Men In Black: International, di F. Gary Gray

Il quarto capitolo della saga Men in Black è un film sull’integrazione e sulla spasmodica ricerca generazionale del posto di lavoro. Il percorso dei personaggi è molto chiaro da questo punto di vista e la protagonista arriva addirittura a entrare forzosamente in un edificio della compagnia pur di chiedere di essere assunta.

International è un titolo perfetto che racconta programmaticamente il carattere itinerante e interrazziale di questo progetto che vede ancora Steven Spielberg come produttore esecutivo e che stavolta si avvale della mano registica fuori dal comune di F. Gary Gray. New York, Parigi, Londra, Marrakesch, Napoli. Si attraversano più continenti e si incontrano le razze aliene più bislacche in una sorta di viaggio in un Pianeta Terra che sembra soprattutto una neorepubblica partorita dal George Lucas di Star Wars.

In fin dei conti tutto Men in Black, nei suoi intenti ludici e nella weird fantasy, sembra venire direttamente dal lounge bar di Mos Eisley dove nel 1977 Obi Wan Kenobi e Luke Skywalker incontravano per la prima volta Han Solo. Ed effettivamente è una specie di Han Solo l’agente H interpretato da Chris Hemsworth, belloccio indisciplinato che è il pupillo del capo della sezione MIB di Londra (Liam Neeson) e che ha il compito di “istruire” al mestiere la giovane Molly/Agente M (Tessa Thompson). Lei è nativa di Brooklyn e per tutta la vita, dopo aver assistito a un incontro ravvicinato con un alieno, ha inseguito il sogno di entrar a far parte dei Men in Black. Ci riesce grazie alla benevolenza di una Emma Thompson impeccabile nella veste in nero d’ordinanza e che ha l’audacia di scherzare con la novizia sul nome declinato al maschile (ecco il metoo!) della compagnia. Molly viene mandata a Londra per far fronte insieme all’agente H a una razza aliena che intende mettere le mani su un’arma di distruzione di massa per distruggere l’intera umanità.

Dietro le dinamiche collaudatissime di scrittura, produzione e fedeltà alle regole di “genere”, anche se forse ci aspettavamo qualcosa in più da Gary Gray, autore con Straight Outta Compton di uno dei titoli seminali del New Black Cinema statunitense, il punto è ancora una volta salvare il pianeta, ma soprattutto stanare una “talpa” interna al Sistema, qualcosa di marcio nei Men in Black. La soluzione è una coppia di giovani agenti che riflette la dicotomia razziale lanciata con successo ai tempi di Will Smith e Tommy Lee Jones, ma arricchendola con sfumature di “genere”: lei (nera) e lui (bianco). Alla fine i ragazzi ce la faranno, sconfiggeranno il nemico ma soprattutto avranno entrambi una soddisfazione professionale. Molly avrà finito il suo periodo di prova ai Men in Black (lo stage più pericoloso e movimentato della storia dell’umanità ci viene da scherzare) e diventerà “fissa”. H verrà invece promosso Capo della sezione di Londra. E se alla fine il senso del film risiedesse soprattutto nel raccontare la nascita (im)possibile di una nuova classe dirigente?

 

Titolo originale: id.
Regia: F. Gary Gray
Interpreti: Tessa Thompson, Chris Hemsworth, Liam Neeson, Emma Thompson
Distribuzione: Sony
Durata: 115′
Origine: USA 2019