CANNES 58

CANNES 58 - Squarci d'Africa (di Giuseppe Gariazzo, del 22/05/2005)

Dal Sudafrica al Marocco, uno sguardo nuovo, inatteso e sorprendente, da "Drum" di Zola Maseko (Evento speciale della "Semaine de la Critique") a "Marock" di Laïla Marrakchi, presentato nella sezione "Un certain regard"

CANNES 58: Palma d'Oro a "L'enfant" di Luc e Jean-Pierre Dardenne (di Michele Moccia, del 21/05/2005)

La giuria presieduta da Emir Kusturica e composta dai registi Agnès Varda, Benoît Jacquot, Fatih Akin, John Woo, dagli attori Javier Bardem, Nandita Das, Salma Hayek, e dalla scrittrice Toni Morrison ha premiato il film dei registi belgi. Vi riproponiamo la recensione dei nostri inviati.

CANNES 58 - "Three Burials", di Tommy Lee Jones (Concorso) (di Michele Moccia, del 21/05/2005)

Come Michael Cimino, Tommy Lee Jones getta terra addosso ai suoi corpi, lasciando che siano le pietre angolari del loro essere al mondo. In questo film bellissimo Lee Jones non ha bisogno di costruire il cinema intorno ai suoi corpi, ma di farli vivere nel/col cinema.

CANNES 58 - "Princess Raccoon", di Seijun Suzuki (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2005)

Un fuori/dentro folle e stupefacente. Tra gli ultimi colpi del Festival, l'ultima magia di Suzuki (ottantaduenne, al quarantesimo film) che non conosce l'età della chiusura, ma la vitalità dell'occhio interminabile scrutante nuovi spazi immaginabili. Scheggia sacrilega che sbrindella il cinema di genere.

CANNES 58 - "Chromophobia", di Martha Fiennes (Fuori Concorso) (di Simone Emiliani, del 21/05/2005)

L'opera della cineasta, sorella dell'attore Ralph che nel 1999 aveva già realizzato un informe e poco ispirato "Onegin", è di esibita e fastidiosa freddezza, senza nessuno slancio, senza la minima adesione ai personaggi. Con un cast di richiamo (Penelope Cruz, Ian Holm, Kristin Scott-Thomas) sfruttato malissimo.

CANNES 58 - "Conte de cinema" di Hong Sangsoo (Concorso) (di Michele Moccia, del 20/05/2005)

Hong Sangsoo lascia che il nostro sguardo scivoli (in)discreto nell'intimità dei suoi corpi, dopo averne accarezzato/toccato la pelle, per farcene avvertire il loro continuo essere esposti al tempo (del cinema, dell'esistenza) di cui la nostra anima è misura.

CANNES 58 - "Geminis", di Albertina Carri (Quinzaine des Réalisateurs) (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2005)

L'archetipo dell'amore tra un uomo e una donna che si divorano con lo sguardo e si (con)fondono negli amplessi: fratello e sorella, l'unione perfetta. Al suo terzo lungometraggio, la giovane cineasta argentina indaga i disastri familiari come Lucrezia Martel, facendo dirigere il suo sguardo dagli adolescenti.

CANNES 58 - "La petite Jérusalem", di Karin Albou (Semaine de la Critique) (di Grazia Paganelli, del 20/05/2005)

Due traiettorie diverse e opposte, che, nella narrazione del film, si intrecciano e, in parte, si contaminano, grazie allo sguardo di Albou che si fa complice e che gioca con dolcezza intorno alle differenze e alle rigidezze del mondo delle idee e delle regole.

CANNES 58 - "Three Times", di Hou Hsiao-hsien (Concorso) (di Simone Emiliani, del 20/05/2005)

Film sul tempo e sull'amore ma soprattutto film sul cinema, ambientato in tre epoche diverse in cui c'è tutto il cinema di Hou Hsiao-hsien, davvero immenso, estasiante capace di recuperare il cinema delle origini, quello moderno e quello sentimentale classico. Ultimo colpo di un concorso quest'anno di grande livello

CANNES 58 - "Bisogna partire dai piccoli dettagli, perché grazie a quelli si possono cambiare le cose...". Incontro con Amos Gitai. (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2005)

Per Amos Gitai esplorare e scoprire sono due istanze in continuo movimento. In questo film, le donne "comandano" la storia. Un'americana (Natalie Portman), un'israeliana (Hanna Laslo) e una palestinese (Hiam Abbas): punti di vista al femminile sul conflitto interminabile... "Anche perché gli uomini sembrano tutti impegnati in affari di guerra...".

