DOCUMENTARIO – Punto Doc (novembre/dicembre)

Der prozessAlla Viennale (21 ottobre – 3 novembre) miglior documentario è Der Prozess di Gerald Igor Hauzenberger. Squadre antiterrorismo sulle tracce di attivisti per i diritti degli animali come se fossero i nemici più pericolosi dello Stato, un processo durato anni con accuse incredibili come la cospirazione contro la Repubblica e la costituzione di organizzazione criminale. Tutto questo avviene nella civile Austria. Sebbene non vi sia alcuna prova concreta contro i 13 attivisti, essi vengono sottoposti al regime di custodia cautelare. Il “Mafia Paragraph 278” è lo strumento giuridico che la polizia utilizza per accusare i membri della ONG equiparata dunque alla criminalità organizzata. Anche se alla fine gli attivisti saranno assolti, il processo porterà al tracollo finanziario dell'associazione ambientalista. Il regista, nel documentario, si interroga se si tratti di un episodio di mala giustizia oppure di un piano prestabilito per sperimentare metodi di contrasto contro ogni forma di disobbedienza civile. Menzione per David wants to fly di David Sieveking. Il successo senza precedenti del Maharishi Mahesh Yogi inizia sulle vette dell'Himalaya per poi diffondersi in America, quando il guru indiano verso la fine degli anni '50 viene a Hollywood per promuovere la sua tecnica di meditazione, conquistando un certo numero di sostenitori di spicco, come i Beatles, Mia Farrow e Clint Eastwood. Oggi, quasi sei milioni di persone in tutto il mondo praticano la Meditazione Trascendentale (MT). Anche David, un giovane regista tedesco in cerca di ispirazione vuole provare con la meditazione. Anche perché il suo idolo David Lynch, che si dedica alla meditazione da oltre trent’anni, ha assicurato personalmente che la MT è una fonte di creatività e la chiave del successo. David scoprirà un mondo oscuro dietro quella pratica trascendentale che negli anni si è trasformata in un impero finanziario. Altri premi per El lugar mas pequeno di Tatiana Huezo Sánchez (nel piccolo villaggio di Cinquera, il ricordo della guerra civile nel Salvador fa ancora parte della vita quotidiana. Rifugio durante la guerra e spazio vitale in tempo di pace, la foresta è testimone silenziosa, custode di eventi dolorosi del passato e leitmotiv di questa impressionante visione della vita dopo la guerra) e Yatasto di Hermes Paralluelo (ci troviamo a Villa Urquiza, un quartiere alla periferia della città di Cordoba. Bebo (15), Pata (14) e Ricardo (10) sono dei “cartoneros” e vanno in giro con un carretto trainato da un cavallo a raccogliere cartoni, bottiglie di vetro ed ogni possibile oggetto riciclabile gettato nella spazzatura. Lo fanno per sopravvivere. Il documentario si concentra non solo sulle crudeli condizioni di povertà in cui si trovano i tre ragazzi ma soprattutto sui loro sogni. Così tra gioco e duro lavoro, non mancano momenti assurdi e divertenti in questo documentario che non cerca mai la facile commozione).

 

 

 

 

 

Girl modelAl Festival internazionale del film di Roma (27 ottobre – 4 novembre) il Premio Marc’Aurelio al miglior documentario per la sezione “L'Altro Cinema | Extra” è andato a Girl Model di David Redmon e Ashley Sabin. Esiste un giro di aspiranti modelle, tra i 13 e i 17 anni, spedite dalla Siberia al Giappone con il miraggio di essere iniziate al lavoro nella moda, ma con il vero scopo di essere usate e gettate via. Una catena di sfruttamento fondata sull'ingenuità che inizia con i talent scout incaricati di scoprire i volti e le forme giuste e finisce con le foto posate a Tokyo, spostando da una parte all’altra le proprietarie dei corpi come pacchi postali. Il film segue il percorso dal proprio villaggio fino a Tokyo di una tredicenne siberiana, Nadya, strappata alla campagna da Ashley, la ex modella che ora fa la reclutatrice divisa tra manipolazione e pietà. Un viaggio ricco di miraggi, ristrettezze e disillusioni, nel quale le disavventure saranno tali che la stessa troupe dovrà rompere il dogma del "non intervento" per aiutare la ragazza.

