Trolls 3 – Tutti insieme, di Walt Dohm e Tim Heitz

Un sequel che racconta la stanchezza della saga Dreamwork, che, salvo un paio di buone idee, gira presto su sé stesso. Si rialza forse solo nel finale. Alice Nella Città

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Al terzo film il franchise Dreamworks di Trolls pare già stanco, malgrado gli incassi come al solito straordinari che dovrebbero aiutare a sviluppare idee a getto continuo soprattutto se legate ad uno spazio narrativo che in due film è stato appena scalfito.

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E invece è un po’ come se tutte le energie fossero state spese nel complesso e sfaccettato world building del secondo capitolo. Trolls 3 – Tutti insieme, come il precedente diretto ancora da Walt Dohm (qui in collaborazione con Tim Heitz) cerca però di fare buon viso a cattivo gioco e a ripartire dalla formula base di ciò che l’ha preceduto, ponendo nuovamente al centro di tutto un altro viaggio raccontato, tuttavia, da un nuovo punto di vista.

Un giorno Poppy scopre infatti che da bambino l’amato Brench è stato un membro dei Brozone, una boy band all’apice del successo una ventina d’anni prima in cui cantava con i suoi fratelli. Ora, quando Floyd, uno dei membri della band, viene rapito da Velvet e Vaneer, duo di popstar che vorrebbero usare il talento magico dei Brozone per sfondare nel pop, Brench sarà costretto a riunire la band, appianare le divergenze del passato e partire insieme a Poppy al salvataggio.

E all’inizio l’idea di base pare quasi funzionare, a partire, forse, da questo cambiamento di focus tutto sommato coraggioso, che sposta le linee del racconto dai discorsi sociali dei film precedenti ad una satira giocosa del mondo del pop contemporaneo, tra l’uso sempre più pervasivo dell’autotune che maschera i difetti del canto a riferimenti divertiti non solo agli anni d’oro delle boy band, con gli N’Sync in testa, ma sopratttutto all’assurda parabola delle fake popstars Millie Vanilli.

Peccato che il racconto si inceppi quasi subito. La satira rimane in effetti uno spunto abbozzato, relegato a siparietti con i due cattivi che però rischiano costantemente di spezzare il ritmo del racconto, ma, a ben vedere, Trolls 3 – Tutti insieme pare proprio fare fatica a ragionare a tempo di musica come i precedenti capitolo. Lo tradisce in effetti la gestione farraginosa delle sequenze musical, quasi trattenute, rigide, mai davvero in grado di imporsi davvero sulla scena, ridotte ad un conveniente minutaggio da microclip su Youtube.

Trolls 3

 

Si parla troppo, in Trolls 3 e se ciò fa buon gioco alle dinamiche tra Poppy e Branch e, forse soprattutto, ad un ritmo del racconto che appena rischia di adagiarsi può contare su efficaci accellerate grazie a velocissimi scambi di battute o anche solo improvvisi giochi di parole ben piazzati, il film fa comunque fatica a reggersi sulla lunga distanza. È sempre più spento, intrappolato in una drammaturgia leggerissima, incapace di costruire una narrazione d’impatto o che almeno dimostri il desiderio di tornare ad esplorare quel mondo portato alla luce dal capitolo precedente.

Ci prova, forse, timidamente, attraverso la linea narrativa legata al nuovo personaggio Viva e al suo rapporto con Poppy, che pare un tentativo di tornare allo sguardo “sociale” dei film precedenti e che, almeno in prospettiva, potrebbe essere un buon modo per arricchire di sfumature una struttura che ha sempre meno spazio di manovra. Ma Viva entra in gioco troppo tardi e la sua storyline pare un colpo di reni improvviso di un film che, pur scalciando, gira sempre più a vuoto e che pare ritrovare una linea d’azione promettente solo in pochi momenti, come nella sequenza dell’infiltrazione nel club di Velvet e Vaneer o nell’intermezzo animato, che gioca con le atmosfere di Fantasia e dello Yellow Submarine di George Dunning.

Trolls 3 forse si libera davvero solo nell’ultimo atto. Lì il film pare davvero respirare, trovare una misura, riscoprirsi, soprattutto, film di puro movimento, un musical action a cento all’ora che ha il coraggio di immaginare persino un inseguimento in auto quasi completamente cantato. Pare un’illuminazione, una visione di ciò che il film sarebbe potuto essere fin dall’inizio, ma che comunque non riesce a nascondere il fiato corto della saga e, forse, il quasi totale scollamento tra lo spazio narrativo ed i suoi creatori.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
2 (1 voto)
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