CANNES 64

"La mia Oslo come la Parigi Nouvelle Vague." Sentieri Selvaggi intervista Joachim Trier (del 25/05/2011)


A Cannes in Un Certain Regard con il suo nuovo, bellissimo Oslo. 31 August, Joachim Trier è un cineasta-culto in Norvegia per il suo precedente Reprise (2007). Con Leonardo Lardieri e Sergio Sozzo, il cineasta si racconta: l'infanzia all'interno di una famiglia di personalità del mondo del cinema, gli studi a Londra, gli skate movies dell'adolescenza, la passione per il cinema europeo, la disperazione dei trent'anni...

CANNES 64 - (In)evitabile Palma d'oro a Malick (di Simone Emiliani, del 22/05/2011)


Qualche responso convince, qualche altro lascia perplessi, soprattutto quello per la Palma d'oro a Terrence Malick e il premio della regia a Nicolas Winding Refn. Troppi i bei film lasciati fuori dal verdetto della giuria presieduta da Robert De Niro. Questa 64° edizione verrà ricordata più per la qualità che per il Palmarés. Dove anche l'Italia è stata troppo ignorata 

CANNES 64 - Gabbiano Capovolto (del 22/05/2011)


Esperti della Croisette esprimono i loro pareri sui cineasti del Concorso di Cannes 2011

CANNES 64 – “Elena”, di Andrej Zvjagintsev (Un Certain Regard) (di Sergio Sozzo, del 22/05/2011)


Elena
é un film brutto che conferma in Zvjagintsev un cineasta rattrappito e sterile, che allunga a dismisura i tempi e i movimenti del proprio film per arrivare così ad annullare anche la convinta interpretazione di Nadezhda Markina, a cui purtroppo il regista non permette nemmeno di costruire appieno la propria ambiguità di personaggio. Un dramma ‘da camera’ raggelato e incattivito, con un retrogusto reazionario decisamente fastidioso sulle simpatie accordate ai vari personaggi

CANNES 64 - “Les bien-aimés”, di Christophe Honoré (Film di chiusura) (di Simone Emiliani, del 21/05/2011)


Ancora nel segno della Nouvelle Vague, del musical di Demy, ma soprattutto con i segni e la gioia del cinema di Truffaut. Forse il progetto più ambizioso del regista francese, talvolta disequilibrato nel mostrare le affinità sentimentali con l'estraneità dello spazio ma soprattutto un flusso ininterrotto e struggente, quasi un film di 'baci rubati', triste e allegro

CANNES 64 – “Non credo che il cinema sia nato per riprendere la vita…”. Incontro con Christophe Honoré e il suo cast (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2011)

Fuori Concorso, Les Bien-Aimés è il film di chiusura del Festival. Commedia romantica e musical si dipanano attraverso un racconto corale, viaggiando tra la Praga degli anni 60, la Londra degli anni 80, dal tragico evento dell’11 settembre, alla Parigi dei giorni nostri. Vari attori, quasi tutti presenti alla conferenza stampa, con il regista e il compositore Alex Beaupain: Catherine Deneuve, Ludivine Sagnier, Chiara Mastroianni. Partecipazione straordinaria di Milos Forman che interpreta il marito di Catherine Deneuve

CANNES 64 – “Quando giro, cerco l’istinto”. Incontro con Nuri Bilge Ceylan (di Aldo Spiniello, del 21/05/2011)

L’ultimo giorno del concorso vede tra i protagonisti un frequentatore abituale del Festival di Cannes: il regista turco Nuri Bilge Ceylan, già vincitore del Premio per la regia nel 2008 con Le tre scimmie e del Grand Prix nel 2003 con Uzak. Bir Zamanlar Anadolu’da (Once Upon a Time in Anatolia) è un film affascinante e obliquo, cha racconta la giornata molto particolare di una piccola comunità dell’Anatolia, teatro di un’indagine di polizia. In conferenza stampa Ceylan ha risposto alle domande dei giornalisti

CANNES 64 – “Bir Zamanlar Anadolu’da” (Once Upon a Time in Anatolia), di Nuri Bilge Ceylan (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2011)

In Anatolia, si compone un quadro di intrighi e misteri, nel bel mezzo di un’area vulcanica, nell’arida steppa.  È la verità che straordinariamente si fa cinema o il cinema che ordinariamente invade la realtà? In entrambi i casi, Ceylan sente il desiderio di scolpire definitivamente le impronte di uno sguardo ormai giunto al culmine di una mitologia immaginaria consolidata e scavalca una certa autorialità esibita. Tra i favoriti del Concorso 

CANNES 64 – “La source des femmes”, di Radu Mihaileanu (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 21/05/2011)

La sceneggiatura di Mihaileanu e Alain-Michel Blanc sembra cavalcare l’onda delle rivolte in Africa e Medio Oriente, per raccontare la propria visione dell’Islam e le spinte di modernizzazione del mondo berbero-arabo, fondate soprattutto sul desiderio di emancipazione delle donne. Il risultato è una storia davvero ‘esemplare’, da manuale del politically correct: un po’ di impegno sociale e politico, tutti i sentimenti e i drammi al posto giusto e, infine, il trionfo della caparbia sete di eguaglianza e giustizia. Il tutto tradotto in un cinema senza scosse e vibrazioni

CANNES 64 - “Yellow Sea / The murderer” di Na Hong-Jin (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 21/05/2011)


Dopo The Chaser (fuori concorso a Cannes 2008 e grande successo di cassetta), Na Hong-Jin torna con uno sforzo produttivo assai maggiore, un action di estremo impatto spettacolare che si ferma alle soglie di una diligenza talentuosa ma poco interessante

 

CANNES 64 - "Da prostituta a scioperante dell`amore." Incontro con Hafsia Herzi e Radu Mihaileanu (di Sergio Sozzo, del 21/05/2011)


Il film di Radu Mihaileanu, il fortunato regista di Train de vie e Il concerto, condivide una delle presenze del cast femminile con un`altra opera del Concorso, L`Apollonide di Bertrand Bonello. Parliamo della bravissima Hafsia Herzi, conosciuta in Italia per la sua interpretazione in Cous Cous di Kechiche. Ecco il resoconto della conferenza stampa che li ha visti entrambi protagonisti dopo il passaggio sulla Croisette di La Source des Femmes, il loro film insieme

CANNES 64 - “L'exercice de l'état” di Pierre Schoeller (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 21/05/2011)


Dopo l'acclamatissimo (a Cannes 2008) Versailles, Pierre Schoeller tenta il colpaccio e alza ulteriormente le ambizioni, ma il suo ritratto della politica francese alle prese con lo scoglio della globalizzazione si ferma fondamentalmente al qualunquismo

 

CANNES 64 - Sentieri selvaggi, ghost at work! (del 21/05/2011)

I fantasmi della Croisette. Scatto rubato dei nostri Sergio Sozzo (l'uomo con la macchina da presa...) e Simone Emiliani, durante una registrazione di uno dei videointerventi da Cannes...

