LAVORI IN CORSO. Calopresti, Garrone, Del Toro, George Miller, Linklater

Un western atipico sulla fine di un mondo e il desiderio di riscatto: sono iniziate le riprese di Via dall’Aspromonte, nuovo film di Mimmo Calopresti con Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi e Sergio Rubini.
Tratto dall’omonimo romanzo di Pietro Criaco e scritto da Calopresti con Monica Zapelli (I cento passi), ci troviamo ad Africo, un paesino arroccato nella valle dell’Aspromonte calabrese dove, alla fine degli anni ’50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento.
Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera.
Giulia, la nuova maestra elementare, viene dal Nord, e vuole insegnare l’italiano (“se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”). Ma per il brigante Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non può diventare davvero un paese ‘italiano’.
Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, con Italian International Film e Rai Cinema, il film si dispiega tra inferno e paradiso, cronaca e favola, sulle orme di un luogo reale e dell’anima: “Africo è in Europa – dichiara il regista – e ci ricorda cosa, solo un secolo fa, poteva essere la nostra terra, ma in quanto sud assomiglia nei suoi sogni e nelle sue sconfitte, più che al nostro continente, a tutti i luoghi ai margini del mondo. Ancora vivi, ancora presenti, ancora disperatamente alla ricerca di un futuro, alla porte dell’Europa“.
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Un ritorno in grande stile e atteso da anni quello di Roberto Benigni, che, tra non poche polemiche suscitate sul web, si prepara a tornare sul set per un nuovo iconico ruolo alla regia di Matteo Garrone.
L’artista toscano vestirà i panni di Geppetto in Pinocchio, un’avventura fantastica sulla riga del celebre romanzo di Carlo Collodi che promette un’ottima spettacolarizzazione dell’immagine grazie anche al talento del due volte Premio Oscar per Miglior Trucco Mark Coulier (Grand Budapest Hotel, The Iron Lady) e della VFX Supervisor Rachael Penfold (The Revenant, Cloud Atlas).
Girare finalmente Pinocchio e dirigere Roberto Benigni sono due sogni che si avverano in un solo film – dichiara Matteo Garrone – Con il burattino di Collodi ci ‘inseguiamo’ da quando, bambino, disegnavo i miei primi “storyboard”. Poi, negli anni, ho sempre sentito in quella storia qualcosa di familiare. Come se il mondo di Pinocchio fosse penetrato nel mio immaginario, tanto che in molti hanno ritrovato nei miei film tracce delle sue Avventure. Avere finalmente l’opportunità di lavorare insieme a Roberto è per me un’occasione straordinaria: Pinocchio sarà un film per tutta la famiglia, grandi e piccoli, e nessuno come lui, che ha divertito e commosso milioni di spettatori in tutto il mondo, riesce a emozionare il pubblico di ogni età. Lo ringrazio per la fiducia che mi ha dimostrato accettando di condividere con me questa nuova, spericolata avventura“.
Una coproduzione internazionale Italia/Francia prodotta da Archimede con Rai Cinema e Le Pacte, in associazione con Recorded Picture Company.
Le riprese, che inizieranno nei primi mesi del 2019, avranno luogo in Italia, tra Lazio, Toscana e Puglia.
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E quella di Pinocchio è una storia che ha stregato molti dei grandi del cinema: partirà infatti questo autunno la produzione di un film in stop motion basato sull’intramontabile favola di Collodi, diretto da Guillermo Del Toro al suo esordio nel campo dell’animazione.
Un musical ambientato nell’Italia degli anni ’30 quello del regista messicano, sognato da tanti anni e che ora Netflix annuncia con orgoglio.
Ecco cosa ha dichiarato Del Toro con vivo entusiasmo: “Nessuna forma d’arte ha influenzato la mia vita e il mio lavoro quanto l’animazione e nessun personaggio ha avuto un legame profondo con me quanto Pinocchio. Nella nostra storia, Pinocchio è un’anima innocente con un padre indifferente che si perde in un mondo che non può comprendere. Il nostro protagonista si imbarca in un viaggio straordinario che lo condurrà ad una profonda comprensione di suo padre e del mondo reale. Ho da sempre voluto realizzare questo film. Sono estremamente grato a Netflix e al suo eccezionale team per questa opportunità unica nel suo genere, che mi permetterà di presentare la mia personale versione di questo strano burattino al pubblico di tutto il mondo“.
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Dopo l’enorme successo di pubblico e critica con Mad Max: Fury Road, e non di meno una grande incetta di Oscar, il regista di film cult George Miller sta preparando il suo ritorno sul set con una pellicola che si firma come “un’epica storia d’amore”.
Three Thousand Years of Longing, titolo del progetto che prenderà il via nel 2019 per un’uscita programmata nel 2020, è scritto da Miller stesso e non ha ancora notizie certe circa la trama che l’autore racconterà.
Ad aumentare l’hype è l’indiscrezione secondo cui nei ruoli principali siano stati scelti Tilda Swinton e Idris Elba e, malgrado sia ancora tutto da vedere, ci auguriamo a breve delle conferme in merito!
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In attesa di Where You’d Go, Bernadette, adattamento cinematografico sull’omonimo libro comico che vedrà protagonista la divina Cate Blanchett, il regista Richard Linklater ha accettato di occuparsi di un nuovo progetto di cui sarà produttore, sceneggiatore e ovviamente alla regia. Parliamo di un biopic sul comico Bill Hicks, celebre performer deceduto nel 1994 a soli trentadue anni per un tumore al pancreas.
Prima di morire Hicks si dichiarò un grande fan del primo film diretto da Linklater, Dazed and Confused, uscito nel 1993. Una stima reciproca che ora può rivelarsi con rinnovato sentimento in una pellicola che tutti attendiamo con ansia e forti aspettative.
Non ce ne sono stati altri come lui – ha dichiarato Linklater a proposito di Hicks – Non possiedono la stessa voce, una combinazione unica di intelligenza, misticismo, politica, il tutto filtrato da un’angolazione del tutto personale. Per ogni cosa che la nostra cultura produce, mi chiedo sempre cosa ne avrebbe pensato Bill Hicks. Mi manca molto”.