 

 

 

Jiro dreams of sushiAll'Afi – Los Angeles international film festival (3 – 10 novembre) miglior documentario è Jiro dreams of sushi di David Gelb. Per oltre mezzo secolo, il maestro di sushi Jiro Ono, 85 anni, ha dedicato la sua vita a perfezionare la sua arte. Un’etica del lavoro senza pari ed una tecnica impeccabile hanno fatto guadagnare al suo ristorante, il Sukiyabashi Jiro, fama per il miglior sushi del Giappone, aggiudicandosi le tre stelle della Guida Michelin. Dai dettagli dell'asta del tonno al modo corretto di massaggiare un polpo, il regista David Gelb riprende tutti gli aspetti del mestiere di Jiro lungo l’intero processo di preparazione del sushi artigianale. Il film non è soltanto un tributo alla grandezza dell’arte di Jiro ma si sofferma anche sul complicato rapporto con il figlio maggiore Yoshikazu che, apprestandosi ad ereditare il ristorante, convive con la pressione di essere il discendente di una leggenda del sushi.

 

 

 

 

Two years at seaAl Copenaghen international documentary film festival (4 – 14 novembre) vince Two years at sea di Ben Rivers. Un uomo di nome Jake vive in mezzo alla foresta, dove si aggira in qualunque condizione climatica facendo sonnellini nei campi e nei boschi avvolti dalla nebbia. Costruisce una zattera per passare il tempo seduto in riva a un lago. Dorme in una roulotte che fluttua su un albero. Lo si vede in tutte le stagioni, mentre conduce una frugale vita di sussistenza. Trascorre il tempo dedicandosi a strani progetti, vive il sogno radicale di quando era più giovane, un sogno per realizzare il quale ha trascorso due anni di lavoro in mare. Presente all'ultima edizione del festival di Venezia nella sezione Orizzonti. Miglior film danese è The will di Christian Sønderby Jepsen. A volte la realtà supera anche le più incredibili “cock and bull stories”. Tre fratelli stanno per ereditare una fortuna dal nonno: una manna dal cielo per risolvere i problemi che ognuno di loro ha, non ultimi quelli con droga ed alcol. Ma ci sono due ostacoli che devono essere superati prima che i tre possano mettere le mani sulla ricca eredità. Tutti gli altri premi qui.

 

 

 

 

Armand 15 ams l'été Miglior documentario al Festival dei Popoli (12 – 19 novembre) è Armand 15 ams l'été di Blaise Harrison. Armand è un ragazzo un po’ robusto, ma i suoi movimenti non sono impacciati. Non è a disagio nel suo corpo, né con i suoi coetanei. Un coté femminile sviluppato gli consente di condividere le emozioni dell’estate con altre ragazzine. Lontano dai clichè, l’autore, parte da Gus Van Sant e Larry Clark per giocare con l’estetica americana e ribaltarne i contenuti: a 15 anni un’estate nel sud della Francia ha come colonna sonora il suono dei grilli, dei messaggini, dei fuochi d’artificio. Miglior regia per Argentynska Lekcja di Wojciech Staron. Janek, 8 anni, parte da Varsavia con la sua famiglia per giungere in un piccolo paese nel nord dell’Argentina abitato da discendenti di emigrati polacchi. Il bambino si trova circondato da un mondo completamente nuovo, in mezzo a persone di cui non conosce né lingua né abitudini. Con il tempo stringe amicizia con una ragazzina del luogo, Marcia, e inizia con lei un percorso di scoperta che cambierà la vita di entrambi. Menzione speciale per L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin. E' estate, nella campagna del nord-est dell'Italia. Giacomo è un ragazzo sordo di 19 anni. Un giorno va al fiume per fare un picnic insieme a Stefania, sua amica d'infanzia. I due ragazzi si spingono talmente lontano dal sentiero conosciuto che finiscono per perdersi. Si ritroveranno soli e liberi durante un pomeriggio che potrebbe durare un'estate intera. La sensualità accompagnerà i giochi da bambini finché Stefania e Giacomo non sentiranno che l'avventura che hanno appena vissuto non è altro che un ricordo dolce e amaro di un tempo già perduto.

 

 

 

 

Hometown boyAl Taipei golden horse film festival (3 – 17 novembre) miglior documentario è Hometown boy di Yao Hung-I. Il film racconta del famoso pittore cinese, Liu Xiao-Dong, che all'età di 17 anni ha abbandonato la sua città natale per studiare arte. Trenta anni dopo, decide di ritornare per ridipingere la sua città. Il ritorno a casa è molto importante per un artista. Si confrontano i ricordi d’infanzia che hanno ispirato per tutta la vita la sua arte con la fisionomia attuale della città. Nomination per The man behind the book di Lin Jing-Jie e Young at heart: grandma cheerleaders di Yang Li-chou.