CANNES 64 - “Chatrak” di Vimukthi Jayasundara (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 21/05/2011)


Cineasta fattosi notare in concorso a Venezia due anni fa con Between two worlds, Vimukthi Jayasundara (Sri Lanka) radicalizza la sua singolare alchimia tra uno stile raffinato e controllatissimo e brucianti implicazioni politiche. Al centro, c'è l'irrefrenabile speculazione edilizia della Calcutta di oggi e le disuguaglianze sociali che essa porta con sé

 

CANNES 64 – “This Must Be the Place”, di Paolo Sorrentino (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2011)

A impatto, il cinema di Sorrentino sembra cercare un respiro nuovo, più ampio, un’effettiva dilatazione dello sguardo, che si confronti finalmente con il cinema e l’immaginario che si porta dietro e arrivi ad abbracciare, in un colpo solo, due universi lontani. Un progetto ambizioso, anche per via dell’apporto alla sceneggiatura di Umberto Contarello. Ma, superato lo sbandamento, ancora una volta lo sguardo del regista napoletano mostra tutta la sua inadeguatezza, seppur forse di segno diverso rispetto al passato

CANNES 64 – “L’arte è un atto di violenza”. Incontro con Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling (di Simone Emiliani, del 20/05/2011)


Il regista danese e l'attore statunitense alla presentazione di Drive, in concorso, film nel quale hanno ripercorso la mitologia del cinema statunitense anni '70 con il personaggio del pilota che parla poco, raccontano il loro primo incontro dopo che e' stato l'interprete ad aver consigliato il regista al produttore Marc E. Platt

CANNES 64 – “Paolo ha una mano magica quando gira”. Incontro con Sean Penn e Paolo Sorrentino (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2011)

Il secondo film italiano in Concorso ha ricevuto una buona accoglienza, anche se non ha raggiunto i livelli trionfalistici di Habemus Papam. This Must Be the Place, rappresenta la prima esperienza statunitense del regista nostrano. Protagonista Sean Penn che interpretare un’ex rockstar in declino, rievocando nel look Robert Smith dei Cure. Ricevuta la notizia della morte del padre, parte dall’Irlanda per gli Stati Uniti, alla ricerca del nazista che ha perseguitato il padre in un lager della Seconda Guerra Mondiale. In conferenza riflettori puntati soprattutto sull’attore…  

CANNES 64 – “Drive”, di Nicolas Winding Refn (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 20/05/2011)


Ryan Gosling torna a mostrare la sua bravura d'interprete a Cannes dopo Blue Valentine, ma purtroppo Refn è troppo impegnato a tentare di convincersi e convincerci che no, non sta girando un action di quelli basati sui motori rombanti, né tantomeno un bel b-movie secco, duro e spedito com’è il romanzo noir di James Sallis su cui il suo film si basa. Per carità – come al solito nel cinema dell’autore danese, ogni cosa è qualcos’altro

CANNES 64 – “The Day He Arrives”, di Hong Sang-soo (Un certain regard) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2011)

Di fronte a questo cinema ronde, si ha la sensazione di ritrovarsi, dopo poco, nuovamente al punto di partenza, rinchiusi in unico, indistinto film labirinto, nonostante l’apparenza del suo divagare errante, delle sue traiettorie nouvelle vague, fatte di incontri casuali alla Truffaut, di magiche fughe amorose. Una libertà narrativa assoluta, di una freschezza leggera come il vento che fa girare la testa la sera. Ma che si ripiega su se stessa, film dopo film, in un’ineludibile impasse

CANNES 64 – “In Film Nist” (Ceci n’est pas un film), di Jafar Panahi (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2011)

 “Clandestinamente”, con l’aiuto di Mojtaba Mirtahmasb, Panahi realizza il film che aveva minacciato di fare, anzi un non film, sulla sua drammatica condizione. Si stacca dalla rappresentazione per volgersi verso la presenza. La presenza non è solo affare di una visione: essa si dà ad un incontro e ad un'inquietudine costante. Racconta possibili film, si muove freneticamente nella stanza, ansioso di girare, come un podista del "movimento/cinema" e del tempo, baluardo dell'Iran moderno: duro e caotico tra ulivi e frumento, cemento e metropoli

CANNES 64 - “Koi no tsumi”, di Sono Sion (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 20/05/2011)


Regista che sarebbe un peccato limitare con etichette di comodo quali “cineasta dell'eccesso”, Sono Sion conferma di essere capace di maneggiare forme e registri con impressionante elasticità. Depista sistematicamente le nostre aspettative, e mette in piedi una vertiginosa deriva delle identità grondante sangue e viscere.

CANNES 64 - "Tatsumi", di Eric Khoo (Un certain regard) (di Grazia Paganelli, del 20/05/2011)


Modernità e tradizione convergono in questo film proprio come nelle tavole di Tatsumi: il senso è quello di un cinema che si esprime attraverso il puro ed estatico piacere della narrazione, esattamente come per i disegnatori si fa urgente il desiderio di raccontare. E alla fine si resta stupiti per la ricchezza della realtà e si esce affascinati dalla moltitudine di avventure che si moltiplicano intorno a noi. Basta solo vederle e saperle comprendere

CANNES 64 - "Il film non ha scene di battaglia perché ci sarebbe voluto troppo tempo a girarle in 3D." Incontro con Takashi Miike (di Sergio Sozzo, del 19/05/2011)


Dopo il magnifico13 Assassins di Venezia, Takashi Miike conferma la sua forma stepitosa portando in Concorso sulla Croisette un altro magnifico tassello dalla fine di un'epoca, Ichimei (Hara-Kiri: Death of a Samurai), film caratterizzato da un utilizzo quantomeno "singolare" della tecnologia 3D - per forza di cose la conferenza stampa si instrada ben presto sui binari della stereoscopia nel cinema, e della violenza come punto cardine della poetica del cineasta giapponese

CANNES 64 – “Ichimei (Hara-kiri: Death of a Samurai)”, di Miike Takashi (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 19/05/2011)

Questo film di sublime bellezza, che esprime tutta la sua potenza nell’assoluta concentrazione figurativa, trova l’unica nota dissonante proprio nella scelta del 3D, davvero incredibile per le dinamiche puramente interiori che racconta. Ed è qui che sta la provocazione ed emerge tutta la consapevolezza ‘critica’ del cinema di Miike, che chiama in causa il 3D proprio là dove meno te lo aspetti. Come a dire che questa terza dimensione o serve sempre o non serve mai. Perché è vacante come ogni codice, se non è diretta al cuore e all’anima

CANNES 64 – “Questo film è stato fortemente influenzato da Fritz Lang”. Incontro con Pedro Almodovar (di Leonardo Lardieri, del 19/05/2011)


Pedro Almodovar ritorna a Cannes per la quinta volta, con La Piel que Habito, un “noir pittoresco” in Concorso. Ritrova Antonio Banderas, venti anni dopo Legami. Ispirato dal romanzo di Thierry Jonquet, “Mygale”, l'autore spagnolo si lancia in un progetto non totalmente affine al suo cinema passato. Violenza, vendetta e pulsioni malsane, sono gli ingredienti principali di questa nuova opera. Pur produttore di cinema horror e thriller, per Almodovar regista, si tratta in pratica della prima esperienza in tal senso

CANNES 64 – “La piel que habito”, di Pedro Almodóvar (Concorso) (di Simone Emiliani, del 19/05/2011)


C’è una mutazione in atto nel regista, alla ricerca di quelle aperture verso l’esterno  in cui contemplare oscuri oggetti del desiderio, nei luoghi di riconoscibilità del mélo e in quelli sorprendenti e affascinanti del recente thriller spagnolo. Un cinema nella fase della riabilitazione, non continuo ma pieno di grandi momenti, orientato sulla strada della guarigione

CANNES 64 - Ai poster l'ardua sentenza II (del 19/05/2011)


A pochi giorni dalla fine del Festival, torniamo a fare visita un'ultima volta all'oracolo della Croisette...

