#Venezia76 – Incontro con Todd Phillips, Joaquin Phoenix, Zazie Beetz, Emma Tillinger per JOKER

JOKER si distingue per la sua meticolosità e cura per i dettagli: il film si è evoluto costantemente, sia prima che dopo l’inizio delle riprese, e persino dopo il suo completamento il regista, Todd Phillips (Una notte da Leoni), avrebbe voluto aggiungere ulteriori dettagli sul protagonista e su ciò che lo circonda. L’estrema cura e passione presente nella pellicola permea ogni suo aspetto: location, musiche, trucco e parrucco del personaggio e, soprattutto, la concentrazione sulla voce e sull’iconica risata del Joker, sulle quali le discussioni sono arrivate fino all’ultimo giorno di lavoro sul set. Parte fondamentale di questo lavoro è stata l’improvvisazione degli attori: anche la coprotagonista, Zazie Beetz (Seberg), ha studiato le scene ogni giorno, due ore prima dell’inizio delle riprese, al fine di perfezionare la sua interpretazione e rendere le sequenze il più naturali e realistiche possibile.

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Joker è un’icona di grande importanza nel mondo artistico, il che rende molto complicato esprimerne l’attrattiva senza avere una chiara idea sul personaggio e su cosa lo rende così importante nella cultura popolare. “Ho cercato di identificare alcuni lati della sua personalità perché volevo che rimanesse un’aurea di mistero, e certi suoi aspetti sono venuti man mano sul set”, ha raccontato l’attore protagonista.

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È stata necessaria una collaborazione molto stretta tra Todd Phillips e Joaquin Phoenix (Her, The Master) per poter portare sullo schermo qualcosa di così complesso e carico di aspettative e dare vita a questa nuova interpretazione del Joker. Phoenix, per quanto inizialmente avesse dei dubbi sulla sua capacità di riuscire nell’impresa, ha lavorato duramente sul suo personaggio. Ha persino chiesto al regista di fare un’audizione per la sua risata, creandone diverse versioni in un processo molto impegnativo, temendo che la sua performance si sarebbe rivelata ridicola. Dover interpretare un personaggio di tale calibro è un peso enorme, specie per il gran numero di diverse interpretazioni che l’hanno preceduto, e cercare di realizzare ancora una volta una sua diversa iterazione che possa distinguersi dalle altre è sia curioso che complesso.

Joaquin Phoenix ha dovuto attraversare una trasformazione fisica per questo ruolo.

“Ho cominciato con il tema della perdita: ho perso molto peso e questo influisce psicologicamente. Sono partito dalla sceneggiatura, e con Todd abbiamo letto un libro che per me è stato molto interessante perché suddivide i diversi tipi di personalità e come possano sfociare in diverse azioni. Joker non è un carattere reale, non volevo che uno psichiatra potesse identificare che persona è, quali sono le problematiche, i suoi sospesi. Abbiamo cercato un equilibrio, in qualche modo, e chiedendo suggerimenti sono riuscito a svilupparlo”.

Non si tratta del tipo di pellicola che il pubblico si sarebbe aspettato dal regista. Rispetto ai suoi film passati, questo presenta un tono molto diverso, più forte, più violento. Phillips sapeva di avere qualcuno capace di rappresentare questa figura così emblematica, e ha pertanto pensato che un approfondimento sul Joker avrebbe funzionato. Questa sua idea, così forte e appassionata, è ciò che gli ha permesso di creare un film di tale rilevanza nonostante fosse estremamente difficile da produrre. Non avendo una storia originale “ufficiale”, Todd Phillips ha potuto sfruttare quest’occasione per dar pieno sfogo alla sua libertà creativa, scegliendo personalmente le opzioni che più gli piacevano tra quelle possibili per la sua storia.

Il regista sottolinea che ciò che più importa in questa narrazione è scoprire il come e il perché il Joker sia ciò che è, concentrandosi più sull’introspezione del personaggio piuttosto che sulla politica, sul simbolo, sul suo voler veder bruciare il mondo. Molto interessante infatti il punto di vista di Joaquin Phoenix, fermamente convinto del fatto che i personaggi da lui interpretati, compreso il Joker, non siano tormentati, ma bensì individui alla ricerca di luce, gioia, felicità, e che sia questo il punto focale del loro essere. L’attore apprezza particolarmente il modo in cui un personaggio si trasforma, vedere chi era prima e com’è arrivato ad essere ciò che conosciamo ora: le differenze presenti nel personaggio durante le varie fasi della sua vita sono per lui determinanti. Ciò che cattura il suo interesse è chi o cosa porta il personaggio a cambiare. Il caposaldo del film non è la violenza, non è la società, non è la politica o la malvagità del cattivo, bensì l’empatia.