie 2.0

James Gunn tra DC e MCU ha in pugno il destino dei cinecomics, con Suicide Squad 2 e il terzo annunciato Guardiani della Galassia. Dalla Troma a Hollywood ecco come ha riscritto le regole del gioco

«If I had a gun
I’d shoot a hole into the sun»

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Se a Noel Gallagher basta una pistola per forare il Sole, alla DC e alla Marvel basta impugnare James Gunn per creare un buco nella stella madre dell’industria. Il blockbuster americano non è mai stato così lucente e a prova di pallottola come oggi. È qualcosa che ha dimenticato la distanza con la Terra, pronto a ferirsi e a sanguinare come un mortale. Il cinema hollywoodiano non è più una sfera di cristallo intoccabile dove lo spettatore si rifugia per scappare dal quotidiano. Non è più il musical tra realtà e sogno di Vincente Minnelli, è una danza nello spazio tra donne e uomini coperti da mantello pronti ad esibirsi in straordinarie coreografie e combattimenti all’ultimo sangue. Il foro annulla la distanza tra seggiolino e schermo. È un passaggio che risucchia esseri umani, con i propri dolori e ricordi, in mondi lontani e senza orizzonti, dove però finalmente ci si riesce a riconoscere. Un po’ come Star-Lord, versione moderna della Judy Garland risucchiata ad Oz, tutti i nuovi personaggi dei blockbuster sono autentici, veri. Persone in carne ed ossa che vengono masticate e sputate in un nuovo universo, dove senza punti di riferimento devono imparare a riconoscere se stessi.

Per far sì che le statue dei cinecomics sudassero e puzzassero come esseri umani, è bastato far passare dal foro il cinema di un regista che non si è mai troppo preso sul serio e che ha sempre utilizzato il mezzo come pura macchina per lo spettacolo. Un tendone da circo dove la distanza tra naturale e soprannaturale e già di base avvertita dagli stessi protagonisti che utilizzano l’esibizione per diventare altro, per accettarsi finalmente come uomini e donne. È bastato dar libertà ad un folle come James Gunn per cambiare le strategie produttive dietro ai colossi del cinema commerciale che dall’arrivo dello sceneggiatore di Terror Firmer (1999, Lloyd Kaufman) hanno cambiato completamente modo di pensare le loro opere. Sempre più aperte agli universi espansi, sempre più umane e scanzonate. Il cinema di James Gunn parte proprio dal ragionare su che cosa vuol dire essere spettatore. I suoi personaggi si muovono come, e tramite, le icone pop che li hanno formati; come il Peter Quill ancorato ai ricordi del passato filtrati da musica e telefilm. Il combattimento diventa transizione. Balletto sulle note di Mr. Blue Sky come a confermare che lo spettacolo, in realtà, sia qualcosa fatto da uomini e donne normalissimi che tramite il palco diventano divinità.

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James Gunn nasce nel Missouri e fin da piccolo si interessa all’horror e ai film low budget. All’età di soli 12 anni, insieme ai fratelli, gira i primi corti in 8mm a tema zombie. Interessi che lo porteranno nel 1995 ad entrare nelle grazie di Lloyd Kaufman, patron della Troma, con cui inizierà una stretta collaborazione. Firmerà pezzi storici della casa di produzione, da Terror Firmer a Tromeo e Juliet (1996, James Gunn e Lloyd Kaufman); passando anche dalla serialità con Tromaville Cafè (1997-2000, James Gunn e Lloyd Kaufman), dimostrando una notevole abilità nello spostarsi da un linguaggio all’altro. Firma anche progetti come i due Scooby-Doo di Raja Gosnell (2002-2004), Dawn of the Dead di Snyder (2004), il mockumentary Lollilove (2004, Jenna Fisher), la webseries a tema pornografico PG porn (2008-2009, James Gunn) e il videogame Lollipop Chainsaw. Produzioni con linguaggi e medium differenti dove però è riconoscibilissima la sua mano.

C’è sempre un uomo normale che si scopre eroe quando incontra il Male. Nei suoi film, invece, i protagonisti sono “mongoloidi” (come viene chiamato continuamente Rainn Wilson in Super del 2010) che cercano tramite l’atto eroico di diventare esseri normali. Non c’è mai un male effettivo, sono i personaggi che creano caos e lo fanno uscir fuori. Tutti outsider e antieroi pronti a prendersi la propria rivincita verso la società. Si parte sempre dall’icona per poi pian piano umanizzarla e mostrare gli unici mostri reali da combattere, quelli personali. Il modo di lavorare di Gunn è figlio del Toxic Avengers (1984) di Kaufman; si cerca di dare un’alternativa ai mondi muscolari perfetti della Marvel.
Proprio quest’ultima, comprendendo le potenzialità di lavorare sul kitsch e il demenziale, ha continuato negli anni a collaborare con il regista portando a compimento un universo espanso tra i più ricchi, veri e divertenti degli ultimi anni. I supereroi hanno iniziato ad avere psicosi e a lottare per le proprie musicassette. Hanno cominciato a giocare a Fortnite e ad ubriacarsi. Il modus operandi del regista di Super ha rivoluzionato l’industria. Dopo il suo arrivo ad Hollywood sono nati prodotti che solo dopo l’esperienza Guardiani della Galassia potevano essere compresi e apprezzati dal grande pubblico. L’eroe muta forma: con Gunn queste semi-divinità sono diventate scurrili e violente, rispecchiando alla perfezione l’immagine predetta da Garth Ennis già nel 2006 con il suo The Boys, dal 2019 prodotto di punta di Prime (ideato da Eric Kripke) che sembra un figlio nato tra James Gunn e Zack Snyder.

Proprio nel periodo Justice League (2017), con l’allontanamento di Snyder sostituito dall’uomo-Marvel Joss Whedon, è iniziata a maturare la volontà di una nuova Snyder Cut che di fatto ha aperto la DC al riconoscimento di una certa autorialità per i propri prodotti. Nel frattempo, dall’altra parte della barricata, per dei vecchi tweet risalenti al periodo Slither (2006), in cui il regista ironizzava su stupro e AIDS, James Gunn viene allontanato dalla Disney. Qualche giorno dopo, la DC cosciente della grossa opportunità ingaggia il regista per un nuovo Suicide Squad, cercando di sfruttare il suo potenziale per cambiare volto ad un universo fumettistico che non riesce ad avere il successo dei prodotti di Kevin Feige. Dopo il suo licenziamento tanti si sono schierati dalla sua parte, con Dave Bautista tra i più accesi sostenitori. Sono bastate le critiche dei fan e il sostegno dei colleghi (Spielberg ha fatto una top 20 dei suoi film preferiti dove Gunn è in quinta posizione) per portare la Marvel a richiamarlo per il terzo capitolo dei Guardiani; con il regista che attualmente, tra Dc e Marvel, ha in pugno il destino dei superhero movies.

Dopo il 4:3 televisivo della Snyder Cut anche la DC si è aperta alla serialità e a nuovi universi (su HBO Max uscirà Peacemaker sempre curata da Gunn). Forse avere Gunn dalla propria parte è l’unico modo per colmare finalmente il gap con Avengers e soci. C’è un cinema blockbuster pre-James Gunn e un cinema post che non può prescindergli. Il cinema e la serialità televisiva hanno bisogno di pirati sulla dancefloor e western spaziali (il successo di The Mandalorian ne è l’esempio). Ci sono supereroi tossici da rendere umani e nuovi Soli da colpire con le proprie pallottole.

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