 

CANNES 64 - "Mi interessava creare una familiarità come nella vita reale". Incontro con Alain Cavalier (di Simone Emiliani, del 19/05/2011)


Il regista francese, vincitore del premio della giuria nel 1986 per Thérèse, torna in concorso al festival per la terza volta con Pater, in cui con Vincent Lindon si crea una complicità simile al rapporto padre-figlio. Nel corso dll'incontro, ha sottolineato l'importanza di creare un'atmosfera familiare e il lavoro fatto sulla parola

CANNES 64 – “Loverboy”, di Catalin Mitulescu (Un Certain Regard) (di Francesca Bea, del 19/05/2011)


La Romania di Catalin Mitulescu è la terra dell’espropriazione, dove i sogni e l’amore rendono per sempre schiavi. Luca è un loverboy, un ragazzo che seduce giovani in fuga, per poi venderle come merce sessuale ai suoi amici di Costanza, che gestiscono un traffico di ragazze far battere sui marciapiedi d’Europa

CANNES 64 – “O abismo prateado”, di Karim Aïnouz (Quinzaine des Réalisateurs) (di Giuseppe Gariazzo, del 19/05/2011)

Un’erranza leggera per le strade di Rio de Janeiro, nel corso di un giornonotte che si espande senza mai chiudersi, avvolta dalle onde e dal mare. Aïnouz rivela qui uno sguardo liquido, quasi superficiale, non caricato di segni, nel seguire i personaggi - camera a mano davanti o a fianco di loro - e i loro volti

CANNES 64 – “Oslo, 31. August”, di Joachim Trier (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2011)

Ritratto contemporaneo di Oslo, nell’urlo soffocato di un giovane che prova a uscire dalla tossicodipendenza e a superare una profonda crisi esistenziale. Chinarsi sul minimo, la favola nera, mai dando la sensazione di essere giunto al limite. L’approssimarsi della lontananza è sempre un movimento reciproco: l’immagine si avvicina a ciò che è lontano, ma ciò che è lontano si avvicina a noi. Idealmente neoclassico, assolutamente moderno. Ispirato al romanzo di La Rochelle, “Fuoco Fatuo”. Dal regista di Reprise

CANNES 64 – “La melanconia anima tutta l’arte che amo”. Incontro con Lars Von Trier (di Aldo Spiniello, del 18/05/2011)

Melancholia, l’ultimo film di Lars Von Trier, che torna in concorso a Cannes due anni dopo il controverso Anthicrist, era uno dei titoli di cui si è più parlato alla vigilia di questo Festival. Anche per il cast stellare: Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, John Hurt, Stellan Skaarsgård.  In conferenza stampa, il regista danese si è presentato in compagnia delle due protagoniste, la Dunst e la Gainsbourg

CANNES 64 - "Dopo il terremoto ho preso coscienza della fragile bellezza della Terra." Incontro con Naomi Kawase (di Sergio Sozzo, del 18/05/2011)

Girato completamente nella zona rurale di Nara, in Giappone, Hanezu No Tsuki è il film che l'immensa cineasta Naomi Kawase ha portato in Concorso sulla Croisette 2011. In conferenza stampa in compagnia dell'attore protagonista, l'artista Tetsuya Akikawa all'esordio sul grande schermo, la regista, che nei suoi film si interroga sempre sul nostro rapporto con la Natura, non può non soffermarsi sui recenti tragici avvenimenti che hanno colpito la sua Terra natale

CANNES 64 – “Melancholia”, di Lars Von Trier (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 18/05/2011)


Von Trier rinuncia per questo suo ultimo film a quasi tutti gli estremismi narrativi e formali che spesso fanno parte del suo bagaglio di cineasta. Il problema é che così mette irrimediabilmente a nudo tutta la mediocrità del suo apparato teorico, e la sconfortante velleità delle sue profezie, cannonate di avvertimento sparate a salve, inesorabilmente innocue. Kiefer Sutherland non é il primo a crepare all`interno di questa ennesima, spocchiosa e ben poco affasciante allegoria firmata dal cineasta danese: é l`unico a sopravvivere

CANNES 64 – “La conquête”, di Xavier Durringer (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 18/05/2011)


Uno dei film più attesi del festival,  un’operazione che per certi aspetti potrebbe somigliare al ritratto di Tony Blair in The Queen ma, rispetto a Frears, qui si punta tutto sull’esteriorità e sulla gestualità del bravo Denis Podalydés, filmato come un uomo di spettacolo dove il palcoscenico è la Francia. Troppo costruito e scritto. È reale? È una caricatura? Tutte e due e nessuna delle due

CANNES 64 – “Hanezu No Tsuki”, di Naomi Kawase (Concorso) (di Francesca Bea, del 18/05/2011)

I fantasmi di Hanezu NoTsuki attraversano gli spazi senza tempo del meraviglioso cinema di Naomi Kawase, spazi che rivelano l’eterna circolarità dell’esistenza, la necessità del ritorno, e cantano la storia di un passato che continua a vivere nel presente, mentre l’essere umano, nella sua bruciante imperfezione, partecipa al mistero della vita interrogandosi sul proprio posto nel mondo

CANNES 64 – “Hors Satan”, di Bruno Dumont (Un certain regard) (di Aldo Spiniello, del 18/05/2011)

Il cinema di Dumont è una messa, un rito sempre uguale e codificato, una cerimonia spettacolare che, ripetendosi a memoria, finisce per smarrire il senso profondo delle proprie origini e dei propri simboli. Ma, aldilà di questi limiti, francamente insormontabili, questa volta le immagini sembrano ribellarsi, per farsi attraversare da personaggi davvero in movimento. Non più meri strumenti di un assunto prestabilito, ma pure traiettorie che tagliano e si perdono nello spazio, senza lasciare intendere l’origine del loro moto né la sua direzione

CANNES 64 – “Pater”, di Alain Cavalier (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2011)


Alain Cavalier, Premio della Giuria a Cannes nel 1986 con Thérèse, s’interroga in Pater sulle relazioni tra un regista e un attore, aprendo il dialogo alle dinamiche di potere, il narcisismo artistico, l’autofinzione. Lontano anni luce dal vortice visivo di Kim Ki-duk, Alain Cavalier, con estrema naturalezza e semplicità figurativa, si dirige verso la derealizzazione e l’autodeterminazione, a braccetto per i paradisi virtuali, luoghi di pura e sublime creazione

