Tutti vogliono qualcosa, di Richard Linklater

You say the hill’s too steep to climb, climb it.


You say you’d like to see me try, climbing.
You pick the place and I’ll choose the time,
And I’ll climb that hill in my own way.

 

E sì, scalerò quella collina, a modo mio. È proprio ascoltando l’ipnotico e meraviglioso refrain di Fearless dei Pink Floyd che un misterioso e strafumato studente fuori corso (Willoughby) dice a tutti i suoi compagni, strafumati anch’essi, una frase centrale per tutto il cinema di Richard Linklater: “bisogna trovare l’essenza all’interno della struttura”. Ecco, questa frase potrebbe essere veramente la tag line dell’intera filmografia del cineasta texano che tra alti e bassi, film memorabili e altri dimenticabili, ha sempre cercato di trovare il suo personale modo di scalare la collina. Ha sempre cercato l’essenza all’interno della struttura, una voce originale all’interno di una cinefilia esibita che spazia dal genere hollywoodiano ai grandi autori delle vague europee. Cogliendo l’essenza negli interstizi e nei momenti di passaggio tra l’alba e il tramonto, l’infanzia e l’adolescenza, il liceo e il college. Insomma la macchina da presa di Linklater cerca tracce di vita all’interno del cinema e viceversa, ambizione non da poco, spesso spropositata, ma che ne fa ancora oggi uno degli autori più interessanti nel panorama indie americano.

everybody-wants-some-image1Veniamo al punto. Cosa fare dopo Boyhood? Da dove ricominciare dopo il film inseguito e filmato in dodici lunghi anni? Linklater sceglie di tornare alle origini, al suo Dazed and Confused del 1993 (c’erano i Led Zeppelin, quella volta), cambiando disco con i Van Halen di Everybody Wants Some!! e tentando un ideale sequel che dall’ultimo giorno di quella High School ci porti al primo giorno di questo college. Ancora un momento di passaggio, pertanto, uno stacco di montaggio della vita verso il dopo-Boyhood: Linklater torna al suo Texas nel 1980 e torna ad un autobiografismo evidente, filtrato però dalla memoria del cinema e dai suoi archetipi ormai codificati (da Animal House a Fandango) in questa fenomenologia della vita da college che si dipana davanti ai nostri occhi con leggerissima naturalezza.

L’alter ego questa volta si chiama Jake: è un ragazzo che incontriamo in auto, ascoltando My Sharona e viaggiando felice verso una nuova avventura, la casa del baseball, dove da bravo lanciatore liceale andrà a vivere sperando di giocare nella squadra dei “grandi”. Un appartamento fuori dal campus, traballante, pieno di veterani e matricole uniti in un comune sentimento: tutti vogliono qualcosa. Il film tratteggia benissimo la nascita dell’amicizia virile che nasconde la competizione maschile, in quel mix di spacconeria tribale e intima fragilità nell’approccio con le donne: il vero cuore pulsante e la vera tensione onirica di tutto il film. L’amore visto come orizzonte immaginario dell’età adulta, visto sempre da lontano: Beverly, la ragazza di cui si innamora istantaneamente Jake, è dalla prima inquadratura il “suo cinema più bello”.

2E allora: come in Boyhood ma con molta meno programmaticità, Linklater immerge i suoi ragazzi in ogni rito e mito del tempo: le sbronze e i giochi infantili, la disco music e il locale country, la festa intellettuale e il bigliardino con gli amici, i primi videogame e le prime Vhs, il flipper e il twister, i vinili e gli spinelli, in un filologico catalogo di ogni feticcio anni ‘70/’80 per far sentire a casa lo spettatore ancor prima dei suoi protagonisti. Cinema vintage? Ovviamente sì, ma la cosa più interessante dell’operazione è che qui percepiamo il tempo come sfumato (da questo punto di vista è un’operazione lontanissima da Boyhood), confinato in pochissimi giorni, quelli prima (dell’alba) del nuovo anno accademico, prima dell’inizio del tempo ufficiale del College, quindi in un limbo atemporale e onirico dove tutto è possibile. Dove l’unico orizzonte da concedere alla vita è l’essenza del divertimento privato di ogni struttura. Il film riesce a sfiorare quel sentimento della gioventù che dura solo pochi giorni, ma che ricorderai per sempre come inafferrabile immagine-cinematografica proiettata sui tuoi momenti difficili. Quando chiudendo gli occhi davanti a ogni nuovo inizio ricorderai solo che: “le frontiere sono dove le trovi”. Ecco, dal ricordo ingiallito di questo film – con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue ovvietà e i suoi attimi di sincerità – non si vorrebbe proprio mai uscire.

And every day is the right day
And as you rise above the fear-lines in his brow
You look down, hearing the sound of the faces in the crowd.

 

 

Titolo originale: Everybody Wants Some!!

Regia: Richard Linklater

Interpreti: Blake Jenner, Tyler Hoechlin, Wyatt Russell, Glen Powell, Ryan Guzman, Zoey Deutch

Distribuzione: Notorius Pictures

Durata: 116′

Origine: Usa, 2016