CANNES 58 - "Volevo mostrare come il modo di esprimere l'amore possa cambiare attraverso il tempo". Incontro con Hou Hsiao Hsien (di Michele Moccia, del 20/05/2005)

Il regista taiwanese, dopo aver vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 1993 per "Il maestro burattinaio" ed essere stato in concorso nel 1996 e nel 1998 con "Goodbye South, Goodbye" e "Les Fleurs de Shanghai" ritorna sulla Croisette per raccontarci i tempi dell'amore.

CANNES - 58 "Don't come knocking" di Wim Wenders (Concorso) (di Michele Moccia, del 19/05/2005)

Nel film di Wenders c'è un movimento dall'interno all'esterno, un voler star fuori, tra cielo e terra; il tentativo di riprodurre il desiderio inesauribile di aprirsi alla vita, senza dimenticare il cinema (la circolarità che ci riporta presenti all'inizio del film). Wenders riesce a filmare il "presente del presente" nel continuo scorrere del tempo.

CANNES 58 - "Free Zone", di Amos Gitai (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 19/05/2005)

Conflitto infinito, cinema non definitivo, incompiuto perché non si può porre fine alle immagini, alle storie, agli inganni della storia e della memoria. A un passo dal capolavoro, zona franca rivendicata, terra promessa agognata dove c'è pace, niente barriere, ma negata la perfezione. Il cinema di Gitai: il più immenso dei sogni liberatori.

CANNES 58 - "Lavorare con Sam Shepard è fantastico... a lui interessa relativamente la storia e concentra la sua scrittura tutta sui personaggi". Incontro con Wim Wenders. (di Leonardo Lardieri, del 19/05/2005)

Il regista tedesco è in concorso con una storia sulla paternità, interpretato dall'attore e commediografo Sam Shepard (qui anche sceneggiatore, come per "Paris Texas") e Jessica Lange. Appassionato tributo alle terre mitizzate dal genere Western, dove l'immaginario collettivo si perde e si ritrova.

CANNES 58 - Tra la vita e la morte (di Simone Emiliani, del 19/05/2005)

Mentre regna l'incertezza per l'assegnazione della Palma d'Oro, con le previsioni più diverse, sono stati presentati il cino-coreano "Grain of Ear" (Semaine), con delle riuscite intenzioni visive ma troppo frenato da una scrittura letteraria e il portoghese "Odete" (Quinzaine), riproduzione statica e presuntuosa del melodramma

CANNES 58 - "Wolf Creek", di Greg McLean (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 18/05/2005)

Il film riprende la struttura dell'horror, facendolo però esplodere all'improvviso e negando tutto quell'accumulo di dettagli precedenti che, rivisti a posteriori, appaiono abbastanza poveri. Magari funzionerà pure tra gli spettatori. Ma alla fine l'opera appare soltanto un'esercitazione sul genere

CANNES 58 - "Peindre ou faire l'amour", di Arnaud e Jean-Marie Larrieu (Concorso) (di Simone Emiliani, del 18/05/2005)

Le ipotesi visive di quest'opera sono solo puro pretesto narrativo per una commedia vuota che cerca di essere provocatoria ma non ci riesce mai e nella quale anche Auteil e la Azema si perdono. Alla fine ci si chiede: ma che ci sta a fare questo film nel concorso?

CANNES 58 - "Shanghai dreams" di Wang Xiaoshuai (Concorso) (di Michele Moccia, del 18/05/2005)

Wang Xiaoshuai tieni i corpi lontani e distanti tra loro, chiusi nella solitudine del proprio intimo dolore, accarezzandoli con lente, quasi impercettibili, carrellate che scoprono lo spazio e donano una "implicita" tonalità affettiva agli ambienti, in cui sono "gettate/costrette" le singole esistenze.