 

 

 

 

iThembaAl Festival del cinema africano a Verona (11 – 20 novembre) miglior documentario è iThemba di Errol Webber, Elinor Burkett. Immaginate un Paese dove muoiono più persone di AIDS, malnutrizione e mancanza di cure mediche, di tutti quelli che ogni settimana vengono uccisi in Afganistan, Iraq e Darfur insieme. Immaginate un Paese dove gli ospedali funzionano senza medici, i quartieri urbani possono restare anche mesi senza acqua e la disoccupazione arriva anche al 90%. Poi immaginate di spostarvi in quel Paese su una sedia a rotelle, senza il funzionamento delle mani, o con qualche altra disabilità, in una cultura dove i disabili sono etichettati come maledetti. Bene, ora smettete di immaginare perchè quel Paese esiste. Ithemba ci porta in Zimbawe per seguire la storia della band Lyiana: otto giovani musicisti che cercano di combattere i pregiudizi con ironia e tanta grinta.

 

 

 

 

Planet of snailAll'Idfa – International documentary film festival di Amsterdam (16 – 27 novembre) miglior documentario è Planet of Snail di Seung-Jun Yi. Young-Chan è sordo e cieco fin dall'infanzia. Come dice lui stesso: "In principio era buio e silenzio, e l'oscurità e il silenzio erano con Dio. E quando io arrivai, loro sono venuti a me". Young-Chan non ha idea di come partecipare al mondo fino a quando non incontra Soon-Ho, che ha anche lei un handicap fisico. S sposano e lui impara a comunicare con il mondo esterno attraverso lei. Toccandosi dolcemente le dita l'un l'altro, è possibile capirsi. A volte è come se fossero la tenera riproduzione di un pianoforte. Questo documentario segue la coppia nella loro vita quotidiana, mentre sostituiscono insieme una lampadina, ospitano gli amici a casa, lavorano ad una piece teatrale, leggono un libro,  scivolano giù per una montagna su una slitta. Premio della giuria a 5 Broken Cameras di Emad Burnat e Guy Davidi. Emad, un bracciante agricolo palestinese, ha cinque videocamere, e ognuna di esse racconta una parte differente della storia della resistenza del suo villaggio all'oppressione israeliana. Emad vive a Bil'in, a ovest della città di Ramallah. Inizia nel 2005 con la prima videocamera a registrare le ruspe che strappano gli ulivi dal terreno. Poi continua con la costruzione di un muro nelle terre dei suoi compaesani per separare gli insediamenti ebraici da quelli palestinesi. Un documento intenso e personale su di un villaggio che lotta contro la violenza e che alterna le immagini della cruda realtà con teneri fotogrammi che catturano i primi passi al mondo di suo figlio Gibreel, nato durante i primi giorni di resistenza ai coloni ebrei. Tutti gli altri premi qui.

 

 

 

 

Sack BarrowAl Filmmaker doc film festival (22 – 30 novembre) vince Sack Barrow di Ben Rivers. Nel 1931, nella periferia di Londra, venne aperta una fabbrica per dare lavoro ai reduci e agli invalidi di guerra. Nel 2010 la fabbrica è stata liquidata. Il film è il racconto dell'ultimo mese prima della chiusura. Osservando l'ambiente e la routine quotidiana degli operai rimasti, affiora un universo parallelo, che si è formato negli anni di microscopici processi chimici e geologici. Un testo, tratto dal romanzo "The Green Child" di Herbert Read, descrive la discesa in un mondo di grotte e di falde sotterranee. Altri premi: Cadenza d’inganno di Leonardo Di Costanzo (nel 2003, il regista si imbatte in un ragazzo borderline e decide di filmarne l'esistenza turbolenta. Incontra altri bambini del vicinato, raccoglie i loro sogni e bisogni, a contatto con una realtà sociale estremamente difficile. Un giorno il ragazzo decide di scomparire e la lavorazione del film si interrompe. Anni dopo, in seguito ad alcuni nuovi eventi, il regista ricorda e pensa); La fabbrica è piena (tragicommedia in otto atti) di Irene Dionisio (ottobre 2010. La Fiat Grandi Motori, stabilimento storico torinese, sta per essere demolito. Al suo posto sorgerà un centro commerciale. All'interno due senza tetto rumeni, e un silenzioso veterano della fabbrica abbandonata, soprannominato l'amministratore delegato, vivono in un limbo tra disperazione ed euforia, violenza repressa e profonda umanità. La fabbrica in disfacimento diviene palcoscenico della loro personale ed archetipica “tragicomedìa”, il cui ultimo atto si protrarrà fino alla fase finale della demolizione).

