Red Screening. Proiezione mortale, di Maximiliano Contenti

Dall’Uruguay arriva uno spietato slasher rosso sangue che rievoca Dario Argento ambientato in una sala cinematografica. In anteprima nazionale al Monsters – Taranto Horror Film Festival

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Una lunga ripresa aerea alla Kubrick segue una macchina rossa addentrarsi nella piovosa cittadina di Montevideo. Il misterioso uomo alla guida parcheggia di fronte al cinema Opera e addenta un’oliva conservata in un barattolo di salamoia. Dopo aver indossato l’impermeabile e i guanti di pelle nera, acquista il suo biglietto e finalmente si rifugia nel cinema, perpetuo tempio della visione collettiva. L’incipit di Red Screening contiene già in nuce alcuni elementi costitutivi della visione del regista uruguaiano Maximiliano Contenti. Il rosso sangue del titolo e dell’auto pervade l’intera opera, dalle poltrone del cinema alla fotografia tovoliana in stile Suspiria. Il film è un continuo omaggio al cinema giallo e horror italiano degli anni ’70 e ’80, a cominciare proprio dal nome del cinema che richiama direttamente il film di Dario Argento. Come Opera anche Red Screening si concentra sul senso della vista e dello sguardo, sia in funzione di visione cinematografica sia nel significato più fisico dell’organo visivo.

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Montevideo, 1993. In un cinema locale la serata sembra scorrere tranquillamente tra una proiezione e l’altra. Ana è una studentessa che per una sera decide di sostituire il padre proiezionista affaticato dal troppo lavoro. Durante la proiezione del film horror Frankenstein: Day of the beast, un silenzioso quanto spietato assassino inizia a mietere vittime fra gli ignari spettatori. Sarà Ana a doverlo affrontare per salvare l’ultimo spettacolo e gli spettatori superstiti.

A parte la sequenza iniziale, tutto il film è ambientato all’interno del cinema, tra la sala, l’atrio e il bagno. In questo senso Red Screening ricorda molto da vicino un altro film in cui il Maestro del Brivido ha messo le mani: Dèmoni di Lamberto Bava. In entrambi, il racconto si sviluppa all’interno del cinema, ma soprattutto si trova grande correlazione tra ciò che viene proiettato sullo schermo della sala e ciò che avviene tra le sue poltrone. Lo spietato assassino di Red Screening decide di attaccare e uccidere il primo spettatore proprio quando il suo “collega” sullo schermo miete la sua prima vittima. L’assassino uccide secondo un chiaro processo mimetico e sembra addirittura conoscere già il film a cui sta assistendo, come se fosse pronto ad uccidere ancor prima che il mostro del film si avvicini alla sua vittima. Oltretutto il film scelto da Contenti (diretto da Ricardo Islas, l’attore che interpreta l’assassino) crea un netto cortocircuito temporale data la sua uscita nelle sale di ben 18 anni successiva al 1993. Oltre l’assassino, il film non sembra interessare molto gli spettatori in sala, caratterizzati come il perfetto stereotipo della vittima da film horror. Una coppietta approfitta del buio per dar sfogo alle proprie voglie, un signore sbotta verso un gruppo di ragazzini rumorosi mentre abbandona infuriato la sala, di fatto salvandosi la vita. L’unico personaggio che sembra genuinamente interessato a ciò che avviene sullo schermo è un bambino che si è intrufolato in sala per riuscire a guardare quel film a lui naturalmente precluso. Il bambino è fatalmente attratto da quelle immagini così cruente e proibite, ed anche quando sembra non riuscire a sostenere lo sguardo coprendosi istintivamente il viso, continua a sbirciare tra le dita della mano. Quel bambino appare come l’unico vero spettatore del film, l’unico morboso osservatore della sanguinosa realtà che gli accade intorno. Il bambino e il killer risultano molto più simili di quanto si possa pensare. Anche l’assassino infatti è un morboso collezionista di sguardi altrui, condannato dalla sua sanguinaria ossessione alla continua ricerca di fresche ultime “visioni”.

Nel momento in cui il film si interrompe per un problema del proiettore finisce la magia e si torna alla realtà. I morti vengono scoperti e l’identità dell’assassino rivelata. Da qui in poi il racconto prende una piega slasher giocando con le continue apparizioni/sparizioni dell’assassino. Le brutali sequenze delle uccisioni sono girate con grande gusto estetico e buona padronanza del mezzo, integrando gli effetti gore artigianali tipici del B-movie con la raffinata composizione di Argento e simili. Le morti diventano sempre più organiche e viscerali mischiando liquidi corporei a truci amputazioni. Il regista riesce così a trarre il meglio dai fisiologici limiti di mezzi e recitazione dovuti al budget, costruendo un film piccolo ma ambizioso. Red Screening è un’operazione interessante che gioca con lo spettatore attraverso citazioni cinefile di ogni tipo (Cimino, Leone, Spielberg, Raimi) capace di esaltare ogni appassionato del genere horror e non solo.

Presentato in anteprima nazionale al Monsters – Taranto Horror Film Festival, il film sarà distribuito in un’edizione italiana curata da Koch Media nei prossimi mesi.

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