Natale in casa Cupiello, di Edoardo De Angelis

Ancora visibile su RaiPlay la versione del classico eduardiano dominata da Sergio Castellitto, tentativo di nevrotizzare il testo di De Filippo che trasforma lo stesso piccolo schermo in un presepe

L’operazione del Sindaco del Rione Sanità martoniano ha riacceso le attenzioni sul repertorio eduardiano, come Il giovane favoloso a suo tempo figliò un’intera cordata “letteraria” del nostro cinema (che prosegue ancora oggi, in attesa del D’Annunzio sempre castellittesco). Se Rubini è impegnato nelle riprese della storia dei fratelli De Filippo e del rapporto col padre Scarpetta, Edoardo De Angelis ha sobillato gli animi dei “puristi” con la sua versione del classico natalizio per eccellenza, andata in onda qualche giorno fa e ora disponibile su RaiPlay.
Basterebbe in realtà il pianosequenza iniziale per cogliere le intenzioni del cineasta di Indivisibili, che appare nel cameo di una di queste figurazioni da presepe innevato che si muovono lentamente al ritmo delle musiche di Enzo Avitabile, per dare il via al rientro in casa di Concetta/Marina Confalone, la quale letteralmente “risveglia” la scena accendendo le luci e aprendo le finestre sulla casa. È un film tutto ad altezza presepe, questo Natale in casa Cupiello, se non proprio filtrato dal punto di vista del presepe (lo chiarisce la messinscena del fido Ferran Paredes Rubio, che pone spesso e volentieri il presepe al centro del quadro, a volte proprio in primissimo piano a coprire le figure umane in una sorta di soggettiva delle capanne, fino alle infiltrazioni “oniriche” tra le statuette dell’ultima sezione). Lucariello muove i familiari come personaggi della sua architettura di colla e cartapesta, e li porta puntualmente di fronte al presepe come angolo confessionale: e allora com’è questo Luca Cupiello di Sergio Castellitto, che riemerge dal profondo di un cumulo di coperte come fosse stato rievocato da De Angelis e Gaudioso dalla sua sepoltura sotto i drappi ammucchiati di un palco in disuso?

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Nel presepe del piccolo schermo RAI questo è il Castellitto volto delle fiction degli ultimi decenni, un corpo che è stato Fausto Coppi, Padre Pio, Don Milani e Aldo Moro: De Angelis ne accentua l’abituale isteria performativa alla ricerca di una vena shakespeariana dichiarata esplicitamente in interviste e backstage – e c’è da dire che l’analogia, quantomeno dal punto di vista dell’immaginario popolare, è funzionale, visto che entrambi i drammaturghi hanno subito qualsiasi tipo di riadattamento e reinvenzione, dall’amatoriale alle grandi produzioni (dalle mie parti Eduardo in salentino è un must delle reti locali…). Nella direzione di un Lucariello “finto tonto” dal tono amletico (il presepe come Mouse Trap?), Castellitto e De Angelis si accordano sul restituire un protagonista “dissociato, nevrotico” (cit. Leonardo Lardieri, conversazione privata sul film) come fossimo in una versione di Kenneth Branagh, tra l’istrionismo del mattatore e i barocchismi tipici delle aperture del regista, piccoli intermezzi in esterni dalla tavolozza quasi fiabesca.
È vero che l’impianto soffre maggiormente soprattutto nella parte iniziale, dove deve scontrarsi con uno dei primi atti più proverbiali di tutto il repertorio italiano, con battute mandate a memoria da intere generazioni di spettatori cresciuti con le versioni tv di Eduardo, e quasi mai si dimostra in grado di restituire il potenziale comico di alcuni battibecchi. Poi però l’entrata in scena di Pina Turco rivela il tentativo, suggerito anche dalla gestione di spazi e scenografie, di connettere De Filippo con le parabole teatrali del Novecento sue contemporanee: questa Ninuccia sembra quasi uscita da un Tennesse Williams, a cercare di cogliere una buona volta il portato internazionale dell’autore, al di là dei dialetti e del genius loci.

 

Regia: Edoardo De Angelis
Interpreti: Sergio Castellitto, Marina Confalone, Adriano Pantaleo, Toni Laudadio, Pina Turco
Distribuziome: Rai Play
Durata: 110′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.5 (8 voti)
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Un commento

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    Avendo avuto la Fortuna di vedere l’originale a teatro il paragone con il film-parodia di Raiuno appare stridente; a parte il “tradimento” dell’ambientazione (anni Cinquanta, ma perchè? Neve a Napoli, ma quando?). L’affresco eduardiano di emozioni familiari risulta irrimediabilmente perso in interpretazioni prive di spessore, meri esercizi recitativi che appaiono senza speranza di restituire ai personaggi le intenzioni dell’Autore. Da dimenticare in fretta …