 

 

 

 

Les éclats (ma gueule, ma révolte, mon nom)Il premio come miglior documentario internazionale al Torino film festival (25 novembre – 3 dicembre) è andato a Les éclats (ma gueule, ma révolte, mon nom) di Sylvain George. Calais, nord della Francia. Migranti che aspettano di riuscire ad attraversare La Manica, conquistare la traversata, raggiungere l’Inghilterra. Nel frattempo si tengono lontano dalla polizia. Attendono, si lavano, fumano, si nascondono, si scaldano mentre raccontano della fatica, dei soprusi e delle loro identità travolte. Il film si compone dei frammenti sfuggiti al film "Qu’ils reposent en révolte". Frammenti di voci, frammenti di riso, frammenti di rabbia; brandelli di parole, di immagini e di memoria; parole del vicino e del lontano, di ieri e di oggi, d’Africa, Medio Oriente, Europa. Menzione speciale a The color of pain di Lee Kang-Hyun. Secondo l’attuale legge coreana promossa dal dipartimento per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, infatti, ogni ambiente lavorativo con un numero di impiegati compreso tra cinquanta e trecento persone deve essere ispezionato da specialisti di medicina del lavoro. Lungo il percorso, si incontrano diversi ambienti: da un’industria metallurgica alle serre per la coltivazione delle fragole, sino ad alcuni uffici informatici. Vengono in tal modo esplorate sia le condizioni di lavoro diffuse nel paese, sia le istanze mediche cui quegli spazi dovrebbero adeguarsi, verificando così la reale situazione dei luoghi in cui le persone passano la maggior parte della propria vita. Nella sezione Italiana.Doc il premio miglior documentario italiano è andato a L’orogenesi di Caldwell Lever. Dieci atti per raccontare le origini dell’Italia e della sua civiltà. Accompagnati dalla musica di Claudio Monteverdi e dai versi dei grandi poeti della nostra letteratura letti da Giorgio Albertazzi, assistiamo così, incorniciata dalle immagini delle Alpi e degli Appennini, a una vera e propria rappresentazione di miti e leggende che ripercorrono la storia italiana dai Romani al Medioevo. Premio speciale della giuria a Il castello di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti. Un anno dentro l’aeroporto intercontinentale di Malpensa, un luogo in cui la burocrazia, le procedure e il controllo mettono a dura prova la libertà degli individui, degli animali e delle merci che da lì transitano. L’aeroporto è un luogo strategico in cui si concentrano tutte le forze dell’ordine esistenti in un paese. Qui si sperimentano le nuove forme del controllo: un laboratorio permanente sulla sicurezza come nessun altro spazio pubblico riesce ad essere. Menzione Speciale a Freakbeat di Luca Pastore. Un road movie emiliano alla ricerca del “Sacro Graal” del Grande Beat: il nastro perduto di una mitica session fra l'Equipe 84 e Jimi Hendrix. Impossibile? Forse. Ma Freak Antoni, l'intellettuale demenziale, il teppista soffice, ci crede al punto da trascinare sua figlia Margherita su un vecchio furgone Volkswagen alla ricerca della mitica reliquia sonora. Altri premi per Ferrhotel di Mariangela Barbanente, Bad weather di Giovanni Giommi e Un mito antropologico televisivo di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

 

Le sinossi sono tratte dai siti dei festival, dai siti ufficiali dei film e da www.cinemaitaliano.info

DOCUMENTARIO – Punto Doc (novembre/dicembre)

Ridotte capacità lavorativeIN SALA
 
RCL – Ridotte capacità lavorative di Massimiliano Carboni (trailer) (sito) (Sentieri Selvaggi intervista Paolo Rossi)
Jackass 3D di Jeff Tremaine (trailer) (sito)
Bhutto di Duane Baughman e Jhonny O'Hara (trailer) (sito)

 

 

 

 

