The Northman, di Robert Eggers

Consapevole di muoversi su un immaginario multimediale saturo ma cinematograficamente fecondo, la vendetta vichinga di Amleth aspira a Shakespeare, sfiora Omero ma arriva a Snyder

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“Vendicherò mio padre. Salverò mia madre. Ucciderò Fjölnir”. Sta in questa ritmata tripartizione così vicina alla Trinità neotestamentaria – ma i cristiani in questo film non fanno una bella figura – la formula della trama prima e del turning point del pre-finale dopo dell’atteso The Northman.

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Il rude proposito di vendetta dopo la morte del padre pensato dal principe spodestato Amleth (Alexander Skarsgård, efficace quando si tratta di arcuare le possenti spalle e lanciare urla belluine, un po’ meno quando c’è da esprimere spaesamento di fronte al voltafaccia della madre) ambisce narrativamente alla semplicità dell’epica tragica. Rifacendosi all’episodio riportato dallo storico sassone Saxo Grammaticus e poi riadattato da Shakespeare nell’omonima tragedia, The Northman poteva così essere un ponte tra il pensiero occidentale moderno ed il primitivismo della società vichinga. Ma l’occhio di Eggers, come in The Witch, si ferma un passo prima dell’abisso delle proprie ambizioni e piuttosto che guardarlo in faccia s’accontenta di figurarlo mirabilmente.

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L’incredibile ricostruzione scenografica, piena di innevate case lunghe, magniloquenti Drakkar e scudi usati sia per l’attacco che per la difesa, non sorprende gli estimatori videoludici di titoli come Assassin’s Creed: Valhalla e God of War  che ne avevano già potuto apprezzare l’estetica grazie all’incredibile lavoro sulle ambientazioni fatto rispettivamente da Ubisoft e Santa Monica Studio.

Proprio il lavoro di Eggers sull’iconografia norrena, già in fase di pre-produzione, rischiava di apparire una tardiva emulazione di coeve serie tv di successo, come naturalmente la longeva Vikings. Il regista statunitense allora sceglie di non fermarsi soltanto alla superficie – anche in questo terzo lavoro tanta attenzione viene comunque riservata alla parte cromatica e all’impatto geometrico di alcune inquadrature – avvalendosi della collaborazione in fase di sceneggiatura dello scrittore islandese Sjon, nume tutelare dei miti ancestrali riguardanti la sua selvaggia patria. Il confine tra un tropo classico ed una quest banale è nel 2022 però sottilissimo: nonostante questo The Northman sceglie di andare all’arrembaggio di questo limine autoriale con l’ardore tipico dei normanni. Il risultato, se dapprima sorprende per l’intensità della sua messa in scena – l’aggressione sensoriale di alcune scene rimane anche dopo la visione – alla fine, vuoi anche per le sue insistite escursioni fantasy, rivela i suoi codici e le sue matrici con una specie di riverente ed ecumenico accademismo. In 136 minuti Eggers mostra infatti quasi tutti i cardini della società e della mitologia vichinga: dalla violenza delle razzie nei villaggi alle feste tribali, dai sacrifici umani al brutale codice etico, dall’Yggdrasill alle Valchirie, da Odino alle fumisterie stregonesche dei personaggi interpretati da Björk e Willem Dafoe.

Più interessante nell’antefatto che nell’attuazione della vendetta, The Northman nella seconda parte ambientata in Islanda smarrisce la tensione shakespeariana derivante dal fratricidio perpetrato dal mezzosangue Fjölnir ai danni del re Horwendil (un Ethan Hawke che fa un gigantesco lavoro sulla voce) per dare spazio alle incursioni stealth di Amleth nel villaggio guidato dallo zio dove s’è infiltrato come schiavo e all’ottenimento della spada maledetta in grado di ucciderlo. Anche l’interessante personaggio di Olga (Anya Taylor-Joy) viene presto incardinato come semplice love interest di Amleth, perdendo la sua peculiarità di sensitiva per passare al ruolo d’amante e futura madre della progenie che dovrà riscattare l’ineluttabilità fino a lì fatale della schiatta regnante. La predestinazione del nerboruto protagonista ha però sfumature più greche (l’accenno incestuoso con Gudrún rimanda allo stesso tempo sia ad Edipo che a Medea) che vichinghe ma si sa, ad Hollywood una mitologia vale l’altra.

Cosa resta allora di The Northman? La fascinazione per una popolazione selvaggia come i Vichinghi appare filtrata a più tornate da un regista fin troppo consapevolmente Altro, sia per distacco temporale che soprattutto, ahinoi, per primato culturale. Insistendo con compiacenza stilistica sulla ferocia virile dell’epoca inoltre il rischio è quello di diventare, come nel caso di Braveheart di Mel Gibson e di 300 di Zack Snyder materiale memestico per le destre di tutto il mondo, ben contente di avere un appoggio cinematografico così ben fatto alle loro deliranti teorie su sangue, patria ed onore (norreno, ovviamente visto che la storia patria latita). L’unico vero destino scritto dell’Amleth di The Northman – e sensu lato di tutto il cinema di Robert Eggers – è purtroppo probabilmente questo.

 

Titolo originale: id.
Regia: Robert Eggers
Interpreti: Alexander Skarsgård, Anya Taylor-Joy, Willem Dafoe, Tadhg Murphy, Nicole Kidman, Ethan Hawke, Kate Dickie, Björk, Claes Bang, Olwen Fouéré
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 136′
Origine: USA, UK 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
2.51 (43 voti)
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