CANNES 64
"La mia Oslo come la Parigi Nouvelle Vague." Sentieri Selvaggi intervista Joachim Trier (del 25/05/2011)
A Cannes in Un Certain Regard con il suo nuovo, bellissimo Oslo. 31 August, Joachim Trier è un cineasta-culto in Norvegia per il suo precedente Reprise (2007). Con Leonardo Lardieri e Sergio Sozzo, il cineasta si racconta: l'infanzia all'interno di una famiglia di personalità del mondo del cinema, gli studi a Londra, gli skate movies dell'adolescenza, la passione per il cinema europeo, la disperazione dei trent'anni...
CANNES 64 - (In)evitabile Palma d'oro a Malick (di Simone Emiliani, del 22/05/2011)
Qualche responso convince, qualche altro lascia perplessi, soprattutto quello per la Palma d'oro a Terrence Malick e il premio della regia a Nicolas Winding Refn. Troppi i bei film lasciati fuori dal verdetto della giuria presieduta da Robert De Niro. Questa 64° edizione verrà ricordata più per la qualità che per il Palmarés. Dove anche l'Italia è stata troppo ignorata
CANNES 64 - Gabbiano Capovolto (del 22/05/2011)
Esperti della Croisette esprimono i loro pareri sui cineasti del Concorso di Cannes 2011
CANNES 64 – “Elena”, di Andrej Zvjagintsev (Un Certain Regard) (di Sergio Sozzo, del 22/05/2011)
Elena é un film brutto che conferma in Zvjagintsev un cineasta rattrappito e sterile, che allunga a dismisura i tempi e i movimenti del proprio film per arrivare così ad annullare anche la convinta interpretazione di Nadezhda Markina, a cui purtroppo il regista non permette nemmeno di costruire appieno la propria ambiguità di personaggio. Un dramma ‘da camera’ raggelato e incattivito, con un retrogusto reazionario decisamente fastidioso sulle simpatie accordate ai vari personaggi
CANNES 64 - “Les bien-aimés”, di Christophe Honoré (Film di chiusura) (di Simone Emiliani, del 21/05/2011)
Ancora nel segno della Nouvelle Vague, del musical di Demy, ma soprattutto con i segni e la gioia del cinema di Truffaut. Forse il progetto più ambizioso del regista francese, talvolta disequilibrato nel mostrare le affinità sentimentali con l'estraneità dello spazio ma soprattutto un flusso ininterrotto e struggente, quasi un film di 'baci rubati', triste e allegro
CANNES 64 – “Non credo che il cinema sia nato per riprendere la vita…”. Incontro con Christophe Honoré e il suo cast (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2011)
Fuori Concorso, Les Bien-Aimés è il film di chiusura del Festival. Commedia romantica e musical si dipanano attraverso un racconto corale, viaggiando tra la Praga degli anni 60, la Londra degli anni 80, dal tragico evento dell’11 settembre, alla Parigi dei giorni nostri. Vari attori, quasi tutti presenti alla conferenza stampa, con il regista e il compositore Alex Beaupain: Catherine Deneuve, Ludivine Sagnier, Chiara Mastroianni. Partecipazione straordinaria di Milos Forman che interpreta il marito di Catherine Deneuve
CANNES 64 – “Quando giro, cerco l’istinto”. Incontro con Nuri Bilge Ceylan (di Aldo Spiniello, del 21/05/2011)
CANNES 64 – “Bir Zamanlar Anadolu’da” (Once Upon a Time in Anatolia), di Nuri Bilge Ceylan (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2011)
CANNES 64 – “La source des femmes”, di Radu Mihaileanu (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 21/05/2011)
CANNES 64 - “Yellow Sea / The murderer” di Na Hong-Jin (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 21/05/2011)
Dopo The Chaser (fuori concorso a Cannes 2008 e grande successo di cassetta), Na Hong-Jin torna con uno sforzo produttivo assai maggiore, un action di estremo impatto spettacolare che si ferma alle soglie di una diligenza talentuosa ma poco interessante
CANNES 64 - "Da prostituta a scioperante dell`amore." Incontro con Hafsia Herzi e Radu Mihaileanu (di Sergio Sozzo, del 21/05/2011)
Il film di Radu Mihaileanu, il fortunato regista di Train de vie e Il concerto, condivide una delle presenze del cast femminile con un`altra opera del Concorso, L`Apollonide di Bertrand Bonello. Parliamo della bravissima Hafsia Herzi, conosciuta in Italia per la sua interpretazione in Cous Cous di Kechiche. Ecco il resoconto della conferenza stampa che li ha visti entrambi protagonisti dopo il passaggio sulla Croisette di La Source des Femmes, il loro film insieme
CANNES 64 - “L'exercice de l'état” di Pierre Schoeller (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 21/05/2011)
Dopo l'acclamatissimo (a Cannes 2008) Versailles, Pierre Schoeller tenta il colpaccio e alza ulteriormente le ambizioni, ma il suo ritratto della politica francese alle prese con lo scoglio della globalizzazione si ferma fondamentalmente al qualunquismo
CANNES 64 - Sentieri selvaggi, ghost at work! (del 21/05/2011)
I fantasmi della Croisette. Scatto rubato dei nostri Sergio Sozzo (l'uomo con la macchina da presa...) e Simone Emiliani, durante una registrazione di uno dei videointerventi da Cannes...
CANNES 64 - “Chatrak” di Vimukthi Jayasundara (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 21/05/2011)
Cineasta fattosi notare in concorso a Venezia due anni fa con Between two worlds, Vimukthi Jayasundara (Sri Lanka) radicalizza la sua singolare alchimia tra uno stile raffinato e controllatissimo e brucianti implicazioni politiche. Al centro, c'è l'irrefrenabile speculazione edilizia della Calcutta di oggi e le disuguaglianze sociali che essa porta con sé
CANNES 64 – “This Must Be the Place”, di Paolo Sorrentino (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2011)
CANNES 64 – “L’arte è un atto di violenza”. Incontro con Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling (di Simone Emiliani, del 20/05/2011)
Il regista danese e l'attore statunitense alla presentazione di Drive, in concorso, film nel quale hanno ripercorso la mitologia del cinema statunitense anni '70 con il personaggio del pilota che parla poco, raccontano il loro primo incontro dopo che e' stato l'interprete ad aver consigliato il regista al produttore Marc E. Platt
CANNES 64 – “Paolo ha una mano magica quando gira”. Incontro con Sean Penn e Paolo Sorrentino (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2011)
CANNES 64 – “Drive”, di Nicolas Winding Refn (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 20/05/2011)
Ryan Gosling torna a mostrare la sua bravura d'interprete a Cannes dopo Blue Valentine, ma purtroppo Refn è troppo impegnato a tentare di convincersi e convincerci che no, non sta girando un action di quelli basati sui motori rombanti, né tantomeno un bel b-movie secco, duro e spedito com’è il romanzo noir di James Sallis su cui il suo film si basa. Per carità – come al solito nel cinema dell’autore danese, ogni cosa è qualcos’altro
CANNES 64 – “The Day He Arrives”, di Hong Sang-soo (Un certain regard) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2011)
CANNES 64 – “In Film Nist” (Ceci n’est pas un film), di Jafar Panahi (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2011)
CANNES 64 - “Koi no tsumi”, di Sono Sion (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 20/05/2011)
Regista che sarebbe un peccato limitare con etichette di comodo quali “cineasta dell'eccesso”, Sono Sion conferma di essere capace di maneggiare forme e registri con impressionante elasticità. Depista sistematicamente le nostre aspettative, e mette in piedi una vertiginosa deriva delle identità grondante sangue e viscere.
CANNES 64 - "Tatsumi", di Eric Khoo (Un certain regard) (di Grazia Paganelli, del 20/05/2011)
Modernità e tradizione convergono in questo film proprio come nelle tavole di Tatsumi: il senso è quello di un cinema che si esprime attraverso il puro ed estatico piacere della narrazione, esattamente come per i disegnatori si fa urgente il desiderio di raccontare. E alla fine si resta stupiti per la ricchezza della realtà e si esce affascinati dalla moltitudine di avventure che si moltiplicano intorno a noi. Basta solo vederle e saperle comprendere
CANNES 64 - "Il film non ha scene di battaglia perché ci sarebbe voluto troppo tempo a girarle in 3D." Incontro con Takashi Miike (di Sergio Sozzo, del 19/05/2011)
Dopo il magnifico13 Assassins di Venezia, Takashi Miike conferma la sua forma stepitosa portando in Concorso sulla Croisette un altro magnifico tassello dalla fine di un'epoca, Ichimei (Hara-Kiri: Death of a Samurai), film caratterizzato da un utilizzo quantomeno "singolare" della tecnologia 3D - per forza di cose la conferenza stampa si instrada ben presto sui binari della stereoscopia nel cinema, e della violenza come punto cardine della poetica del cineasta giapponese
CANNES 64 – “Ichimei (Hara-kiri: Death of a Samurai)”, di Miike Takashi (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 19/05/2011)
CANNES 64 – “Questo film è stato fortemente influenzato da Fritz Lang”. Incontro con Pedro Almodovar (di Leonardo Lardieri, del 19/05/2011)
Pedro Almodovar ritorna a Cannes per la quinta volta, con La Piel que Habito, un “noir pittoresco” in Concorso. Ritrova Antonio Banderas, venti anni dopo Legami. Ispirato dal romanzo di Thierry Jonquet, “Mygale”, l'autore spagnolo si lancia in un progetto non totalmente affine al suo cinema passato. Violenza, vendetta e pulsioni malsane, sono gli ingredienti principali di questa nuova opera. Pur produttore di cinema horror e thriller, per Almodovar regista, si tratta in pratica della prima esperienza in tal senso
CANNES 64 – “La piel que habito”, di Pedro Almodóvar (Concorso) (di Simone Emiliani, del 19/05/2011)
C’è una mutazione in atto nel regista, alla ricerca di quelle aperture verso l’esterno in cui contemplare oscuri oggetti del desiderio, nei luoghi di riconoscibilità del mélo e in quelli sorprendenti e affascinanti del recente thriller spagnolo. Un cinema nella fase della riabilitazione, non continuo ma pieno di grandi momenti, orientato sulla strada della guarigione
CANNES 64 - Ai poster l'ardua sentenza II (del 19/05/2011)
A pochi giorni dalla fine del Festival, torniamo a fare visita un'ultima volta all'oracolo della Croisette...
CANNES 64 - "Mi interessava creare una familiarità come nella vita reale". Incontro con Alain Cavalier (di Simone Emiliani, del 19/05/2011)
Il regista francese, vincitore del premio della giuria nel 1986 per Thérèse, torna in concorso al festival per la terza volta con Pater, in cui con Vincent Lindon si crea una complicità simile al rapporto padre-figlio. Nel corso dll'incontro, ha sottolineato l'importanza di creare un'atmosfera familiare e il lavoro fatto sulla parola
CANNES 64 – “Loverboy”, di Catalin Mitulescu (Un Certain Regard) (di Francesca Bea, del 19/05/2011)
La Romania di Catalin Mitulescu è la terra dell’espropriazione, dove i sogni e l’amore rendono per sempre schiavi. Luca è un loverboy, un ragazzo che seduce giovani in fuga, per poi venderle come merce sessuale ai suoi amici di Costanza, che gestiscono un traffico di ragazze far battere sui marciapiedi d’Europa
CANNES 64 – “O abismo prateado”, di Karim Aïnouz (Quinzaine des Réalisateurs) (di Giuseppe Gariazzo, del 19/05/2011)
Un’erranza leggera per le strade di Rio de Janeiro, nel corso di un giornonotte che si espande senza mai chiudersi, avvolta dalle onde e dal mare. Aïnouz rivela qui uno sguardo liquido, quasi superficiale, non caricato di segni, nel seguire i personaggi - camera a mano davanti o a fianco di loro - e i loro volti
CANNES 64 – “Oslo, 31. August”, di Joachim Trier (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2011)
CANNES 64 – “La melanconia anima tutta l’arte che amo”. Incontro con Lars Von Trier (di Aldo Spiniello, del 18/05/2011)
CANNES 64 - "Dopo il terremoto ho preso coscienza della fragile bellezza della Terra." Incontro con Naomi Kawase (di Sergio Sozzo, del 18/05/2011)
Girato completamente nella zona rurale di Nara, in Giappone, Hanezu No Tsuki è il film che l'immensa cineasta Naomi Kawase ha portato in Concorso sulla Croisette 2011. In conferenza stampa in compagnia dell'attore protagonista, l'artista Tetsuya Akikawa all'esordio sul grande schermo, la regista, che nei suoi film si interroga sempre sul nostro rapporto con la Natura, non può non soffermarsi sui recenti tragici avvenimenti che hanno colpito la sua Terra natale
CANNES 64 – “Melancholia”, di Lars Von Trier (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 18/05/2011)
Von Trier rinuncia per questo suo ultimo film a quasi tutti gli estremismi narrativi e formali che spesso fanno parte del suo bagaglio di cineasta. Il problema é che così mette irrimediabilmente a nudo tutta la mediocrità del suo apparato teorico, e la sconfortante velleità delle sue profezie, cannonate di avvertimento sparate a salve, inesorabilmente innocue. Kiefer Sutherland non é il primo a crepare all`interno di questa ennesima, spocchiosa e ben poco affasciante allegoria firmata dal cineasta danese: é l`unico a sopravvivere
CANNES 64 – “La conquête”, di Xavier Durringer (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 18/05/2011)
Uno dei film più attesi del festival, un’operazione che per certi aspetti potrebbe somigliare al ritratto di Tony Blair in The Queen ma, rispetto a Frears, qui si punta tutto sull’esteriorità e sulla gestualità del bravo Denis Podalydés, filmato come un uomo di spettacolo dove il palcoscenico è la Francia. Troppo costruito e scritto. È reale? È una caricatura? Tutte e due e nessuna delle due
CANNES 64 – “Hanezu No Tsuki”, di Naomi Kawase (Concorso) (di Francesca Bea, del 18/05/2011)
I fantasmi di Hanezu NoTsuki attraversano gli spazi senza tempo del meraviglioso cinema di Naomi Kawase, spazi che rivelano l’eterna circolarità dell’esistenza, la necessità del ritorno, e cantano la storia di un passato che continua a vivere nel presente, mentre l’essere umano, nella sua bruciante imperfezione, partecipa al mistero della vita interrogandosi sul proprio posto nel mondo
CANNES 64 – “Hors Satan”, di Bruno Dumont (Un certain regard) (di Aldo Spiniello, del 18/05/2011)
CANNES 64 – “Pater”, di Alain Cavalier (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2011)
Alain Cavalier, Premio della Giuria a Cannes nel 1986 con Thérèse, s’interroga in Pater sulle relazioni tra un regista e un attore, aprendo il dialogo alle dinamiche di potere, il narcisismo artistico, l’autofinzione. Lontano anni luce dal vortice visivo di Kim Ki-duk, Alain Cavalier, con estrema naturalezza e semplicità figurativa, si dirige verso la derealizzazione e l’autodeterminazione, a braccetto per i paradisi virtuali, luoghi di pura e sublime creazione
CANNES 64 - “Corpo celeste”, di Alice Rohrwacher (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 17/05/2011)
Sospeso tra documentario e finzione, il film difetta nella caricatura di certe situazioni (l'arrivo del vescovo) e personaggi (la figura di Santa) ma si tratta comunque di un film sentito, girato dalla Rohrwcher con un istinto quasi materno nei confronti della giovanissima protagonista e che si risolve in un finale riuscito che lascia dentro quell'inquieto malessere
CANNES 64 – “Con un attore diverso da Mel Gibson, il film avrebbe preso un’altra direzione”. Incontro con Jodie Foster (di Leonardo Lardieri, del 17/05/2011)
CANNES 64 – “Aki è un regista che usa la voce”. Incontro con Aki Kaurismaki, Jean-Pierre Daroussin, André Wilms e Fabienne Vonier (di Francesca Bea, del 17/05/2011)
Secondo film girato in Francia, dopo Vita da bohème, Le Havre riporta sulla Croisette Aki Kaurismaki, giunto alla sua quarta competizione e premiato per L’uomo senza passato con il Gran Premio della Giuria. Nel cast, oltre a Jean-Pierre Daroussin e Jean-Pierre Léaud, il protagonista di Vita da bohème, André Wilms, che interpreta un uomo la cui vita verrà cambiata dall’incontro con un giovano africano immigrato illegalmente
CANNES 64 – “Le Havre”, di Aki Kaurismäki (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 17/05/2011)
Giocando su un’ironia sorniona e stralunata, che poggia sulle ormai solite immagini statiche del suo cinema, sui ritmi compassati, quasi catatonici, sui cromatismi vintage e sull’illuminazione dichiaratamente irrealista, Kaurismäki sembra ritrovare il piglio dei suoi momenti migliori, in cui riesce a costruire l’immagine e, attraverso essa, la carne di un mondo assolutamente personale. E, soprattutto, disegna personaggi unici, indolenti e umanissimi, vividi nonostante (o grazie) alla caratterizzazione, sanguigni e reali malgrado l’antinaturalismo degli interpreti, magnificamente complici
CANNES 64 – “The Tree of Life”, di Terrence Malick (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 17/05/2011)
Terrence Malick è colpevole d’aver girato The Tree of Life, e la colpa è quella d’aver tentato di dare forma all’implasmabile lutto di cui facciamo finta di non accorgerci da quando la vita cammina su questa Terra, ma che sempre c’accompagna. La ricerca della perfezione ha portato come unica conquista il poter ascoltare un vinile di Mahler mentre si pranza: e il cinema di Malick sembra infestato dalla terribile condanna di non avere adesso più ormai nient’altro da (lasciarci) immaginare.
La recensione del film vincitore della 64a edizione del Festival di Cannes.
CANNES 64 – “The Beaver”, di Jodie Foster (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 17/05/2011)
Con Habemus Papam di Moretti forse uno dei film più toccanti (nel senso che toccano e fanno male) sul ‘nostro’ male di vivere di tutti i giorni. Un ritorno folgorante per l’attrice dietro la macchina da presa a 16 anni da A casa per le vacanze, dove c’è insieme un film su Mel Gibson, un accesissimo teenager-movie e un altro contagioso ritratto della solitudine infantile e adolescenziale
CANNES 64 - “Bonsai”, di Cristian Jimenez (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 17/05/2011)
Un labirinto letterario, con piste che si sovrappongono, narratori che si confondono, e quant'altro. Eppure, fino a un istante prima pensavamo di stare vedendo un filmetto tardo-adolescenziale qualsiasi. È una delle ragioni del fascino inatteso di Bonsai
CANNES 64 – “Malick è sempre alla ricerca dell’attimo”. Incontro con Brad Pitt e Jessica Chastain (di Aldo Spiniello, del 16/05/2011)
CANNES 64 – “Grazie per averci permesso di essere il merletto di questo film”. Incontro con Bertrand Bonello, Josée Deshaies, Céline Sallette e Hafsia Herzi (di Francesca Bea, del 16/05/2011)
CANNES 64 - “Impardonnables”, di André Téchiné (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 16/05/2011)
Dal romanzo di Philippe Dijan, un poliziesco sentimentale che suda e sputa sangue appropriandosi del cuore pulsante di Venezia e delle vibrazioni sentimentali dei protagonisti. Qualche disorientamento nel gestire le diverse vicende ma l'istinto animalesco del cineasta cattura gli attimi nel momento della loro massima intensità
CANNES 64 – “Et maintenant on va où?”, di Nadine Labaki (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2011)
CANNES 64 – “L’Apollonide – Souvenirs de la maison close”, di Bertrand Bonello (Concorso) (di Francesca Bea, del 16/05/2011)
CANNES 64 - "Martha Marcy May Marlene", di Sean Durkin (Un certain regard) (di Grazia Paganelli, del 16/05/2011)
Primo lungometraggio del regista statunitense Sean Durkin, premiato per la regia al Sundance Film Festival, è un film che si concentra sui personaggi, ma è abile a non sovrapporsi allo sguardo della protagonista. Non si tratta di una soggettiva estesa. Semplicemente si precipita con lei nell’incubo per poi esserne respinti. Durkin sceglie quindi di privilegiare il non detto senza indugiare mai in spiegazioni che renderebbero il film meno preciso ed essenziale
CANNES 64 – “Duch, le maître des forges de l’enfer”, di Rithy Pahn (Séances spéciales) (di Aldo Spiniello, del 16/05/2011)
CANNES 64 – “Bollywood – The greatest love story ever told”, di Rakeysh Omprakash Mehra e Jeffrey Zimbalist (Fuori Concorso) (di Sergio Sozzo, del 16/05/2011)
L’intento celato di seguire in parallelo la storia dell’India attraverso le immagini del suo cinema, con filmati di Gandhi e rivolte di strada che vanno insinuandosi tra gli spezzoni di azione, amore e balletto dei film, come a suggerire una cinematografia di reazione alle giravolte della Storia patria, non si eleva mai dal semplice livello di spunto direzionale, utile forse unicamente a tenere legate insieme le numerose bordate variopinte dell'opera, ottima più che altro come accompagnamento video da proiettare sullo sfondo di feste danzanti a tema Bollywood
CANNES 64 - "Take Shelter", di Jeff Nichols (Semaine de la Critique) (di Grazia Paganelli, del 16/05/2011)
Opera seconda dello statunitense Jeff Nichols (che torna a dirigere Michael Shannon dopo averlo voluto nel suo esordio Shotgun Stories del 2007) Take Shelter è un film sorprendente per intensità ed equilibrio. Proposto nell’ambito della Semaine de la Critique, si muove lungo la linea sottile che separa il cinema indipendente da quello hollywoodiano, tra la “parabola” intimista e il racconto di genere, nell’osservazione della natura e nella sua trasfigurazione
CANNES 64 – “Sono sempre un po’ sospettoso con i film che presumono di trattare argomenti universali”. Incontro con Joseph Cedar (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2011)
CANNES 64 – “Cécile ha una presenza luminosa, perfetta per il film”. Incontro con Cécile de France, Jean-Pierre e Luc Dardenne (di Francesca Bea, del 16/05/2011)
CANNES 64 – “Il muto è proprio del melodramma”. Incontro con Michel Hazanavicius (di Aldo Spiniello, del 15/05/2011)
E’ stato presentato in concorso The Artist, coproduzione francoamericana, scritta e diretta dal francese Michel Hazanavicius. Ed è stata sicuramente una sorpresa: film muto e in bianco e nero, che gioca sulla storia del cinema, raccontando il passaggio dal muto al sonoro e il conseguente declino di una vecchia star, George Valentin. In conferenza stampa il regista è stato accompagnato dai due protagonisti, Juan Dujardin e Bérénice Bejo
CANNES 64 – “Las acacias”, di Pablo Giorgelli (Semaine de la critique) (di Grazia Paganelli, del 15/05/2011)
Tutto accade nei volti dei tre personaggi, la tensione che si scioglie in serenità, il pianto appena accennato, la tristezza che diventa speranza, i sorrisi di una bambina che sanno involontariamente trasformare gli avvenimenti nella loro migliore prospettiva. Un cinema che si compone di primi piani, dove le parole restano appena accennate per concentrarsi sull’origine delle cose e dei sentimenti
CANNES 64 – “En ville”, di Valérie Mréjen, Betrand Schefer (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 15/05/2011)
Opera prima dei due registi girata in 16 mm, un percorso sentimentale mostrato come se fosse una video-installazione, dove nella staticità si rivelano gesti apparentemente casuali e corrispondenze nascoste. Tra perdite e ritrovamenti forse c’è troppo Eustache, ma lo sfondo ha un autentico respiro e il finale apre a 360° nuovi orizzonti, estetici oltre che narrativi
CANNES 64 – “The Artist”, di Michel Hazanavicius (Concorso) (di Simone Emiliani, del 15/05/2011)
Bianco e nero e didascalie per quasi tutto il film. Il cineasta francese cerca di sfuggire a intenzioni ricostruttive, trascinandosi proprio nell’epoca in cui il film è ambientato, ma l’immaginario finisce per soffocarlo. Anche oggi, E’ nata una stella di Cukor è 1000 anni avanti rispetto a questo. Solo le improvvise sonorità fanno entrare, per brevi momenti, squarci fantastici
CANNES 64 – “Halt Auf Freier Strecke (Stopped on Track), di Andreas Dresen (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2011)
Il regista tedesco di Settimo Cielo e Catastrofi d’amore, affronta ancora una tematica già toccata in questo avvio festival: il male degenerativo, come il cancro maligno al cervello, l’ineluttabilità dell’esistenza che si consuma inesorabilmente senza pietà. Non è solo uno sfogo, un esercizio sul dolore, una seduta psicanalitica di fronte allo schermo bianco, perché fuori nevica ancora. Indifendibile perché inattaccabile, una guida tesa e scabra, mai totalmente addolcita dalla compassione per la miseria e la grandezza dei sentimenti umani
CANNES 64 - Kim Ki-Duk: Ready...Action! (del 15/05/2011)
Insieme allo straziante canto intonato dal regista, il secco imperativo "Ready...Action!" è un altro dei mantra su cui ritorna ossessivamente l'ossatura di Arirang, potentissima confessione-manifesto di Kim Ki-Duk, presentata nella sezione Un Certain Regard. Incrociando il grande cineasta in un locale sulla Croisette, Sentieri Selvaggi non resiste alla tentazione di immortalare una versione live del motto, pronunciata esclusivamente per la nostra videocamera...GUARDA IL VIDEO
CANNES 64 – “Le gamin au vélo”, di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 15/05/2011)
CANNES 60 - “Miss Bala” di Gerardo Naranjo (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 15/05/2011)
Un calvario, un labirinto senza uscita, una discesa agli inferi inesorabile. E per questo, tutto sommato prevedibile e priva di inventiva. La regia si appiattisce su un unico, per quanto francamente efficace, partito preso stilistico: seguire la protagonista da presso, fare “sentire” la limitatezza obbligata del suo punto di vista sugli eventi
CANNES 64 – “Bé Omid é Didar (Au Revoir)”, di Mohammad Rasoulof (Un certain regard) (di Francesca Bea, del 15/05/2011)
CANNES 64 – “Michael”, di Markus Shleinzer (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2011)
Assistente di Michael Haneke, il regista austriaco è all’esordio nel lungometraggio. Per la sua prima esperienza dietro la macchina da presa si concentra sul tema della pedofilia. Un diverso “Funny Game”, in cui gli eventi si susseguono senza scossoni di regia, da manuale di psicologia clinica. È proprio però quella cura sottile della “preparazione” al dramma a lasciare il resto in un’asfissia creativa poco gratificante. I salti e i tagli di montaggio continui diventano omissioni più di maniera che di pensiero radicale
CANNES 64 – “Les neiges du Kilimandjaro”, di Robert Guédiguian (Un Certain Regard) (di Sergio Sozzo, del 15/05/2011)
Guédignian fa un piccolo film sul terrore di aver tradito i propri ideali ed essere "divenuti borghesi", pensandoci su con il tono crepuscolare di chi ha il tempo di riflettere davanti a un bicchiere di pastis: siamo così convinti di poterlo trattare con la sufficienza che si riserva a un cinema accessorio e fuori tempo, come certi racconti primopomeridiani dei nostri nonni a tavola, oppure vogliamo per un attimo accettare l’invito che ci pone e avere la pazienza di ascoltarlo?
CANNES 64 - "La mia generazione è cresciuta col wuxia". Incontro con Peter Chan (di Simone Emiliani, del 15/05/2011)
Il regista con gli attori ha presentato Wuxia, fuori concorso, parlando del suo stretto rapporto col genere e come questo sia stato elemento condizionante nella lavorazione, del lavoro con gli attori e si è soffermato soprattutto sugli aspetti legati alla medicina. Prima di essere presentata ufficialmente al festival, la pellicola è stata tagliata di quasi 20 minuti
CANNES 64 – “Wu xia”, di Peter Ho-sun Chan (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 14/05/2011)
CANNES 64 - “Jeanne Captive” di Philippe Ramos (Quinzaine des Réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 14/05/2011)
Un'ennesima Giovanna d'Arco; un progetto ambizioso che quasi subito verrebbe da bollare come pretenzioso. In realtà, non ci sono grosse cadute, e il film tutto sommato “regge” le impennate mistiche che ama interpolare al suo registro sempre molto sostenuto, lirico, calcato
CANNES 64 – “Le qualità necessarie per essere un buon pirata sono l’ignoranza e l’ostinazione”. Incontro con Johnny Depp, Penelope Cruz e Ian McShane (di Francesca Bea, del 14/05/2011)
CANNES 64 - "Pirates of the Caribbean: on Stranger Tides", di Rob Marshall (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 14/05/2011)
Stavolta l’avventura è senza sorprese, il ‘nuovo Bounty’ ha smarrito Depp quasi reincarnazione di Clark Gable, canaglia romantica che qui gioca di sottrazione solo con i residui dei precedenti episodi e anche il regno oscuro è poco buio. La messinscena macchinosa del regista di Chicago incrocia l'armatura pesante di Bruckheimer. Nella sua rigidità, restano soprattutto gli assordanti rumori
CANNES 64 – “Hearat Shulayim” (Footnote), di Joseph Cedar (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 14/05/2011)
Per la prima volta in Concorso a Cannes il regista israeliano, con il suo quarto lungometraggio. Commedia che mette in scena la relazione conflittuale tra un padre e un figlio, entrambi ricercatori al Dipartimento di Talmud dell’Università ebraica di Gerusalemme. Opera che smarrisce velocemente il tratto saliente dell'umorismo e della comicità ebraica: l'autodelazione, il ridere di se stessi, dei propri guai, delle proprie angosce e paure anche sul limitare dell'abisso o della tomba
CANNES 64 - "Michel Petrucciani", di Michael Radford (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 14/05/2011)
Riemerge dall'archivio la figura del grande pianista francese Michel Petrucciani che ha la particolarità di mostrarlo come se fosse ancora vivo. Il regista di Il postino però si mantiene in superficie non approfondendo sia i lati oscuri della sua personalità sia l'istinto del suo talento. Per conoscere il personaggio questo documentario è più che sufficiente. Per approfondirlo ed entrarci più in confidenza, ci voleva un'altra marcia.
CANNES 64 - Ai poster l'ardua sentenza (del 14/05/2011)
La corrispondenza d'eccezione di una super guest star interrogata da Sentieri Selvaggi sui primi giorni di Croisette...
CANNES 64 – “Polisse”, di Maïwenn Le Besco (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 13/05/2011)
Sprigiona un’energia contagiosa il terzo film da regista di Maïwenn Le Besco, talentuosa attrice francese dal fascino singolare: le dichiarate ed edificanti buone intenzioni che ne costituiscono la ragion d’essere rendono inclini a perdonare una troppo evidente grossolanità di fondo, e l’inadeguatezza dello sguardo, a volte troppo piatto, della regista è puntualmente riscattata dalle strepitose e muscolari performance di tutto il cast, tra cui il nostro Riccardo Scamarcio
CANNES 64 – “Arirang”, di Kim Ki-duk (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2011)
CANNES 64 - La révèrie' del cinema, “Habemus Papam”, di Nanni Moretti(Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 13/05/2011)
Il cinema non basta più. E incredibilmente, per Moretti, diventa fluttuante, leggerissimo e “sconvolto” dall’esperienza dell’emozione. Per una volta quello che conta di più non sta nell’immagine, ma al di fuori dell’esperienza della visione. E “l’ultimo spettacolo” passa attraverso l’esercizio del piacere, della scelta, del libero arbitrio. Ma anche della consapevolezza che confusione e sgomento oggi, letteralmente, ci attanagliano. E la salvezza è solo (forse)…fuoricampo.
CANNES 64 – “Il mio motore è la verità”. Incontro con Maïwenn Le Besco (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2011)
CANNES 64 - "Trabalhar cansa", di Juliana Rojas e Marco Dutra (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 13/05/2011)
Primo lungometraggio dei due cineasti brasiliani con un inizio da soap-opera che però poi riprende quota soprattutto nella deformazione di una quotidianità che mette a nudo la crisi matrimoniale e la depressione individuale mentre il luogo del supermercato è un po' come quelle case stregate da film horror. C'è comunque una giusta ironia evidente anche nel finale forse liberatorio
CANNES 64 – “Hanotenet”, di Hagar Ben Asher (Semaine de la Critique) (di Giuseppe Gariazzo, del 13/05/2011)
Hagar Ben Asher, nel descrivere la libertà sessuale di una donna, le sue scelte di indipendenza sociale, “crede” che filmare scene di sesso quasi hard ponendo in primo piano corpi nudi maschili sia “sguardo femminile e femminista”, cosi come filmare uomini di campagna al lavoro in pose da rivista sexy. Peccato, perché una certa tensione filmica esiste e si sente
CANNES 64 – “Senza Piccoli sarebbe stato un film più triste”. Incontro con Nanni Moretti (di Aldo Spiniello, del 13/05/2011)
CANNES 64 – "Restless", di Gus Van Sant (Un Certain Regard) (di Grazia Paganelli, del 13/05/2011)
Van Sant pone il suo sguardo nel cuore tormentato dei suoi personaggi e ne trae un racconto di pace e commovente leggerezza, dove infiniti e palpitanti sono gli attimi di completa sospensione, di attesa, per trattenere il fiato e fermare il tempo. Tratto da una pièce teatrale di Jason Lew, il film è dedicato a Dennis Hopper
CANNES 64 – “We need to talk about Kevin”, di Lynne Ramsay (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 13/05/2011)
E' insostenibile l'artificiosità nell’impalcatura a flashback spezzati e incrociati con cui la Ramsay costruisce un film che si basa tutto su metafore ‘scoperte’ e ritornanti, che non ha mai successo nel farci sentire la tensione continua nel rapporto familiare, quanto unicamente l’oppressiva sensazione claustrofobica in cui gradualmente la vita della donna finisce per rimanere ingabbiata. L'interpretazione della Swinton farà probabilmente capolino nei palmares...