CANNES 58 - "Tbilisi-Tbilisi", di Levan Zakareishvili (Quinzaine des Réalisateurs) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2005)

Sorpresa alla Quinzaine. Un film veramente bello che arriva dalla Georgia. Secondo lungometraggio del regista già apprezzato nel 1992 con "They". Ispirazione "nouvelliana" per un riscatto fisico di osservatore beffardo e ferito. Angosciante tensione del ridicolo che si nutre di se stesso.

CANNES 58 - "Sin City" di Robert Rodriguez e Frank Miller (Concorso) (di Massimo Causo, del 18/05/2005)

Come il fumetto, così il film: profondo dark con macchie di rosso sangue... L'estetica digitale produce un prototipo bello e impossibile, che traduce in cinema la celebre graphic novel e trova nel cast stellare le sagome di riferimento della mitologia milleriana della città del vizio e del peccato...

CANNES 58 - "Pour un seul de mes deux yeux", di Avi Mograbi (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2005)

Un grande documentario, assolutamente non riconciliato, che spalanca le porte della percezione politica. Avi Mograbi preferisce scorporare la finzione laddove la realtà allucinante, registrata nei territori occupati, supera ogni immaginario. L'invenzione si esaurisce nell'attimo esatto in cui la macchina gira su se stessa.

CANNES 58 - "Voglio che i miei personaggi restino vivi nella memoria degli spettatori". Incontro con Jim Jarmusch (di Michele Moccia, del 18/05/2005)

Il regista americano ritorna al Festival di Cannes dopo "Dead man", film presentato in concorso nel 1995; ma già nel 1983 Jarmusch aveva partecipato al Festival nella sezione "Quinzaine des realisateures" con "Stranger than paradise", road movie contemplativo, girato in bianco e nero, con cui vinse la Camera d'Or.

CANNES 58 - "L'enfant" di Luc e Jean-Pierre Dardenne (Concorso) (di Michele Moccia, del 17/05/2005)

Nel loro film i fratelli Dardenne interrompono, quasi violentemente, la linearità degli sguardi, frantumando ogni chiusura, ogni sicurezza, per filmare l'intima, dolente intenzione di uscire dalla propria solitudine e di aprirsi alla vita, all'altro da sé e con esso al divenire del tempo nell'esistenza, alla sua seminale fertilità.

CANNES 58 - "Seven invisible man", di Sharunas Bartas (Quinzaine des Réalisateurs) (di Leonardo Lardieri, del 17/05/2005)

Tra i più graditi ritorni, quello del regista lituano: uno che preferirebbe lasciar perdere con il cinema. Era sparito nel 2000, dopo "Freedom". Vorrebbe definitivamente smettere anche perché ormai preso nella lotta per il ritiro russo dalla Cecenia. Autore eccezionale, che insegna come filmare il vuoto nel non compiacimento estetico.

CANNES 58 - Gli spazi vuoti (di Simone Emiliani, del 17/05/2005)

La ricerca ossessiva di «Alice» del portoghese Marco Martins presentato alla Quinzaine e lo sperimentalismo estremo di "Eli Eli Lema Sabachtani?" del giapponese Aoyana proiettato per "Un certain regard"

CANNES 58 - "Broken Flowers", di Jim Jarmusch (Concorso) (di Simone Emiliani, del 17/05/2005)

Road-movie, giallo e commedia che s'incrociano con il mito di Don Giovanni. Quello di Jarmusch è sempre un cinema depurato ma stavolta non dispersivo, che apre vibranti flash sul passato. Uno dei film più belli del concorso e il film migliore di Jarmusch con un'interpretazione indefinibile per quanto è grandiosa di Bill Murray

CANNES 58 - "Lavoro sul mito americano dell'uomo che difende la sua casa...". Incontro con David Cronenberg (di Leonardo Lardieri, del 17/05/2005)

Il ritorno del regista canadese a Cannes non poteva passare inosservato e naturalmente è tra i candidati alla Palma d'Oro. Vincitore del Gran Premio della Giuria con "Crash" nel 1996 e presente in Concorso nel 2002 con Spider", a Cannes è stato anche Presidente della Giuria nel 1999, l'anno della consacrazione dei fratelli Dardenne.

