Misericordia, di Emma Dante

Una comunità di prostitute vive come può in un villaggio che dà sul mare e accudiscono Arturo, figlio innocente della violenza. Lo sguardo di Emma Dante si apre definitivamente. Special Screenings.

--------------------------------------------------------------
MASTERCLASS DI REGIA ONLINE CON MIMMO CALOPRESTI DAL 5 MARZO

--------------------------------------------------------------

Fin dalla prima inquadratura di Misericordia Emma Dante sembra aprire definitivamente il suo sguardo cinematografico. Dopo la stretta Via Castellana Bandiera e dopo l’appartamento de Le sorelle Macaluso ci ritroviamo, all’inizio del film presentato alla 18° Festa del Cinema di Roma, su una scogliera, in Sicilia. Un uomo picchia una donna, colpevole di aver provato a sfuggirgli insieme a suo figlio. Il suo corpo esanime viene gettato in mare. Un’enorme masso frana a valle, staccandosi dalla parete rocciosa. Posatosi il fracasso, nel morbido tappeto delle onde che si infrangono sugli scogli si fa strada un pianto. Una pecora lo segue fino a una rientranza. È Arturo (un tenerissimo Simone Zambelli), figlio innocente della violenza. Basta un taglio di montaggio per vedere Arturo camminare, danzare e girare girare girare a più non posso. Il suo corpo è cresciuto, ma non si può dire lo stesso per tutto il resto. Si prendono cura di lui le donne della comunità stabilitasi in riva al mare, in una baia incastrata tra due promontori. Scopriamo presto, così, che anche uno spazio aperto può trasformarsi in una prigione.

--------------------------------------------------------------
10 ANNI SENZA PHILIP SEYMOUR HOFFMAN 2014/2024

--------------------------------------------------------------

Sono prostitute le donne che abitano quel villaggio fatto di lamiere e pronto ad allagarsi alla prima pioggia. Aiutandosi a vicenda, riescono a cavarsela come possono tra la povertà graffiante e la crudele guardia del Maiale, di Polifemo, del loro pappone. Quando il suo unico occhio buono si posa su Arturo, lui ne rimane sempre scosso. A calmarlo, come sempre, ci sono Betta e Nuccia (Simona Malato e Tiziana Cuticchio complici irresistibili). Anche di notte, quando il sonnambulismo lo fa vagare lontano dal letto. Di giorno può andare ovunque, rincorre i ragazzini del villaggio, segue il pastore (ma lo si può davvero definire così?) e le sue pecore, ma di notte rischia di spaccarsi la testa. “E come fa Betta a vivere senza di te?”, gli chiede Betta stessa, cogliendo tutte le risposte che le servono nel sorriso di Arturo. Gli dà una matassa e lui in tre passi è già corso fuori. In un edificio ormai abbandonato e senza tetto, Arturo collega il filo a un chiodo affisso alla parete e lo dispiega, creando una ragnatela di lana sospesa nella stanza.

Sospesa è anche l’atmosfera che ricerca in Misericordia Emma Dante, con un mondo brutto, sporco e cattivo in cui però una carezza o un girotondo possono aprire le porte del lirismo. La regista si muove al confine, sia sul piano estetico, con il cinema e il teatro che si trovano a dialogare insieme a una componente scenografica che diventa quasi installazione colossale, sia sul piano narrativo, con la linea più simbolista del film e quella più calda e di cuore che si intrecciano senza mai annodarsi, componendo una storia capace tanto di scaldare quanto di far riflettere. Con un’umanità al collasso, Misericordia sembra mostrarci che l’ultima rete d’emergenza prima della caduta fatale ha una trama composta delle connessioni e dei legami umani che riusciamo a stringere. Solo così si può sperare non solo di sopravvivere, ma di vivere, persino tra le macerie.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
Sending
Il voto dei lettori
4.2 (5 voti)
----------------------------
AUTORI E STILI DI REGIA, UN CORSO ONLINE DELLA REDAZIONE DI SENTIERI SELVAGGI, DAL 27 FEBBRAIO

----------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative