Il primo giorno della mia vita, di Paolo Genovese

Affronta il tema del suicidio con approccio metafisico analogo a The Place, senza però riuscire mai realmente a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Dal romanzo omonimo del regista del 2018

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Due anni dopo Supereroi, Paolo Genovese torna alla regia con Il primo giorno della mia vita, adattamento cinematografico del suo romanzo omonimo del 2018. Rispetto alla vicenda a tinte rosa da melò classico del film precedente, qui Genovese ritorna alle atmosfere gravose e metafisiche di The Place, stavolta affrontando il complesso tema del suicidio. Anche qui troviamo un personaggio misterioso con capacità soprannaturali che sembra seguire un qualche tipo di disegno divino, ma in questo caso più che un diavolo si parla di un angelo custode, un po’ come Clarence di La vita è meravigliosa.

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Quattro persone schiacciate dalle difficoltà della vita hanno deciso di farla finita. Arianna (Margherita Buy) non è mai riuscita a superare la morte della figlia adolescente. Napoleone (Valerio Mastandrea), tra Tom Cruise in Magnolia e Terence Stamp in Yes Man, è un guru motivazionale che soffre di depressione profonda. Emilia (Sara Serraiocco) è una ginnasta finita in sedie a rotelle dopo una carriera da eterna seconda. Daniele (Gabriele Cristini) è un giovane youtuber costretto dai genitori a creare video in cui si ingozza di cibo. Nell’istante esatto in cui stanno per togliersi la vita, un uomo (Toni Servillo) si presenta loro e gli chiede sette giorni di tempo per poter cambiare la loro “prospettiva”. Così ha inizio una settimana sospesa nel tempo in cui i quattro protagonisti senza poter bere, mangiare o essere visti, saranno condotti dall’uomo misterioso lungo un percorso di rinnamoramento alla vita.

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Come nel paradosso del gatto di Schrödinger, i quattro personaggi del film sono allo stesso tempo sia morti che vivi, come se si trovassero in una sorta di limbo o un nonluogo di passaggio. Proprio per questo motivo ci si ritrova spesso in auto, treni, tram, ponti o stazioni. Si tratta di una parentesi tra un prima e un dopo, un momento di attesa che nella realtà dei fatti non esiste davvero. Coerentemente con questo discorso la fotografia assume toni pallidi e sbiaditi, così come il volto degli attori perde vitalità e le scenografie si fanno lugubri e angoscianti. La Roma di Il primo giorno della mia vita è quasi irriconoscibile, fredda, opaca e spesso semideserta, costantemente bagnata da una pioggia incessante che rispecchia a pieno l’umore dei protagonisti. Tutto l’impianto tecnico ben supporta la tematica principale del film, ma è proprio la struttura narrativa a non riuscire in nessun modo a comunicare realmente con lo spettatore. La minuziosa sceneggiatura scritta dallo stesso Genovese insieme a Rolando Ravello, Isabella Aguilar e Paolo Costella, resta impressa su carta senza prender vita dalle granitiche interpretazioni attoriali e dalle varie dinamiche narrative. Un film che vuole parlare di suicidio in relazione ad un percorso di rinnamoramento alla vita, deve riuscire ad emozionare lo spettatore senza fare leva solo su una lunga sequela di dolori, tragedie e perdite. Senza scomodare il già citato capolavoro di Frank Capra, ciò che scarseggia qui è l’empatia necessaria a far appassionare lo spettatore alla vicenda, e di certo non aiuta la superficialità con cui sono trattate tematiche come il cyberbullismo o l’abuso psicologico in famiglie disfunzionali. Restano oltretutto alcune questioni profonde e molto interessanti affrontate in maniera soltanto parziale, come l’evoluzione del dolore col passare del tempo o l’effettiva libertà di decidere di togliersi la vita. Dilemmi a cui è difficile dare una risposta, ma che sarebbe stato bello affrontare con più attenzione.

Come nel caso di The Place, anche Il primo giorno della mia vita appare come un oggetto escludente, un film da osservare attraverso una grande vetrata che tiene lo spettatore ben al di fuori della storia.

Regia: Paolo Genovese
Interpreti:  Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, Sara Serraiocco, Gabriele Cristini, Vittoria Puccini
Distribuzione: Medusa
Durata: 121′
Origine: Italia, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2
Sending
Il voto dei lettori
2.57 (136 voti)
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    4 commenti

    • The Place non era coinvolgente? Veramente??? Personalmente l’ho adorato e apprezzato ancora maggiormente alla seconda visione. Mi sorprende che un film di quell’intensità sia filosofica, sia umana possa essere giudicato in questo modo. Avevo dei dubbi su quest’ultimo lavoro di Genovese, ma se può essere paragonato a The Place andrò a vederlo di sicuro (poi magari mi ricrederò, vedremo).

    • Luigi Condor Ercolani

      Le tematiche come il cyberbullismo o l’abuso psicologico in famiglie disfunzionali sono trattate in maniera superficiale perché sono marginali rispetto al vero cuore del film, ovvero la dimostrazione di come ogni vita abbia un significato non solo per chi la vive (nelle prove quotidiane, piccole o grandi) ma anche per chi ci sta intorno.
      Il fatto che l’autore della recensione si concentri su tali questioni passeggere dà l’impressione che il suo interesse per ciò che concerne il significato dell’esistenza, sia, nel migliore dei casi, superficiale.

    • Luigi Condor Ercolani

      Merita davvero. Per me anche meglio di The Place, che si perdeva un po’ nel finale.

    • Le intenzioni erano buone con spunti di riflessione importanti, peccato che il film non entri in empatia con lo spettatore e a tratti sembra non credano alla storia (surreale?)neppure gli interpreti, peraltro bravi in altri film. Salverei la Buy ma gli altri sono sprecati, peccato, poteva essere una occasione per toccare temi esistenziali moderni come l alienazione, il bullismo, l ansia di essere sempre vincenti e l impossibilità di elaborare distacchi dolorosi….aspettiamo un’ altra opportunità