CANNES 64 - “Corpo celeste”, di Alice Rohrwacher (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 17/05/2011)


Sospeso tra documentario e finzione, il film difetta nella caricatura di certe situazioni (l'arrivo del vescovo) e personaggi (la figura di Santa) ma si tratta comunque di un film sentito, girato dalla Rohrwcher con un istinto quasi materno nei confronti della giovanissima protagonista e che si risolve in un finale riuscito che lascia dentro quell'inquieto malessere

CANNES 64 – “Con un attore diverso da Mel Gibson, il film avrebbe preso un’altra direzione”. Incontro con Jodie Foster (di Leonardo Lardieri, del 17/05/2011)

Fuori Concorso, The Beaver (Il castoro), di Jodie Foster. Protagonista Mel Gibson (assente in conferenza stampa), che interpreta un uomo in preda alla depressione. Non riesce più a vivere e sta perdendo non solo il lavoro, ma soprattutto la sua famiglia. L’incontro fortuito con un castoro di peluche, trovato nella spazzatura,  riporta alla vita Walter Black  che riprende a combattere. Ma a caro prezzo. Il peluche s’impossessa della personalità di Walter, fino a sottometterla al suo servizio. Un nuovo Walter è nato, senza più incertezze, ma con la paura di piombare definitivamente in un disturbo maniacale. Presente con la regista, all’incontro con i giornalisti, anche lo sceneggiatore Kyle Killen

CANNES 64 – “Aki è un regista che usa la voce”. Incontro con Aki Kaurismaki, Jean-Pierre Daroussin, André Wilms e Fabienne Vonier (di Francesca Bea, del 17/05/2011)


Secondo film girato in Francia, dopo Vita da bohème, Le Havre riporta sulla Croisette Aki Kaurismaki, giunto alla sua quarta competizione e premiato per L’uomo senza passato con il Gran Premio della Giuria. Nel cast, oltre a Jean-Pierre Daroussin e Jean-Pierre Léaud, il protagonista di Vita da bohème, André Wilms, che interpreta un uomo la cui vita verrà cambiata dall’incontro con un giovano africano immigrato illegalmente

CANNES 64 – “Le Havre”, di Aki Kaurismäki (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 17/05/2011)


Giocando su un’ironia sorniona e stralunata, che poggia sulle ormai solite immagini statiche del suo cinema, sui ritmi compassati, quasi catatonici, sui cromatismi vintage e sull’illuminazione dichiaratamente irrealista, Kaurismäki sembra ritrovare il piglio dei suoi momenti migliori, in cui riesce a costruire l’immagine e, attraverso essa, la carne di un mondo assolutamente personale. E, soprattutto, disegna personaggi unici, indolenti e umanissimi, vividi nonostante (o grazie) alla caratterizzazione, sanguigni e reali malgrado l’antinaturalismo degli interpreti, magnificamente complici

CANNES 64 – “The Tree of Life”, di Terrence Malick (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 17/05/2011)


Terrence Malick è colpevole d’aver girato The Tree of Life, e la colpa è quella d’aver tentato di dare forma all’implasmabile lutto di cui facciamo finta di non accorgerci da quando la vita cammina su questa Terra, ma che sempre c’accompagna. La ricerca della perfezione ha portato come unica conquista il poter ascoltare un vinile di Mahler mentre si pranza: e il cinema di Malick sembra infestato dalla terribile condanna di non avere adesso più ormai nient’altro da (lasciarci) immaginare.

La recensione del film vincitore della 64a edizione del Festival di Cannes.

CANNES 64 – “The Beaver”, di Jodie Foster (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 17/05/2011)


Con Habemus Papam di Moretti forse uno dei film più toccanti (nel senso che toccano e fanno male) sul ‘nostro’ male di vivere di tutti i giorni. Un ritorno folgorante per l’attrice dietro la macchina da presa a 16 anni da A casa per le vacanze, dove c’è insieme un film su Mel Gibson, un accesissimo teenager-movie e un altro contagioso ritratto della solitudine infantile e adolescenziale

CANNES 64 - “Bonsai”, di Cristian Jimenez (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 17/05/2011)


Un labirinto letterario, con piste che si sovrappongono, narratori che si confondono, e quant'altro. Eppure, fino a un istante prima pensavamo di stare vedendo un filmetto tardo-adolescenziale qualsiasi. È una delle ragioni del fascino inatteso di Bonsai

CANNES 64 – “Malick è sempre alla ricerca dell’attimo”. Incontro con Brad Pitt e Jessica Chastain (di Aldo Spiniello, del 16/05/2011)

Era sicuramente il film più atteso di questa Cannes 64: The Tree of Life, il quinto lungometraggio di Terrence Malick. E, alla prova della proiezione stampa, ha diviso profondamente, suscitando entusiasmo e ostilità. Di sicuro, si tratta un altro film fuori categoria di un regista unico, un dialogo intimo con Dio, che scaturisce dal racconto della quotidianità di una famiglia media americana degli anni ’50. Come prevedibile, Terrence Malick non si è presentato alla conferenza stampa. Al suo posto, i due protagonisti, Brad Pitt e Jessica Chastain

CANNES 64 – “Grazie per averci permesso di essere il merletto di questo film”. Incontro con Bertrand Bonello, Josée Deshaies, Céline Sallette e Hafsia Herzi (di Francesca Bea, del 16/05/2011)

Terzo regista francese in competizione a Cannes e già in concorso sulla Croisette nel 2003 con Tiresia, Bertand Bonello dischiude il mondo chiuso delle case di tolleranza all’inizio del secolo scorso e, in un sontuoso scenario ispirato alle tele di Courbet, Renoir, Manet, racconta la storia delle dodici ragazze che lavorano a L’Apollonide. Nel cast, oltre all’italiana Jasmine Trinca e all’affascinante Céline Sallette, la conturbante Hafsia Herzi

CANNES 64 - “Impardonnables”, di André Téchiné (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 16/05/2011)


Dal romanzo di Philippe Dijan, un poliziesco sentimentale che suda e sputa sangue appropriandosi del cuore pulsante di Venezia e delle vibrazioni sentimentali dei protagonisti. Qualche disorientamento nel gestire le diverse vicende ma l'istinto animalesco del cineasta cattura gli attimi nel momento della loro massima intensità

CANNES 64 – “Et maintenant on va où?”, di Nadine Labaki (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2011)

La regista di Caramel, al secondo lungometraggio, si conferma ancora regista molto interessante. Cinema che si muove su un confine che non esiste, anche nervosamente con la macchina a mano, che imprigiona il caos espressivo del suo mondo, lasciando che l’immaginario sia libero tra farsa e tragedia, evitando ogni forma costruita di sublimazione. La tratta sembra trovare destinazioni alternative: se il passato non esiste, il presente è traballante, per fortuna il futuro chiede: “E adesso dove si va?”.     

