The Social Dilemma, di Jeff Orlowski

Anche ad un osservatore distante dal problema, The Social Dilemma, appare come un prodotto inquieto e malfermo. Disponibile su Netflix e diretto da Jeff Orlowski, si inserisce in quel filone recente che studia i lati oscuri delle nostre identità digitali. Paradossale, tuttavia, notare quanto, soprattutto a contatto con quei progetti che l’hanno preceduto, The Social Dilemma, finisca per cedere quasi subito e svelare tutti i suoi limiti. Meno centrato di The Great Hack ma anche meno pop di Fyre, il problema di The Social Dilemma non in ciò che dice ma nel modo in cui sceglie di dirlo.

Volendosi rivolgere ad un target di non addetti ai lavori, piuttosto che scegliere un registro divulgativo che racconti la complessità del fenomeno, The Social Dilemma ignora le scelte linguistiche dei suoi fratelli maggiori e opta per un approccio tanto semplicistico da risultare fuori tempo massimo.

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La Rete raccontata da Orlowski è uno spazio irto di pericoli e zone oscure, in cui l’utente non è altro altro che merce da vendere al miglior offerente, una dimensione verso cui sarebbe meglio tenersi lontani piuttosto che cercare una qualche mediazione studiando un approccio consapevole al medium. The Social Dilemma sceglie la strada facile, ammonendo gli spettatori sui pericoli di internet con dito accusatorio e snocciolando dati e statistiche con un approccio tra il paranoico e il paternalistico. Non è un caso che la gran parte degli intervistati siano giganti del tech pentiti di non aver progettato una tecnologia più umana né è casuale che gli studiosi intervistati appaiano come dei saggi custodi del sapere, pronti ad avvertire gli spettatori dei pericoli di una dimensione solo apparentemente dorata.

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Approfondendo il limite linguistico di The Social Dilemma, si schiude però, sotto la superficie, un panorama inquietante che nasconde quello che forse è il lato più oscuro del film di Orlowski.

Alla base di The Social Dilemma c’è infatti un linguaggio che prima di essere problematico è paradossale.

Nel criticare i meccanismi con cui le piattaforme entrano in contatto con il pubblico il film non si fa infatti scrupolo ad  implementare quelle stesse strategie nel proprio sistema. Se risulta già ambiguo che un progetto del genere sia nel catalogo Netflix, inquietante è il modo in cui il progetto si approccia all’engagement dell’utente, stigmatizzato nel documentario ma centrale nel suo storytelling, come dimostrano i segmenti di fiction che puntellano il progetto, utili a spezzare l’attenzione dello spettatore e sempre più pervasivi man a mano che la narrazione si approfondisce.

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Forse ancora più grave, tuttavia, è il modo in cui il film si approccia al linguaggio delle fake news che il racconto condanna ma i cui tratti essenziali, tra paranoia, volontà di colpire l’emotività dello spettatore ma anche semplici scelte stilistiche, sono individuabili nel registro linguistico del progetto.

The Social Dilemma manca il bersaglio, dunque, ed è un peccato perché il film di Orlowski sarebbe potuta essere l’alternativa divulgativa perfetta per allargare lo spettro di riflessione su una tematica così centrale degli ultimi anni ad un bacino infinito di spettatori. Forse, tuttavia, ad Orlowski interessa maggiormente uno spettatore spaventato che consapevole; rivelatorio, in questo senso, è il modo in cui il film lasci scorrere le good practices da utilizzare in rete su dei titoli di coda che non è detto che qualcuno avrà la voglia di guardare.

 

Titolo originale: id.
Regia: Jeff Orlowski
Interpreti: Skyler Gisondo, Kara Hayward, Vincent Kartheiser, Sophia Hammons, Catalina Garayoa
Distribuzione: Netflix
Durata: 89′
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (4 voti)

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