Morta la fumettista Claire Bretécher

Nel firmamento c’era nominalmente già da qualche anno, dato che nel 2006 l’asteroide 236463 fu battezzato Bretécher proprio in suo onore. Dal 10 Febbraio anche il suo corpo si è ricongiunto con l’universo che per caso ma per fortuna l’aveva generata. Claire Bretécher, uno dei nomi di punta del fumetto francese degli anni Settanta, è morta nella sua casa di Parigi. A darne l’annuncio la casa editrice Dargaud con la quale collaborava da decenni. Nata nel 1940 a Nantes da una ricca famiglia borghese si trasferisce da ragazza a Parigi per sfuggire alla morbida oppressione della famiglia. Comincia subito a lavorare con le migliori riviste del settore Spirou e Tintin, con strisce che rivelano da subito il suo talento per l’invenzione narrativa piuttosto che per la ricchezza del tratto, volutamente semplice e chiaro. Nel 1972 crea insieme ai colleghi Gotlib e Mandryka la rivista L’Eco delle savane. Ma è nel 1973 che scompagina con forza la scena culturale francese con la pubblicazione in Nouvel Observateur della serie Les Frustrés (in italiano: I Frustrati). Il racconto delle idiosincrasie quotidiane di un gruppo di intellettuali agiati, radical-chic che con la supponenza di certa sinistra s’interfacciano a qualunque argomento dello scibile umano, la impone agli occhi del pubblico per l’acida sagacia con la quale è trattato.

Se nel 1976 Roland Barthes la definì il “migliore sociologo dell’anno” anche in Italia le sue opere trovarono modo di essere apprezzate grazie alla pubblicazione sulla rivista Linus dapprima e in seguito con la catalogazione operata da Bompiani. L’inserimento di un punto di vista femminile e particolarmente corrosivo (senza mai scadere nel cinismo puro) in un dibattito che nel nostro Paese aveva trovato perfetta rappresentazione cinematografica nel fondamentale Lettera aperta a un giornale della sera“, di Francesco Maselli le attirarono le simpatie di uno dei primi intellettuali italiani a riconoscere l’importanza del fumetto nella cultura italiana come Umberto Eco. Bretécher indirizzò la sua sardonia non solo verso l’arroganza borghese ma anche verso quella del potente movimento femminista francese di quel decennio con Cellulite, il racconto delle avventure di una principessa ninfomane disegnata perennemente col naso a trombetta. La sensibilità verso il suo stesso sesso, scevra dalle ideologie delle contemporanee, venne al contempo rimarcata con le bellissime tavole di Santa Teresa d’Avila, la famosa mistica carmelitana spagnola trasformata, lei sì, in una specie di femminista ante litteram. Oltre ai fumetti, Claire Bretécher si dedicò anche alla pittura raccogliendo una serie di ritratti a colori negli album Portraits e nel successivo Moments de lassitude.

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