This is my land...Hebron[CINEMA.DOC] – Il Documentario in Sala è il primo progetto italiano per costruire un circuito distributivo nazionale di film documentari nelle sale di prima visione. Nei mesi di novembre e dicembre sono stati proiettati in tre sale romane (Cinema Nuovo Sacher, Cinema Farnese Persol, Cinema Alcazar) i seguenti film:

 

Le Radici e le Ali di Claudio Camarca, Maria Rita Parsi (trailer)
The Cambodian Room di Tommaso Lusena de Sarmiento, Giuseppe Schillaci (trailer)
This is my Land… Hebron di Giulia Amati, Stephen Natanson (trailer) (sito)
Left by the Ship di Emma Rossi Landi, Alberto Vendemmiati (trailer) (sito)
Il Pezzo Mancante di Giovanni Piperno
Una Scuola Italiana di Angelo Loy, Giulio Cederna (trailer)
Ma che Storia di Gianfranco Pannone (trailer)

 

Miglior Film del concorso è stato This is my land…Hebron. Tutti gli altri premi qui

 

 

di me cosa ne saiIN DVD

 

Draquila – L’Italia Che Trema di Sabina Guzzanti (trailer) (sito)
The Small Kingdom of Lo di Giuseppe Tedeschi, Caroline Leitner, Daniel Mazza (trailer)
Oil. Il Film di Massimiliano Mazzotta (trailer)
Ortona 1943 – Un Natale di Sangue di Fabio Tondelli (trailer)
Lisetta Carmi, Un'Anima in Cammino di Daniele Segre (trailer)
Niente Paura di Piergiorgio Gay (trailer)
My Main Man di Germano Maccioni (trailer)
Di Me Cosa Ne Sai di Valerio Jalongo (trailer)
+ o – Il Sesso Confuso. Racconti di Mondi nell'era Aids di Andrea Adriatico, Giulio Maria Corbelli (trailer)
1960 di Gabriele Salvatores
Il Suono InStabile della Libertà di Marco Bergamaschi, Gianpaolo Gelati (trailer)
Lost in La Mancha Keith Fulton, Louis Pepe (trailer)
Picture me – Diario segreto di una modella di Ole Schell, Sara Ziff (trailer)
Arimo! I bambini parlano di legalità di Mirko Locatelli (trailer)
 

FESTIVAL E PREMI

 

regenmakersIl Festival Internazionale del film di Roma (28 ottobre – 5 novembre) è stato caratterizzato dalla protesta del movimento “Tutti a casa” per i tagli alla cultura previsti dal governo. Il Premio Marc’Aurelio al miglior documentario per la sezione “L’Altro Cinema | Extra” è andato a De Regenmakers di Floris-Jan Van Luyn (sguardo sulla Cina e la sua condizione ecologica. Lo spirito e il coraggio di quattro attivisti cinesi che ingaggiano una lotta quotidiana con autorità locali, piccoli e grandi interessi. Un percorso a ostacoli dove scenari di commovente bellezza si alternano a veri e propri gironi infernali: fiumi devastati, città dall’aria irrespirabile, campagne sfigurate, terreni avvelenati per sempre. Il quadro visivo del film è costruito sui quattro elementi naturali: l’aria inquinata di Changsha, l’acqua sudicia del fiume Qiantang, la terra del deserto di Tengger che avanza e il fuoco soffocante dell’inceneritore a Pechino). Altri premi collaterali a: Diol Kadd. Vita, diari e riprese in un villaggio del Senegal di Gianni Celati (le feste, il lavoro, i richiami dell’ accoppiamento, il rapporto con i vicini, la religione: come Moravia e Pasolini negli anni ‘70, Gianni Celati scopre essenza e apparenza di un altro mondo); The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town di Thom Zimny (le prove e la registrazione, tra il 1976 e il 1978, di uno degli album più importanti di Bruce Springsteen e della storia della musica) (recensione). Premio Selezione [CINEMA.DOC] al Miglior documentario italiano: Le Radici e le Ali di Claudio Camarca e Maria Rita Parsi (emoticons, segni e numeri al posto delle parole: un mondo che gli adulti non conoscono. Per capire e fare parte di questo universo a noi alieno, bisogna scendere per le strade frequentate dai ragazzi e dalle ragazze. Andare nel mondo a conoscerli). Altri documentari presenti alla mostra: Ritratto di mio padre di Maria Sole Tognazzi (recensione), Crisi di classe di Giovanni Pedone, Inge Film di Luca Scarsella (recensione), A Mao e a Luva di Roberto Orazi, Termini underground di Emilia Zazza, Asse mediano di Michele Massa, Un sasso nello stagno di Felica Cappa, Vuelve a la Vida di Carlos Hagerman, Yoyochu in the land of  the rising sex di Masato Ishioka, The people vs George Lucas di Alexandre O. Philippe, Il colore del vento di Bruno Bigoni, The Woodsman di C. Scott Willis, E’ il tuo mio ultimo respiro di Claudio Serughetti, Gasland di Josh Fox, Ce n’est qu’un debut di Jean-Perre Pozzi e Pierre Barougier, Francesco Nuti…E vengo da lontano di Mario Canale e tanti altri. La mostra ha dedicato un omaggio all’indimenticato Corso Salani.