CANNES 64 – “L’Apollonide – Souvenirs de la maison close”, di Bertrand Bonello (Concorso) (di Francesca Bea, del 16/05/2011)

A Bonello non interessano le cronache delle perversioni sessuali consumate sulla carne delle sue attrici, ma solo le tracce che la prigionia del ruolo lascia nella loro vita. Ne L’Apollonide – Souvenirs de la maison close sono le presenze delle dodici ragazze a vivificare gli spazi. Spazi che trovano una possibilità di prospettiva vitale solo se abitati e posseduti dai corpi delle prostitute ospitate dalla casa di tolleranza

CANNES 64 - "Martha Marcy May Marlene", di Sean Durkin (Un certain regard) (di Grazia Paganelli, del 16/05/2011)

Primo lungometraggio del regista statunitense Sean Durkin, premiato per la regia al Sundance Film Festival, è un film che si concentra sui personaggi, ma è abile a non sovrapporsi allo sguardo della protagonista. Non si tratta di una soggettiva estesa. Semplicemente si precipita con lei nell’incubo per poi esserne respinti. Durkin sceglie quindi di privilegiare il non detto senza indugiare mai in spiegazioni che renderebbero il film meno preciso ed essenziale

CANNES 64 – “Duch, le maître des forges de l’enfer”, di Rithy Pahn (Séances spéciales) (di Aldo Spiniello, del 16/05/2011)

Rithy Pahn ha incontrato Duch, uno degli esponenti più autorevoli del terribile regime dei Khmer rossi, che ha dominato e straziato la Cambogia dal 1975 al 1979, chiedendo al maestro delle fucine dell’inferno di raccontare la sua storia di morte e orrore. E se, tra pentimento e orgoglio, sembra delinearsi il ritratto di una personalità mostruosamente complessa, quel che più conta è il sostanziale sovvertimento tra campo e fuoricampo. Percepiamo la presenza di Duch, ma vediamo solo il fantasma della morte e dell'orrore

CANNES 64 – “Bollywood – The greatest love story ever told”, di Rakeysh Omprakash Mehra e Jeffrey Zimbalist (Fuori Concorso) (di Sergio Sozzo, del 16/05/2011)

L’intento celato di seguire in parallelo la storia dell’India attraverso le immagini del suo cinema, con filmati di Gandhi e rivolte di strada che vanno insinuandosi tra gli spezzoni di azione, amore e balletto dei film, come a suggerire una cinematografia di reazione alle giravolte della Storia patria, non si eleva mai dal semplice livello di spunto direzionale, utile forse unicamente a tenere legate insieme le numerose bordate variopinte dell'opera, ottima più che altro come accompagnamento video da proiettare sullo sfondo di feste danzanti a tema Bollywood

CANNES 64 - "Take Shelter", di Jeff Nichols (Semaine de la Critique) (di Grazia Paganelli, del 16/05/2011)


Opera seconda dello statunitense Jeff Nichols (che torna a dirigere Michael Shannon dopo averlo voluto nel suo esordio Shotgun Stories del 2007) Take Shelter è un film sorprendente per intensità ed equilibrio. Proposto nell’ambito della Semaine de la Critique, si muove lungo la linea sottile che separa il cinema indipendente da quello hollywoodiano, tra la “parabola” intimista e il racconto di genere, nell’osservazione della natura e nella sua trasfigurazione

CANNES 64 – “Sono sempre un po’ sospettoso con i film che presumono di trattare argomenti universali”. Incontro con Joseph Cedar (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2011)

In Concorso, dopo 4 lungometraggi e per la prima volta a Cannes, il regista israeliano, con Hearat Shulayim, in cui protagonisti sono un padre e un figlio, rivali nella vita e nella professione di ricercatori del Talmud. Nato a New York nel 1968, Joseph Cedar è ritornato a 6 anni con la propria famiglia in Israele, dove ha studiato Filosofia e Storia del Teatro. Nel 2004 il suo film Campifire è stato candidato all’Oscar come miglior film straniero e nel 2007 ha vinto l’Orso d’Argento al Festival di Berlino con il suo terzo lungometraggio, Beaufort

CANNES 64 – “Cécile ha una presenza luminosa, perfetta per il film”. Incontro con Cécile de France, Jean-Pierre e Luc Dardenne (di Francesca Bea, del 16/05/2011)

Tornano sulla Croisette Jean-Pierre e Luc Dardenne, tra i più premiati registi del Festival di Cannes con all’attivo due Palme d’Oro, per Rosetta nel 1999 e L’enfant, nel 2005. Le Gamin au vélo, quinto film in competizione dei fratelli Dardenne, è la storia della relazione tra un padre e un figlio. Nel cast, oltre a Jérémie Rénier e Olivier Gourmet, volti ricorrenti del cinema dei Dardenne, figura la bellissima Cécile de France

CANNES 64 – “Il muto è proprio del melodramma”. Incontro con Michel Hazanavicius (di Aldo Spiniello, del 15/05/2011)

E’ stato presentato in concorso The Artist, coproduzione francoamericana, scritta e diretta dal francese Michel Hazanavicius. Ed è stata sicuramente una sorpresa: film muto e in bianco e nero, che gioca sulla storia del cinema, raccontando il passaggio dal muto al sonoro e il conseguente declino di una vecchia star, George Valentin. In conferenza stampa il regista è stato accompagnato dai due protagonisti, Juan Dujardin e Bérénice Bejo

CANNES 64 – “Las acacias”, di Pablo Giorgelli (Semaine de la critique) (di Grazia Paganelli, del 15/05/2011)


Tutto accade nei volti dei tre personaggi, la tensione che si scioglie in serenità, il pianto appena accennato, la tristezza che diventa speranza, i sorrisi di una bambina che sanno involontariamente trasformare gli avvenimenti nella loro migliore prospettiva. Un cinema che si compone di primi piani, dove le parole restano appena accennate per concentrarsi sull’origine delle cose e dei sentimenti

CANNES 64 – “En ville”, di Valérie Mréjen, Betrand Schefer (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 15/05/2011)


Opera prima dei due registi girata in 16 mm, un percorso sentimentale mostrato come se fosse una video-installazione, dove nella staticità si rivelano gesti apparentemente casuali e corrispondenze nascoste. Tra perdite e ritrovamenti forse c’è troppo Eustache, ma lo sfondo ha un autentico respiro e il finale apre a 360° nuovi orizzonti, estetici oltre che narrativi

CANNES 64 – “The Artist”, di Michel Hazanavicius (Concorso) (di Simone Emiliani, del 15/05/2011)


Bianco e nero e didascalie per quasi tutto il film. Il cineasta francese cerca di sfuggire a intenzioni ricostruttive, trascinandosi proprio nell’epoca in cui il film è ambientato, ma l’immaginario finisce per soffocarlo. Anche oggi, E’ nata una stella di Cukor è 1000 anni avanti rispetto a questo. Solo le improvvise sonorità fanno entrare, per brevi momenti, squarci  fantastici

CANNES 64 – “Halt Auf Freier Strecke (Stopped on Track), di Andreas Dresen (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2011)