CANNES 58 - "Le temps qui reste", di François Ozon (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 16/05/2005)

Il cineasta francese sembra aver scelto di filmare la morte come se si trattasse di un qualsiasi soggetto e non una vicenda sentita. E ciò si avverte non solo nell'indifferenza di sguardo ma anche in momentiche, francamente, sfiorano il ridicolo. Ozon appare ormai quasi un Michael Winterbottom alla francese. E non è un complimento

CANNES - 58 "The king" di James Marshal (Un certein regard) (di Michele Moccia, del 16/05/2005)

James Marsh cerca di esprimere l'impossibilità di vivere il tempo della propria redenzione, facendosi carico dell'ineluttabilità della colpa, di cui si è portatori; ma il suo è un dramma, in cui la mancata trasparenza della colpa impedisce di rivelare il fondo dell'animo, di cogliere il tormento e la fragilità dell'uomo, il suo non poter non peccare.

CANNES 58 - "A History of Violence", di David Cronenberg (Concorso) (di Simone Emiliani, del 16/05/2005)

A prima vista può apparire come un'opera periferica nel cinema del regista canadese, ma a livello di ritmo e tensione è un thriller che funziona alla grande. Inoltre i segni del cinema di Cronenberg (la duplicazione/unificazione del corpo, i segni della mutazione, le realtà parallele) restano solo sotterranee e sono pronte a esplodere

CANNES 58 - "Manderlay", di Lars Von Trier (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2005)

Sequel di "Dogville". Non c'è più Nicole Kidman, ma Bryce Dallas Howard nella parte dell'idealista Grace. Bisogno assoluto di do(g)mare il cinema, nel tetro di traiettorie geometriche, perché la carica simbolica sfumerebbe nello spazio aperto. È la forma che domina, il percorso strutturale del comando, del potere autoriale.

CANNES 58 - "Un'artista deve agire in piena libertà, senza pregiudizi e con onesta intellettuale nel fare cinema", incontro con Marco Tullio Giordana (di Michele Moccia, del 15/05/2005)

Un anno dopo la vittoria nella sezione "Un certein regard" con "La meglio gioventù", Marco Tullio Giordana ritorna al Festival di Cannes, questa volta in competizione con il suo nuovo film "Una volta che sei nato, non puoi più nasconderti".

CANNES 58 - "Batalla en el cielo", di Carlos Reygadas (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2005)

Presentata una delle possibili sorprese del festival: l'opera seconda del giovane regista messicano, che ritorna a Cannes dopo l'acclamato "Japon" del 2002. Cinema rituale che prova a spingersi oltre la particolare consapevolezza del genere cinematografico e approdare nel magico realismo.

CANNES 58 - "Election", di Johnnie To (Concorso) (di Massimo Causo, del 15/05/2005)

LaTriade di Hong Kong come potere parallelo in un film che aspira al grande affresco e si compone nel dissidio tra due aspiranti al trono della mafia cinese

CANNES 58 - "Star Wars - Episodio III : la vendetta dei Sith", di George Lucas (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 15/05/2005)

Opera abissale, funerea e passionale dove i colori dominanti sono il rosso e il nero e in cui il cinema di Lucas si reinvesta straordinariamente ancora una volta andando oltre i limiti del genere fantastico, sospesa tra l'antichità preistorica e il futuro più lontano, la più bella, la più imprevedibile della trilogia.

"Quando sei nato non puoi più nasconderti", di Marco Tullio Giordana (Concorso) (di Simone Emiliani, del 15/05/2005)

È un cinema che lascia atterriti e immobili quello di Giordana, per come calpesta i sentimenti, quelli veri, che ha la pretesa di essere anche visionario e che cerca subito una facile immedesimazione attraverso l'uso delle musiche e squarci da Neorealismo esibito, ma dal quale si vuole fuggire lontano per non incontrarlo possibilmente mai più.

CANNES 58 - "Down in the valley" di David Jacobson (Un certein regard) (di Michele Moccia, del 14/05/2005)

Nel suo film David Jacobson tocca i corpi e si allontana, lasciandoli soli, senza il conforto di uno sguardo cui potersi donare. Davanti allo scorrere di questo cinema il nostro sguardo non riesce ad essere "estatico", fuori di sé, a "perderesi" negli occhi di chi vede/vive per noi un altro mondo.