 


pink sarisLo Sheffield Doc/Fest  (3 – 7 novembre)
è uno dei tre maggiori festival di documentari al mondo – insieme all’Hot Docs di Toronto e all’IDFA di Amsterdam. Il Premio Speciale della Giuria è andato a Pink Saris di Kim Longinotto (racconta la nota vicenda della Gulabi Gang – la banda rosa – , un gruppo di donne dell’India settentrionale che cercano quotidianamente di combattere la violenza, inflitta soprattutto dai mariti e dalla famiglia acquisita dopo il matrimonio e spesso imposto quando ancora bambine). Una Menzione Speciale è stata assegnata a Nostalgia for the Light di Patricio Guzman (sulle montagne del deserto di Atacama in Cile sono installati i telescopi più potenti del mondo. Mentre gli scienziati cercano nel cosmo le origini della vita, gli archeologi esplorano il terreno per ritrovare le tracce delle popolazioni precolombiane. In mezzo a loro si muovono i parenti delle persone scomparse sotto il regime di Pinochet, alla ricerca dei resti dei loro congiunti)

 

 

I giorni buoniAl Festival del cinema dei diritti umani di Napoli (9-16 novembre) a vincere è stato per la sezione “Napoli ieri, oggi e… domani?” I giorni buoni di Andrea Barzini (in un paese del napoletano, Scisciano, da più di un decennio due educatori, Vincenzo Morgera e Silvia Ricciardi, dirigono un centro di accoglienza per minori destinati dalla giustizia alla vita di comunità, dopo un periodo in carcere). Vince invece sia la sezione “Human Rights Doc” che il Premio Giovani, la pellicola A new day has com di Emiliano Sacchetti. Nell’opera del trentanovenne regista romano, si racconta la storia di due famiglie palestinesi in fuga da Baghdad che giungono, dopo anni trascorsi in un campo profughi nel deserto siriano, in Italia e in Svezia per ricominciare una nuova vita. Menzione d’onore è stata infine attribuita al film Il sangue verde di Andrea Segre.

 

 

muezzinPremio alla carriera a Jocelelyne Saab, al Medfilmfestival (11-21 novembre), per “il continuo ed incessante lavoro di ricerca sulla realtà”. Premio miglior documentario a Muezzin di Sebastian Brameshuber (sin dai tempi del Profeta Maometto, i mussulmani devoti ascoltano i canti dei muezzin cinque volte al giorno. Ad Istanbul, seguiamo la formazione, la passione, lo studio della voce dei muezzin, veri e propri artisti della cultura islamica). Premio Giovani a Im Bazar Der Geshlechter di Sudabeh Mortezai (uno scapolo solitario di mezza età, una madre single divorziata e un giovane e gioviale mullah sono i protagonisti di un intimo racconto sulle relazioni di genere in Iran. Le loro storie ruotano intorno all'istituzione del matrimonio "a tempo determinato", chiamato anche matrimonio-lussuria, una pratica Shia che unisce uomini e donne in un legame legale per un periodo di tempo che va da un'ora fino a 99 anni). Tutti i documentari in concorso qui

 

 

un conte de faitsUn Conte de Faits di Hichem Ben Ammar vince il Festival del Cinema Africano di Verona (12 – 21 novembre). A Ben Arous, nella periferia di Tunisi, un trombonista di fanfara sogna che il figlio Annes diventi un grande ed apprezzato musicista. Annes ha undici anni e fin da piccolo ha sviluppato attitudini fuori dal comune imparando a suonare il violino. Il regista segue padre e figlio per due anni, dal 2007 al 2009, nelle tappe che portano Annes da Tunisi all’Europa, da Parigi a Bruxelles e Londra fino a quando accede alla prestigiosa Yehudi Menuhin School.
 

 

 

War and love in kabulAd Asiatica (12-20 novembre) la Giuria Concorso Internazionale per il Miglior Documentario ha assegnato ex-aequo il Premio Città di Roma  a 1001 Irans di Firouzeh Koshrovani (il documentario prova a sfatare i tanti luoghi comuni sull’Iran che si sono succeduti nei secoli. 1001 immagini: dal nero dei chador all’islam politicizzato, dagli ayatollah al governo teocratico, dalle scuole coraniche alla bomba atomica. Mille e un Irans, cerca di avvicinarsi all’Iran contemporaneo, un paese complesso di settanta milioni d’abitanti. Una realtà non riassumibile in visioni schematiche, parziali e monolitiche) e a War And Love In Kabul di Helga Reidemeister (Hossein e Shaima si amano fin dall'infanzia ma la guerra li separa. Lui è costretto ad arruolarsi, lei è venduta in matrimonio a un uomo di 40 anni più grande. Si incontrano di nuovo a Kabul verso la fine degli anni 90'). Tra i documentari presenti anche I Whish I Knew di Jia Zhangke (ottant’anni di storia di Shanghai, attraverso i ricordi di diciotto personaggi) (recensione)

 

 

cuchillo de paloTrionfatore al Festival dei Popoli (13-20 novembre) è Cuchillo de Palo di Renate Costa, che la regista dedica alla figura di suo zio, arrestato, torturato, rilasciato e morto di “tristezza” (come hanno raccontato alla regista da bambina) ma in realtà ucciso perché omosessuale. Un viaggio personale e politico, in un paese che non ha ancora fatto i conti con il proprio passato, con la repressione operata dalla dittatura di Stroessner in Paraguay). Premio migliore regia a Sylvain L'Esperance per il film Interieurs Du Delta (la vita di una comunità di pescatori in una congiuntura delicata, tra prezzo del petrolio che cresce e difficoltà nel conservare le tradizioni. Poco distante, il Niger scorre placido e maestoso). Miglior film Etnoantropologico a Foreign Parts di Véréna Paravel, J.P. Sniadecki (Willets Point è un'area del Queens dove sorgono garage, officine meccaniche e sfasciacarrozze. Qui è possibile trovare i pezzi di ricambio di tutte le auto esistenti. Qui lavorano persone che vivono ai margini della società del benessere). Premio selezione Cinema.Doc ex-aequo a: Left by the Ship di Emma Rossi Landi e Alberto Vendemmiati (Subic Bay, nelle Filippine, è stata fino al 1992 una base navale statunitense. Per molte ragazze del luogo non c'erano alternative al prostituirsi nei locali frequentati dai marinai in libera uscita. Il risultato è una generazione di 50.000 amerasiatici. Il film segue le vite di quattro di loro, dibattuti tra affermazione di sé e sentimenti contrastanti nei confronti dei rispettivi padri, che vivono in un paese lontano, incuranti di loro) e a This is my land…Hebron di Giulia Amati e Stephen Natanson (il film si inoltra tra le contraddizioni di uno scontro fatto di calci e sputi, selciate e insulti, bambini contro bambini, donne contro donne, famiglie contro famiglie. Un folgorante ritratto di una terra santa e maledetta, promessa e contesa da troppi. Hebron si trova a circa 30 km a sud di Gerusalemme). Apertura del festival per il documentario sui Doors When You’re strange di Tom DiCillo

 