Il regista tedesco di Settimo Cielo e Catastrofi d’amore, affronta ancora una tematica già toccata in questo avvio festival: il male degenerativo, come il cancro maligno al cervello, l’ineluttabilità dell’esistenza che si consuma inesorabilmente senza pietà. Non è solo uno sfogo, un esercizio sul dolore, una seduta psicanalitica di fronte allo schermo bianco, perché fuori nevica ancora. Indifendibile perché inattaccabile, una guida tesa e scabra, mai totalmente addolcita dalla compassione per la miseria e la grandezza dei sentimenti umani

CANNES 64 - Kim Ki-Duk: Ready...Action! (del 15/05/2011)


Insieme allo straziante canto intonato dal regista, il secco imperativo "Ready...Action!" è un altro dei mantra su cui ritorna ossessivamente l'ossatura di Arirang, potentissima confessione-manifesto di Kim Ki-Duk, presentata nella sezione Un Certain Regard. Incrociando il grande cineasta in un locale sulla Croisette, Sentieri Selvaggi non resiste alla tentazione di immortalare una versione live del motto, pronunciata esclusivamente per la nostra videocamera...GUARDA IL VIDEO

CANNES 64 – “Le gamin au vélo”, di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 15/05/2011)

Il ragazzo de La Promesse, diventato (a fatica) padre ne L’enfant e uscito dal carcere, ricade nello stesso errore, abbandonando nuovamente il figlio. E’ come se, in altri, termini, attraverso il corpo ‘onnipresente’ di Renier, i Dardenne stessero raccontando un’unica storia che si ricompone film dopo film. Quasi Renier fosse il loro Jean-Pierre Leaud/Antoine Doinel, chiamato a crescere (senza genitori, se non adottivi) e a sbagliare sullo schermo, ma quasi standone a margine, mentre in primo piano continuano a farsi i quattrocento colpi

CANNES 60 - “Miss Bala” di Gerardo Naranjo (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 15/05/2011)


Un calvario, un labirinto senza uscita, una discesa agli inferi inesorabile. E per questo, tutto sommato prevedibile e priva di inventiva. La regia si appiattisce su un unico, per quanto francamente efficace, partito preso stilistico: seguire la protagonista da presso, fare “sentire” la limitatezza obbligata del suo punto di vista sugli eventi

CANNES 64 – “Bé Omid é Didar (Au Revoir)”, di Mohammad Rasoulof (Un certain regard) (di Francesca Bea, del 15/05/2011)

Impossibile non intravedere un’amara nota autobiografica nella traiettoria di Noora, braccata dal regime iraniano. Mohammad Rasoulof è infatti uno dei tanti artisti perseguitati dal governo di Teheran, prigioniero del suo paese e condannato come Jafar Panahi a sei anni di carcere e a non poter girare film per venti anni per aver osato contestare apertamente la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad

CANNES 64 – “Michael”, di Markus Shleinzer (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2011)

Assistente di Michael Haneke, il regista austriaco è all’esordio nel lungometraggio. Per la sua prima esperienza dietro la macchina da presa si concentra sul tema della pedofilia. Un diverso “Funny Game”, in cui gli eventi si susseguono senza scossoni di regia, da manuale di psicologia clinica. È proprio però quella cura sottile della “preparazione” al dramma a lasciare il resto in un’asfissia creativa poco gratificante. I salti e i tagli di montaggio continui diventano omissioni più di maniera che di pensiero radicale

CANNES 64 – “Les neiges du Kilimandjaro”, di Robert Guédiguian (Un Certain Regard) (di Sergio Sozzo, del 15/05/2011)


Guédignian fa un piccolo film sul terrore di aver tradito i propri ideali ed essere "divenuti borghesi", pensandoci su con il tono crepuscolare di chi ha il tempo di riflettere davanti a un bicchiere di pastis: siamo così convinti di poterlo trattare con la sufficienza che si riserva a un cinema accessorio e fuori tempo, come certi racconti primopomeridiani dei nostri nonni a tavola, oppure vogliamo per un attimo accettare l’invito che ci pone e avere la pazienza di ascoltarlo?

CANNES 64 - "La mia generazione è cresciuta col wuxia". Incontro con Peter Chan (di Simone Emiliani, del 15/05/2011)


Il regista con gli attori ha presentato Wuxia, fuori concorso, parlando del suo stretto rapporto col genere e come questo sia stato elemento condizionante nella lavorazione, del lavoro con gli attori e si è soffermato soprattutto sugli aspetti legati alla medicina. Prima di essere presentata ufficialmente al festival, la pellicola è stata tagliata di quasi 20 minuti

CANNES 64 – “Wu xia”, di Peter Ho-sun Chan (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 14/05/2011)

Peter Chan sfiora l’essenza stessa dello stile, del cinema che scopre tutti i suoi trucchi, necessari a ricreare la precaria verità di un mondo, del mondo. Sarà sempre un artificio, una ricostruzione a posteriori, un braccio mancante. Ma, in ogni caso, questo cinema sarà ancora in grado di aprirsi e rincontrarsi, come un grande cuore, che non smette di battere, neanche quando ci racconta la morte

CANNES 64 - “Jeanne Captive” di Philippe Ramos (Quinzaine des Réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 14/05/2011)


Un'ennesima Giovanna d'Arco; un progetto ambizioso che quasi subito verrebbe da bollare come pretenzioso. In realtà, non ci sono grosse cadute, e il film tutto sommato “regge” le impennate mistiche che ama interpolare al suo registro sempre molto sostenuto, lirico, calcato

 

CANNES 64 – “Le qualità necessarie per essere un buon pirata sono l’ignoranza e l’ostinazione”. Incontro con Johnny Depp, Penelope Cruz e Ian McShane (di Francesca Bea, del 14/05/2011)

Approda sulla Croisette Johnny Depp e con lui il quarto appuntamento della saga dei Pirati dei Caraibi. Con un passaggio di testimone che vede Rob Marshall alla regia, dopo i tre capitoli firmati da Gore Verbinski, le scorribande di Jack Sparrow oltre i confini del mare perdono alcuni dei protagonisti chiave della serie, come il Will Turner di Orlando Bloom e la scatenata Keira Knightley, ma guadagnano la presenza di Penelope Cruz e Ian McShane

CANNES 64 - "Pirates of the Caribbean: on Stranger Tides", di Rob Marshall (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 14/05/2011)


Stavolta l’avventura è senza sorprese, il ‘nuovo Bounty’ ha smarrito Depp quasi reincarnazione di Clark Gable, canaglia romantica che qui gioca di sottrazione solo con i residui dei precedenti episodi e anche il regno oscuro è poco buio. La messinscena macchinosa del regista di Chicago incrocia l'armatura pesante di Bruckheimer. Nella sua  rigidità, restano soprattutto gli assordanti rumori  

CANNES 64 – “Hearat Shulayim” (Footnote), di Joseph Cedar (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 14/05/2011)


Per la prima volta in Concorso a Cannes il regista israeliano, con il suo quarto lungometraggio. Commedia che mette in scena la relazione conflittuale tra un padre e un figlio, entrambi ricercatori al Dipartimento di Talmud dell’Università ebraica di Gerusalemme. Opera che smarrisce velocemente il tratto saliente dell'umorismo e della comicità ebraica: l'autodelazione, il ridere di se stessi, dei propri guai, delle proprie angosce e paure anche sul limitare dell'abisso o della tomba

CANNES 64 - "Michel Petrucciani", di Michael Radford (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 14/05/2011)

Riemerge dall'archivio la figura del grande pianista francese Michel Petrucciani che ha la particolarità di mostrarlo come se fosse ancora vivo. Il regista di Il postino però si mantiene in superficie non approfondendo sia i lati oscuri della sua personalità sia l'istinto del suo talento. Per conoscere il personaggio questo documentario è più che sufficiente. Per approfondirlo ed entrarci più in confidenza, ci voleva un'altra marcia. 

CANNES 64 - Ai poster l'ardua sentenza (del 14/05/2011)


La corrispondenza d'eccezione di una super guest star interrogata da Sentieri Selvaggi sui primi giorni di Croisette...
 

CANNES 64 – “Polisse”, di Maïwenn Le Besco (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 13/05/2011)


Sprigiona un’energia contagiosa il terzo film da regista di Maïwenn Le Besco, talentuosa attrice francese dal fascino singolare: le dichiarate ed edificanti buone intenzioni che ne costituiscono la ragion d’essere rendono inclini a perdonare una troppo evidente grossolanità di fondo, e l’inadeguatezza dello sguardo, a volte troppo piatto, della regista è puntualmente riscattata dalle strepitose e muscolari performance di tutto il cast, tra cui il nostro Riccardo Scamarcio

CANNES 64 – “Arirang”, di Kim Ki-duk (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2011)

Era sparito da tre anni, le voci correvano sul suo conto e adesso il ritorno. Al di la di tutte le riflessioni paraboliche e simboliche del film, della tentazione narcisistica evidente, del grido di dolore più o meno sincero, il miracolo di Kim Ki-duk si esprime ancora una volta nel desiderio di rifugiare il nostro sguardo in una terra di mezzo, meravigliosamente anacronistica, terribilmente futuristica, da cui ripartire…

CANNES 64 - La révèrie' del cinema, “Habemus Papam”, di Nanni Moretti(Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 13/05/2011)


Il cinema non basta più. E incredibilmente, per Moretti, diventa fluttuante, leggerissimo e “sconvolto” dall’esperienza dell’emozione. Per una volta quello che conta di più non sta nell’immagine, ma al di fuori dell’esperienza della visione. E “l’ultimo spettacolo” passa attraverso l’esercizio del piacere, della scelta, del libero arbitrio. Ma anche della consapevolezza che confusione e sgomento oggi, letteralmente, ci attanagliano. E la salvezza è solo (forse)…fuoricampo.

 

CANNES 64 – “Il mio motore è la verità”. Incontro con Maïwenn Le Besco (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2011)

In Concorso il primo film francese di questa edizione. Polisse, che in francese è la pronuncia di Police (Polizia). È semplicemente un errore ortografico in cui un bambino potrebbe incappare. Proprio dell’infanzia tratta questa commedia dal finale tragico, ed in particolare della pedofilia e di un gruppo di poliziotti facenti parte della BPM (Brigata Protezione Minori). Buona accoglienza da parte del pubblico, soprattutto quello francese. Dalla trentacinquenne regista Maïwenn, al terzo lungometraggio e attrice protagonista ne Il quinto elemento di Luc Besson

CANNES 64 - "Trabalhar cansa", di Juliana Rojas e Marco Dutra (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 13/05/2011)


Primo lungometraggio dei due cineasti brasiliani con un inizio da soap-opera che però poi riprende quota soprattutto nella deformazione di una quotidianità che mette a nudo la crisi matrimoniale e la depressione individuale mentre il luogo del supermercato è un po' come quelle case stregate da film horror. C'è comunque una giusta ironia evidente anche nel finale forse liberatorio

CANNES 64 – “Hanotenet”, di Hagar Ben Asher (Semaine de la Critique) (di Giuseppe Gariazzo, del 13/05/2011)

Hagar Ben Asher, nel descrivere la libertà sessuale di una donna, le sue scelte di indipendenza sociale, “crede” che filmare scene di sesso quasi hard ponendo in primo piano corpi nudi maschili sia “sguardo femminile e femminista”, cosi come filmare uomini di campagna al lavoro in pose da rivista sexy. Peccato, perché una certa tensione filmica esiste e si sente

CANNES 64 – “Senza Piccoli sarebbe stato un film più triste”. Incontro con Nanni Moretti (di Aldo Spiniello, del 13/05/2011)

Terzo giorno di Festival, arriva il primo film italiano in concorso, l’attesissimo Habemus Papam di Nanni Moretti, Palma d’oro nel 2001 per La stanza del figlio. All’anteprima mattutina il film è stato ben accolto dai giornalisti, che hanno applaudito a lungo al termine della proiezione. Segno che il feeling tra Moretti e Cannes continua. Il resoconto della conferenza stampa 

CANNES 64 – "Restless", di Gus Van Sant (Un Certain Regard) (di Grazia Paganelli, del 13/05/2011)


Van Sant pone il suo sguardo nel cuore tormentato dei suoi personaggi e ne trae un racconto di pace e commovente leggerezza, dove infiniti e palpitanti sono gli attimi di completa sospensione, di attesa, per trattenere il fiato e fermare il tempo. Tratto da una pièce teatrale di Jason Lew, il film è dedicato a Dennis Hopper

 

CANNES 64 – “We need to talk about Kevin”, di Lynne Ramsay (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 13/05/2011)


E' insostenibile l'artificiosità nell’impalcatura a flashback spezzati e incrociati con cui la Ramsay costruisce un film che si basa tutto su metafore ‘scoperte’ e ritornanti, che non ha mai successo nel farci sentire la tensione continua nel rapporto familiare, quanto unicamente l’oppressiva sensazione claustrofobica in cui gradualmente la vita della donna finisce per rimanere ingabbiata. L'interpretazione della Swinton farà probabilmente capolino nei palmares...