CANNES 58 - La commedia sofisticata giapponese e le forme di cinema burlesque francese (di Simone Emiliani, del 14/05/2005)

Presentati "A Stranger of Mine" di Uchida Kenji per la "Semine de la Critique" e "Travaux, on sait quand ça commence" di Brigitte Roüan.

CANNES 58 - "Caché", di Michael Haneke (Concorso (di Simone Emiliani, del 14/05/2005)

Un cinema quindi non dell'assenza, ma assente. Teorema apparentemente freddo e oggettivo ma invece manipolatore, con shock splatter gratuiti, che però diventa pericoloso nel momento in cui massacra le forme del sogno e del voyeurismo, in uno sguardo dove tutto si omologa, tutto si appiana, da tenercisi a debita distanza.

CANNES 58 - Nordest-Sudest... La natura sfuggente del cinema (di Leonardo Lardieri, del 14/05/2005)

Due film lontani un emisfero, uniti dal corpo (calloso) dei conflitti e del degrado. Cinema (sul) dimenticato, che ha bisogno solo di un avanposto al centro dei tormenti e delle ingiustizie. A proposito dell'argentino Juan Solanas, con "Nordeste", e del cingalese Vimukthi Jayasundara, con "La terra abbandonata", nella sezione Camera D'Or.

CANNES 58 - "L'orizzonte degli eventi", di Daniele Vicari (Semaine de la Critique) (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2005)

Con Giordana (in Concorso), Vicari è l'altro italiano a Cannes. Al suo secondo lungometraggio ("Velocità Massima" è il primo), l'autore si muove sul terreno a lui più congeniale: quello del "docu-fiction". Il circuito segnato però non è di condensazione tra fittizio e reale, ma più che altro di sovrapposizione.

CANNES 58 - "Last days" di Gus Van Sant (Concorso) (di Michele Moccia, del 13/05/2005)

Gus Van Sant, con "Last days", ci costringe a poggiare i piedi a terra, ad essere nudi, completamente esposti alla nuda, umida terra, alla prensilità dell'humus originario, da cui raccogliere i frutti del proprio esistere e a cui affidare la propria esistenza.

CANNES 58 - ″È il primo film che giro da straniero... un'esperienza formidabile″. Incontro con Woody Allen. (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2005)

A Cannes, con ″Match Point″, un film completamente inglese, Woody Allen parla delle riprese, del suo amore per gli attori britannici, della sua preferenza per la tragedia, dei diritti e dei doveri del regista e delle strade che bisogna intraprendere per finanziare un film.

CANNES 58 - "Nei miei film c'è sempre un momento in cui un personaggio ascolta musica" Incontro con Gus Van Sant (di Michele Moccia, del 13/05/2005)

Dopo la Palma d'oro conquistata nel 2003 con "Elephant" Gus Van Sant torna in concorso al Festival di Cannes con un film dedicato a Kurt Cobain: "Last days" una meditazione sui demoni interiori di un giovane musicista di talento e sulle ultime ore della sua esistenza.

CANNES 58 - "Keane", di Lodge Kerrigan (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 13/05/2005)

Opera dallo stile quasi sperimentale troppo marcato che però si libera progressivamente e disegna un'intenso rapporto paterno/filiale memore di "Alice nella città". Dal regista di "Clean, Shaven" e "Claire Dolan"

CANNES 58 -"Delwende", di S. Pierre Yameogo (Un certain regard) (di Giuseppe Gariazzo, del 13/05/2005)

Un viaggio labirintico nel dolore, in un tempo altro dell'attesa della fine. Immagini laceranti, più della finzione talvolta ingombrante. Ma dentro un film che, anch'esso, si 'alza e cammina' in più direzioni, pre-vedibile e al tempo stesso libero dove il cinema di Yameogo si trasforma in qualcosa di imprendibile

CANNES 58 - "Umoregi (The Buried Forest)", di Oguri Kohei (Quinzaine des réalisateurs) (di Grazia Paganelli, del 13/05/2005)

La sezione si apre con un riuscitissimo film giapponese; la pellicola infatti è esplorazione, invenzione e stupore in un unico viaggio, è desiderio di conoscenza di un microcosmo che pare assopito nel suo mondo lontano e isolato, è sguardo tattile capace di far vibrare le immagini del pensiero, colto nella discreta magia del sogno