CANNES 64 - "La scrittrice e la cineasta lavorano con la stessa materia". Incontro con Julia Leigh (di Simone Emiliani, del 12/05/2011)
La regista e l'attrice protagonista Emily Browning hanno presentato Sleeping Beauty, opera prima in concorso fortemente sponsorizzata da Jane Campion. Si è parlato del personaggio di Lucy, del suo esseree senza limiti senza però per questo sentirsi vittima, del rapporto tra scrittura letteraria e cinematografico e dello sguardo maschile sospeso tra l'essere testimone e il voyerismo
CANNES 64 – “La violenza di Kevin può essere comparata a quella del mondo, che ci rifiutiamo di guardare”. Incontro con Lynne Ramsay e il cast del film (di Leonardo Lardieri, del 12/05/2011)
CANNES 64 – “Labrador”, di Frederikke Aspöck (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 12/05/2011)
CANNES 64 – “Sleeping Beauty”, di Julia Leigh (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 12/05/2011)
CANNES 64 – “Sono rimasto affascinato dal 3D”. Incontro con Bernardo Bertolucci (di Francesca Bea, del 12/05/2011)
CANNES 64 - "Midnight in Paris", di Woody Allen (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 11/05/2011)
Un imprevedibile ‘grande ritorno’ per il cineasta statunitense che ritrova un’ispirazione d’altri tempi. Un viaggio indietro nel tempo anche nel suo cinema, una sovrapposizione reale/finzione come in La rosa purpurea del Cairo con giochi di specchi con le derive di Cocteau e una danza macabra dove riprendono forma gli anni ’20 e la Belle Epoque come se fosse l’aldilà
CANNES 64 – “Parigi è la città più affascinante ed eccitante del mondo”. Incontro con Woody Allen (di Leonardo Lardieri, del 11/05/2011)
Pedro Almodóvar cronenberghiano: La piel que habito, trailer e foto (di Margherita Palazzo, del 11/05/2011)
CANNES 64 - House of (soul) Tolerance: trailer e nuove immagini di L'Apollonide (di Margherita Palazzo, del 10/05/2011)
Il teaser trailer de L'Apollonide - Souvenirs de la maison close (info, poster e prime foto, intervista) nuovo film di Bertrand Bonello in concorso a Cannes 64, gioca con il "dramma storico di inizio 20° secolo" scegliendo per accompagnare le prime immagini un brano soul uscito da un vecchio jukebox di storia americana (Bad Girl di Lee Moses).
CANNES 64 - Once Upon a Time in Anatolia a Cannes 64. Trailer, foto e poster (di Margherita Palazzo, del 10/05/2011)
Il trailer, tutte le foto e tre poster che mostrano la splendida fotografia di Gökhan Tiryaki, dal sesto lungometraggio di Nuri Bilge Ceylan, cineasta turco autore di Uzak, Il piacere e l'amore, Le tre scimmie (miglior regia a Cannes 61). La storia della notte difficile di un medico e un procuratore nelle steppe aride dell' Anatolia.
CANNES 64: Les Bien-Aimés è il film di chiusura. Le prime foto (di Margherita Palazzo, del 09/05/2011)
Les Bien-Aimés, scritto e diretto da Christophe Honoré, è la pellicola di chiusura del 64° Festival di Cannes. Ecco la prima foto ufficiale rilasciata da Le Pacte, che cattura il regista ceco Miloš Forman, qui attore d'eccezione, Catherine Deneuve e Chiara Mastroianni.
Storia d'amore al crepuscolo: Eldfjall (Vulcano) a Cannes 64 (di Margherita Palazzo, del 08/05/2011)
Eldfjall(Vulcano), "romanzo di formazione di un uomo di 67 anni", lungometraggio di esordio del giovane Rúnar Rúnarsson, vincitore di oltre 90 premi in tutto il mondo per i suoi tre cortometraggi - solo con il bellissimo Smáfuglar (Two birds) del 2008, ha conquistato una ventina di riconoscimenti, tra cui la Palma d'oro a Cannes 61; il suo primo corto Síðasti bærinn (The Last Farm), del 2004, è stato nominato agli Oscar
Poster di L'Apollonide e Sleeping Beauty, case di piacere a Cannes 64 (di Margherita Palazzo, del 07/05/2011)
Un affresco su un bordello parigino dei primi del 20° secolo, con al centro una bellissima prostituta sfigurata (Adèle Haenel) e una fiaba inquietante con Emily Browning (Sucker Punch) nei panni di una studentessa rinchiusa - di sua spontanea volontà - in una "casa delle belle addormentate"
Martha Marcy May Marlene a Cannes 64. Follia e violenza nel cuore dell'America (di Margherita Palazzo, del 07/05/2011)
Selezionato tra i titoli di Un Certain Regard a Cannes 64, Martha Marcy May Marlene, scritto, diretto e autoprodotto dal regista Sean T. Durkin con la sua Borderline Films, ha debuttato quest'anno al Sundance Film Festival, dove è stato acquistato dalla Fox Searchlight.
Lars von Trier: Melancholia tra Saturno e i preraffaelliti (di Margherita Palazzo, del 04/05/2011)
Dopo il trailer, ecco la prima immagine ufficiale di Melancholia di Lars von Trier: Kirsten Dunst adagiata in un letto d'acqua, circondata dalla vegetazione. L'attrice qui sembra l' Ofelia di John Everett Millais o quella di Arthur Hughes
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