CANNES 64 - "La scrittrice e la cineasta lavorano con la stessa materia". Incontro con Julia Leigh (di Simone Emiliani, del 12/05/2011)

La regista e l'attrice protagonista Emily Browning hanno presentato Sleeping Beauty, opera prima in concorso fortemente sponsorizzata da Jane Campion. Si è parlato del personaggio di Lucy, del suo esseree senza limiti senza però per questo sentirsi vittima, del rapporto tra scrittura letteraria e cinematografico e dello sguardo maschile sospeso tra l'essere testimone e il voyerismo

CANNES 64 – “La violenza di Kevin può essere comparata a quella del mondo, che ci rifiutiamo di guardare”. Incontro con Lynne Ramsay e il cast del film (di Leonardo Lardieri, del 12/05/2011)

Tratto dal bestseller di Lionel Shriver, presentato il secondo lungometraggio e unico film inglese in concorso, We Need to Talk About Kevin. Alla proiezione stampa è stato accolto molto favorevolmente e soprattutto è partito un applauso ancora più convinto quando sui titoli di coda è apparso il nome della protagonista, Tilda Swinton. L'ex musa di Derek Jarman, interpreta la madre di un adolescente ribelle, incapace di instaurare l’imprinting giusto con il figlio, il quale è destinato a segnare indelebilmente la vita dei suoi famigliari. Girato dalla regista scozzese Lynne Ramsay, tra i produttori figura Steven Soderbergh

 

CANNES 64 – “Labrador”, di Frederikke Aspöck (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 12/05/2011)

É il viaggio di Stella e Oskar su un'isola nevosa e battuta dal vento dove vive, con la sola compagnia del suo labrador, il padre di lei. Primo film di ambientazione scandinava per la trentaseienne regista danese, formatasi professionalmente negli Stati Uniti e vincitrice nel 2004 del premio Cinéfondation per il miglior cortometraggio.  A colpire soprattutto è la giusta sensibilità ed equilibrio narrativi che consentono all’autrice di non insistere sul tasto del minimalismo visivo

CANNES 64 – “Sleeping Beauty”, di Julia Leigh (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 12/05/2011)

La pretesa scientifica della Leigh si traduce in una regia fredda e distaccata, fatta di piani per lo più fissi, inquadrature frontali e ripetitive. Uno sguardo che solo apparentemente si dichiara neutro e oggettivo, per rivelarsi invece profondamente autoritario. A tal punto da togliere respiro e spazio a qualsiasi fibrillazione che, dall’intimo dei personaggi, prova ad affacciarsi nella superficie asettica delle immagini. E da opprimere quanto di potenzialmente viscerale c’è nell’interpretazione di Emily Browning

CANNES 64 – “Sono rimasto affascinato dal 3D”. Incontro con Bernardo Bertolucci (di Francesca Bea, del 12/05/2011)

L’edizione 2011 del Festival di Cannes si apre con un tributo a Bernardo Bertolucci, che durante la cerimonia d’apertura ha ricevuto la Palma d’oro d’onore, riconoscimento speciale istituito per omaggiare autori mai premiati con la Palma d’oro

CANNES 64 - "Midnight in Paris", di Woody Allen (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 11/05/2011)


Un imprevedibile ‘grande ritorno’ per il cineasta statunitense che ritrova un’ispirazione d’altri tempi. Un viaggio indietro nel tempo anche nel suo cinema, una sovrapposizione reale/finzione come in La rosa purpurea del Cairo con giochi di specchi con le derive di Cocteau e una danza macabra dove riprendono forma gli anni ’20 e la Belle Epoque come se fosse l’aldilà

CANNES 64 – “Parigi è la città più affascinante ed eccitante del mondo”. Incontro con Woody Allen (di Leonardo Lardieri, del 11/05/2011)

Woody Allen, Fuori Concorso, apre l’edizione 2011. Midnight in Paris, è una commedia romantica, immersa in un sogno ad occhi aperti, alla scoperta della Belle Époque e de l’Age d’Or. I temi sempre quelli: la coppia con i suoi affanni e disillusioni, la famiglia e la paura del tempo che passa. Peregrinando per la città, Owen Wilson, scrittore americano alla ricerca dell’ispirazione, una notte entra in un mondo parallelo, avviando un vero e proprio viaggio nel tempo, dove incontra i grandi artisti e intellettuali che hanno frequentato Parigi negli anni di fine ottocento e inizio novecento

Walk Away Renee, Jonathan Caouette a Cannes 64 (di Margherita Palazzo, del 11/05/2011)

CANNES 64 - House of (soul) Tolerance: trailer e nuove immagini di L'Apollonide (di Margherita Palazzo, del 10/05/2011)

Il teaser trailer de L'Apollonide - Souvenirs de la maison close (info, poster e prime foto, intervista) nuovo film di Bertrand Bonello in concorso a Cannes 64, gioca con il "dramma storico di inizio 20° secolo" scegliendo per accompagnare le prime immagini un brano soul uscito da un vecchio jukebox di storia americana (Bad Girl di Lee Moses).

CANNES 64 - Once Upon a Time in Anatolia a Cannes 64. Trailer, foto e poster (di Margherita Palazzo, del 10/05/2011)

Il trailer, tutte le foto e tre poster che mostrano la splendida fotografia di Gökhan Tiryaki, dal sesto lungometraggio di Nuri Bilge Ceylan, cineasta turco autore di Uzak, Il piacere e l'amore, Le tre scimmie (miglior regia a Cannes 61). La storia della notte difficile di un medico e un procuratore nelle steppe aride dell' Anatolia.
 

CANNES 64: Les Bien-Aimés è il film di chiusura. Le prime foto (di Margherita Palazzo, del 09/05/2011)

Les Bien-Aimés, scritto e diretto da Christophe Honoré, è la pellicola di chiusura del 64° Festival di Cannes. Ecco la prima foto ufficiale rilasciata da Le Pacte, che cattura il regista ceco Miloš Forman, qui attore d'eccezione, Catherine Deneuve e Chiara Mastroianni.

Storia d'amore al crepuscolo: Eldfjall (Vulcano) a Cannes 64 (di Margherita Palazzo, del 08/05/2011)

Eldfjall(Vulcano), "romanzo di formazione di un uomo di 67 anni", lungometraggio di esordio del giovane Rúnar Rúnarsson, vincitore di oltre 90 premi in tutto il mondo per i suoi tre cortometraggi - solo con il bellissimo Smáfuglar (Two birds) del 2008, ha conquistato una ventina di riconoscimenti, tra cui la Palma d'oro a Cannes 61; il suo primo corto Síðasti bærinn (The Last Farm), del 2004, è stato nominato agli Oscar

Poster di L'Apollonide e Sleeping Beauty, case di piacere a Cannes 64 (di Margherita Palazzo, del 07/05/2011)


Un affresco su un bordello parigino dei primi del 20° secolo, con al centro una bellissima prostituta sfigurata (Adèle Haenel) e una fiaba inquietante con Emily Browning (Sucker Punch) nei panni di una studentessa rinchiusa - di sua spontanea volontà - in una "casa delle belle addormentate"

Martha Marcy May Marlene a Cannes 64. Follia e violenza nel cuore dell'America (di Margherita Palazzo, del 07/05/2011)

Selezionato tra i titoli di Un Certain Regard a Cannes 64, Martha Marcy May Marlene, scritto, diretto e autoprodotto dal regista Sean T. Durkin con la sua Borderline Films, ha debuttato quest'anno al Sundance Film Festival, dove è stato acquistato dalla Fox Searchlight.

Lars von Trier: Melancholia tra Saturno e i preraffaelliti (di Margherita Palazzo, del 04/05/2011)


Dopo il trailer, ecco la prima immagine ufficiale di Melancholia di Lars von Trier:  Kirsten Dunst adagiata in un letto d'acqua, circondata dalla vegetazione. L'attrice qui sembra l' Ofelia di John Everett Millais o quella di Arthur Hughes

 

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