L’ascesa di Timothée Chalamet

Vuole battere il record di permanenza sul red carpet il giovane Timothée Chalamet, che si attarda per firmare autografi e fare selfie con tutti i fan presenti a Venezia 76 per la prima di The King (2019) di David Michôd. Non si preoccupa delle tempistiche imposte, né dei richiami da parte degli organizzatori; con il suo modo di fare spontaneo, non nega a nessuno un abbraccio e un sorriso (addirittura bacia il braccio di una fan con la sua effige tatuata!), al fianco della compagna Lily-Rose Depp, conosciuta proprio sul set. L’attore emergente del momento, tanto richiesto quanto “alla mano”, appare lontano dalle convenzioni anche per quanto riguarda l’abbigliamento (indossa con disinvoltura un elegante ed etereo completo di seta grigio di Haider Ackermann con cintura a fascia in vita), oltre che per le scelte artistiche mai scontate. 

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Classe ’95, newyorkese doc, nato e cresciuto nel quartiere di Hell’s Kitchen a Manhattan, è figlio di un’ex ballerina americana e di un funzionario francese dell’Unicef; con lo zio regista, il nonno e la zia sceneggiatori, si può dire che il cinema gli scorra inevitabilmente nelle vene. La sorella maggiore Pauline, anche lei attrice, vive a Parigi, meta di numerose estati del giovane Timothée (motivo per cui ha imparato presto il francese). Sogna una carriera da calciatore, ma viene accettato nella prestigiosa Fiorello H. LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts: l’incontro diretto con il mondo della recitazione segna per sempre il suo destino.

Nel giro di pochi anni, scoppia infatti la “Chalamania”, fenomeno divistico che non si verificava, a questi livelli, forse dai tempi in cui DiCaprio divenne un sex symbol con il successo di Titanic. Incantando pubblico e critica, Chalamet sembra rappresentare uno squisito mix di mistero, innocenza, sensualità e spontaneità, accompagnato da un talento innato e da una totale dedizione al lavoro. Non esente da piccoli difetti (quando è nervoso diventa logorroico, secondo le sue dichiarazioni), riesce a far parlare di sè anche per alcune coraggiose scelte personali: dopo le accuse di molestie indirizzate a Woody Allen dalla figlia adottiva Dylan Farrow, l’attore ha destinato il compenso ottenuto per A Rain Day in New York a tre associazioni, tra cui Time’s Up, il movimento anti-molestie nato per iniziativa di trecento attrici. Dimostrando una grande maturità per la sua tenera età, ha affermato: «Voglio essere all’altezza dei coraggiosi artisti che mi circondano e che stanno combattendo affinché chiunque venga trattato con il rispetto e la dignità che merita».

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Dopo i primi ruoli minori in serie televisive (Law & Order – I due volti della giustizia, Homeland – Caccia alla spia) e in Men, Women & Children (Reitman, 2014), si fa notare nei panni di Tom Cooper (la versione adolescente di Casey Affleck) in Interstellar (2014) di Christopher Nolan. Ma il suo vero esordio da protagonista a livello internazionale si deve all’interpretazione del diciassettenne Elio, a fianco di Armie Hammer, nella storia d’amore dai toni nostalgici in Chiamami col tuo nome (2017) di Luca Guadagnino, basato sul romanzo di André Aciman e sceneggiato da James Ivory, per il quale ottiene a soli ventitré anni la nomination all’Oscar e ai Globe come miglior attore protagonista. L’enorme successo inaspettato lo gratifica e lo lusinga, spingendolo a migliorarsi sempre di più.

Dal 2017, essendo diventato ormai un volto riconosciuto e apprezzato, intensifica la sua attività lavorativa, sfornando una sfilza di film in cui interpreta ruoli solitamente accomunati da un atteggiamento ribelle e anticonformista, come il liceale Kyle in Lady Bird (2017) di Greta Gerwig, il tossicodipendente Nic in Beautiful Boy (2018) di felix van Groeningen e il riluttante erede al trono inglese Enrico V, di retaggio shakespeariano, in The King (presentato a Venezia 76 e targato Netflix). 

Talvolta predilige la vena comico – sentimentale, come nell’ultimo lavoro di Woody Allen, Un giorno di pioggia a New York, o nel remake di Piccole donne, ancora diretto dalla Gerwig, entrambi del 2019: nel primo veste i panni del giovane Gatsby Welles, al fianco della collega Elle Fanning, nel secondo è il timido orfano Theodore Laurie Laurence, segretamente innamorato di Jo March, tinteggiato dalla penna di Louisa May Alcott.

Per impersonare in modo verosimile i suoi personaggi Timothée ha imparato a suonare il pianoforte, a maneggiare la spada, ad andare a cavallo; ha perso quasi dieci chili per la scena dell’overdose in Beautiful Boy e ha dovuto tagliare la sua folta chioma per The King. Specialmente questi ultimi due film lo hanno impegnato e influenzato notevolmente. Dal primo si porta a casa il privilegio di aver lavorato a fianco di Steve Carell («attore e uomo fantastico», che interpreta un padre disperato, incapace di salvare il figlio dal vortice della droga) e la soddisfazione dell’impatto emotivo dirompente sul pubblico: «Volevo che questo film desse anche speranza e che offrisse la possibilità a tanti di essere sinceri, di guardare dentro loro stessi. Io non faccio l’attore per vanità: voglio interpretare il più possibile storie autentiche o storie di fantasia capaci però di dare qualcosa agli spettatori». Nel secondo ha l’opportunità di cimentarsi in un grande classico teatrale e letterario, senza però aspirare a emulare le performance eccellenti dei suoi esperti predecessori (Laurence Olivier, Kenneth Branagh): «Le loro interpretazioni erano così perfette che ho voluto allontanarmi da quei modelli così ingombranti. Volevo esplorare il suo lato tormentato, rappresentarlo più come essere umano che come re. È umana la sua indecisione nell’affrontare la guerra, è umana la sua sofferenza». Nei panni dell’antagonista, il Delfino di Francia, troviamo Robert Pattinson, probabile futuro interprete di Batman, nella nuova versione cinematografica DC diretta da Matt Reeves e prevista per il 2021; Chalamet, amante del genere, si è più volte dichiarato interessato al ruolo di Robin, ma ancora non abbiamo notizie certe al riguardo. 

Tra i progetti futuri del “ragazzo prodigio”, ricordiamo il sequel di Call Me by Your Name, tratto dal romanzo Find Me (2019) di Aciman, il fantascientifico Dune, remake della versione del 1984 di David Lynch, tratta dal romanzo omonimo di Frank Herbert del 1965 che sarà diretto da Denis Villeneuve, dove Chalamet interpreta il protagonista Paul Atreides e la commedia di Wes Anderson in uscita nel 2020, The French Dispatch, con un cast d’eccellenza (Kate Winslet, Christoph Waltz, Adrien Brody, Willem Dafoe, Benicio Del Toro, Frances McDormand, Bill Murray, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Saoirse Ronan). Non ci resta che aspettare!

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