CANNES 58 - "Where the Truth Lies" di Atom Egoyan (Concorso) (di Simone Emiliani, del 13/05/2005)

Tratto dal best-seller di Rupert Holmes, quello del cineasta canadese è ancora un cinema sull'ambiguità dello sguardo, che entra all'interno delle forme del thriller ma che conserva tutta la forza del cinema di Egoyan nel continuo rapporto/contrasto tra passato e presente. Il primo vero grande film passato in concorso

CANNES 58 - Le prime star al Festival, l'isolamento degli ex-ostaggi di Kobayashi e le radici della musica turca di Akin (di Simone Emiliani, del 12/05/2005)

Film didascalico ma comunque pienamente coinvolgenti quello di "Bashing" mentre "Crossino the Bridge" appare un'opera incompiuta nella ricerca delle sonorità dentro la metropoli di Istanbul

CANNES 58 - "L'arc" di Kim Ki-duk (Un certein regard) (di Michele Moccia, del 12/05/2005)

Ciò che qui colpisce è il vivere senza fuggire la morte, accettandola con dolce inquietudine, lasciandosi attraversare da essa, languendo con essa, trasportati dal desiderio di abbandonarsi ai corpi amati per ridare loro la vita e riaverla in cambio da loro. Il cinema di Kim Ki-duk continua ad essere una deriva dei sensi...

CANNES 58 - "Il passato è triste, il presente è catastrofico, ma per fortuna non abbiamo futuro". Incontro con Hiner Saleem. (di Leonardo Lardieri, del 12/05/2005)

Dopo i consensi di critica e di pubblico per "Vodka Lemon", Hiner Saleem entra per la prima volta nel Concorso principale di Cannes. Racconta del popolo kurdo umiliato da due fronti: quello turco e quello iracheno che nel 1988 reclutò i "traditori" della patria per combattere la guerra contro l'Iran.

CANNES 58 - "Match Point", (Fuori Concorso), di Woody Allen (di Leonardo Lardieri, del 12/05/2005)

"A qualcuno bisogna pure ispirarsi". L'impressione che Woody Allen riposi per sei giorni (o sei film, piu o meno) per poi creare al settimo. Fuori Concorso si ferma tra gli umani, tra gli acuti melodrammatici percepibili ai sensi terreni. La commedia e' servita e la creazione particolarmente ispirata.

CANNES 58 - "Kilomètre Zéro", (Concorso), di Hiner Saleem (di Leonardo Lardieri, del 11/05/2005)

Il regista kurdo, dopo il fortunato "Vodka Lemon", si presenta a Cannes, in concorso. Cinema che si muove sul confine che non esiste, lascia che l'immaginario si perda in un Paese che non c'e', muovendosi tra tragedia e farsa nella sublimazione della staticita' forzata.

CANNES 58 - "Sangre" di Amat Escalante (Un certain regard) (di Michele Moccia, del 11/05/2005)

Il film, opera prima di Amat Escalante, racconta la misera esistenza di un uomo la cui colpa è la rinuncia alla vita. Uno "sguardo giovane" che mostra i suoi personaggi senza esporli alla vita, al cinema, allo scorrere delle immagini che si offrono al nostro sguardo, incapaci di penetrarlo o lasciarsi penetrare da esso.

CANNES 58 - Parte il festival sulla Croisette (di Simone Emiliani, del 11/05/2005)

In attesa dei grandi colpi, si sono ultimati i preparativi per la 58° edizione del festival di Cannes che si è aperta direttamente con un deludente film delconcorso, "Lemming" di Dominik Moll. Le riviste specializzate francesi intanto dedicano ampi speciali alla manifestazione

CANNES 58 - Cannes al via... (di Leonardo Lardieri, del 09/05/2005)

Dall'11 al 22 maggio, la 58a edizione del Festival di Cannes. I grandi nomi non mancano, come alcune defezioni "ingiustificate". Niente documentari e cartoon in concorso, solo due italiani e cinema sconfinato: dalla Georgia a Tel Aviv, passando per gli indipendenti statunitensi e il mitico "zombie" di Romero.
 

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