Speravo de morì prima, di Luca Ribuoli

“Speravo de morì prima” vorrebbe sovvertire in maniera originale le regole del biopic ma alla lunga non riesce a trovare una sintesi tra le sue anime, finendo prigioniero delle convenzioni

Speravo de morì prima, la serie Sky sugli ultimi anni da giocatore di Francesco Totti diretta da Luca Ribuoli e scritta da Stefano Bises e Michele Astori è un altro dei tasselli che descrivono lo strano rapporto del giocatore con il racconto di sé, costantemente in bilico tra semplicità quotidiana e simbolismo. Prima c’è stata l’autobiografia scritta con Paolo Condò, poi il documentario di Alex Infascelli, che ha provato a trovare una sintesi tra biografia emotiva ed epica sportiva.

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Il progetto di Bises, Astori e Ribuoli sul giocatore parte da qui, dal libro scritto da Totti che è già stata la fonte primaria del doc ma è cosciente di dover andare in una direzione diversa. Il desiderio della serie di muoversi in un percorso inedito per il biopic ce lo comunica in realtà anche il concept che la regge: Speravo de morì prima si concentra infatti solo su una parte della vita da giocatore di Francesco Totti (gli anni tra il 2015 ed il 2017) ed il modo goffo con cui si rapporta a elementi come filmati di repertorio o flashback, lascia già intendere quanto distanza voglia mettere tra lei ed un biopic canonico.

La serie desidera piuttosto offrire un ritratto ironico della figura di Francesco Totti, esaltando i suoi caratteri di mito formativo della Roma contemporanea. Al centro di Speravo de morì prima c’è quindi quel Totti che è una rassicurante personalità per i suoi tifosi, quasi una maschera carnevalesca che si fa archetipo dello sportivo tradito protagonista del mitologico scontro che lo ha visto contrapporsi a Luciano Spalletti. Il risultato è un’efficace resa straniata e quasi parodistica della figura del giocatore, un approccio felicemente inedito nel genere che porta il Francesco Totti ritratto da Pietro Castellitto a costruirsi attraverso le schegge di un immaginario mai così vario, che pesca tanto dall’humus della mitologia romanista, quanto da certi stilemi della commedia all’italiana e dal trash televisivo, arrivando a giocare con il grottesco del primo Sorrentino e con certe atmosfere del cinema americano, tra ribaltamento del genere sportivo e strizzate d’occhio alle rom-com.

Speravo de morì prima

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A lungo andare, tuttavia, la serie non riesce a fare pace con la sua natura e a sviluppare pienamente il suo concept. A tratti, infatti, Speravo de morì prima non nasconde il suo essere serioso racconto epico su Francesco Totti, utile a confermare il suo mito e a raccontare la sua versione del proprio ritiro, il tutto senza contraddittorio. Questa generale incertezza non può che affliggere il tessuto della serie a tal punto che, in certi momenti, persino gli attori sembrano indecisi sull’atteggiamento da adottare in scena, amplificando lo straniamento anche quando non è cercato. Al contempo, alla lunga, la serie approccia il suo passo autoironico senza un efficace ragionamento alle spalle, generando esiti tanto superficiali quanto eccessivi, il tutto mentre la diegesi riequilibra le carte in tavola con sequenze che celebrano Totti come eroe tragico senza tuttavia riuscire a ottenere un’efficace risposta emotiva dal pubblico. La serie di Luca Ribuoli finisce per fraintendere dunque le anime che la informano.

Piuttosto che adattare al genere sportivo e alla contemporaneità quelle figure linguistiche del racconto epico che inizialmente guarda e sovverte, Speravo de morì prima si rifugia in una ricorsività di gag e situazioni che rallentano la narrazione e disegnano una storyline priva di drammaturgia o anche solo dell’attenzione all’emotività del suo protagonista. Una scelta, questa, tra l’altro paradossale, perché il Totti di Castellitto, è entità diegetica suprema che come un buco nero attrae ogni elemento del racconto, anche gli altri personaggi, ridotti a fiacche entità bidimensionali. Si opta, alla fine, per un prodotto prevedibile ma soprattutto sempre più leggibile, prigioniero della sua identità di biopic a cui, pur controvoglia, finisce per tornare sempre.

Speravo de morì prima è dunque un progetto ambizioso ma impaurito, che baratta la sovversione del genere con il desiderio di piacere alle più ampie fasce di pubblico possibile, magari, perché no?, in primo luogo a quel tifoso che ha bramato di sentire raccontata questa storia da tutta la vita.

 

Regia: Luca Ribuoli

Interpreti: Pietro Castellitto, Greta Scarano, Gianmarco Tognazzi, Monica Guerritore, Giorgio Colangeli, Primo Reggiani
Distribuzione: Sky
Durata: circa 40′ a episodio
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.77 (22 voti)
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