qui'ls response en rivolte30 anni, 30 autori, 30 fotografie: il festival Filmaker (15 – 30 novembre) festeggia il suo  trentesimo compleanno con una mostra fotografica di Gaia Giani. In posa 30 autori i cui percorsi si sono intrecciati con il festival: Carlo Mazzacurati, Alina Marazzi, Silvio Soldini, Michelangelo Frammartino, Giuseppe Baresi, Daniele Segre, Marina Spada, Bruno Oliviero, Pietro Marcello, etc etc. Il Primo premio è andato a Qu’ils Reposent en rivolte di Sylvain Gerorge (questo film mostra, lungo un periodo di tre anni, le condizioni di vita dei migranti a Calais, una cittadina del nord della Francia. Contemporaneamente, svela come le politiche avviate dalla polizia degli Stati moderni escano dal campo di applicazione della legge, e facciano così sorgere delle zone grigie, degli interstizi, degli spazi indistinti tra l’eccezione e la regola). Secondo premio a Cielo senza terra di Giovanni Maderna e Sara Bozzoli (Un giovane padre e suo figlio di otto anni camminano su una montagna. Il loro percorso, le notti in tenda, la vita all’aria aperta diventano occasioni di intimità e dialogo. L’infanzia, il desiderio di conoscere e di crescere si confrontano con le inquietudini della vita adulta). Premio Giuria Giovani a La vita al tempo della morte di Andrea Caccia (un’opera in tre atti per raccontare il mistero della morte: undici conversazioni a formare un film-saggio meditativo e appassionato che, attraverso la pluralità delle forme e degli stili utilizzati si svincola da qualsiasi ideologia). Retrospettiva dedicata al cinese Wang Bing, che ha permesso di conoscere l’opera, soprattutto documentaria, di uno dei registi di punta delle nuove generazioni.

 

Position among the starsVincitore dell'IDFA International Documentary Film Festival (17- 28 novembre) è stato Position Among the Stars, del regista olandese/indonesiano Leonard Retel Helmrich (le giornate della famiglia Sjamsuddin diventano occasione per un ritratto della moderna Indonesia, con tutti i suoi contrasti tra ricchezza e povertà, tra religione e globalizzazione). Gli altri premi a Luc Coté e Patricio Henriquez per You Don’t Like the Truth: 4 Days Inside Guantanamo (la storia di Omar Khadr, incarcerato a Guantanamo all'età di sedici anni. Le riprese delle telecamere di sicurezza nel corso di quei quattro giorni d’inferno sono alla base di questo film); al regista olandese Boris Gerrets per il suo People I Could Have Been and Maybe Am (interamente girato con un telefonino il regista finisce per trasformarsi da osservatore a protagonista della storia, andando a letto con la brasiliana Sandrine un personaggio che stava seguendo); al filippino Monster Jiminez per Kano: An American and His Harem (il film racconta la storia scioccante di un uomo americano che si è creato un harem di ragazze giovanissime nelle Filippine). Ed ancora premi per: Waste Land di Lucy Walker (ritratto dell’artista Vik Muniz e del suo incontro con i catadores nella più grande discarica del mondo a cielo aperto); Into Eternity del regista danese Michael Madsen (un viaggio filosofico nella grande questione delle scorie nucleari, una lettera di avvertimento per le future generazioni); Autumn Gold (cinque anziani si preparano alle gare di atletica in Finlandia); What’s In a Name della regista belga Eva Küpper (il ritratto di Jon Cory, un performer di body art transessuale di New York, e delle sue esplicite performance di "terrorismo di genere”)

 

La giuria del concorso Obiettivi sul Lavoro (24 novembre), presieduta dal regista Daniele Vicari, e composta da Steve Della Casa, Gabriella Gallozzi, Giuliana Gamba e Dean Buletti, ha assegnato il Premio Migliore Documentario a Cargo di Vincenzo Mineo e la Menzione Speciale a Corde di Marcello Sannino

 

 

bakromanPremio  della Giuria al Torino Film Festival (26 novembre – 4 dicembre) per il documentario (?) Las Marimbas del inferno di Julio Hernández Cordón con la seguente motivazione: “Confondendo impercettibilmente i piani della realtà e della finzione in una struttura narrativa originale e di grande forza emotiva, Cordòn documenta la vera storia di un suonatore di marimba, struggente nella sua ostinazione e nella sua capacità di adattamento”. Nella sezione “Italiana.doc” a vincere è stato Bakroman di Gianluca e Massimiliano De Serio (in lingua moré il termine bakroman significa “ragazzo di strada”. Centinaia di minori vivono per le strade di Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso. Alcuni di loro hanno deciso di autogestirsi in una comunità senza l'aiuto di alcuna Ong). Premio speciale della Giuria ex aequo a: Il popolo che manca di Andrea Fenoglio e Diego Mometti ("approfittando” delle registrazioni sonore che Nuto Revelli fece nei territori rurali e montani del cuneese durante gli anni '70, il film diventa una sorta di investigazione visiva alla ricerca di quel popolo contadino che manca) e a Les Champs Brulants di Stefano Canapa e Catherine Libert (Campi ardenti è il quarto episodio di Vie traverse, road movie in giro per l'Italia alla ricerca delle tracce del cinema indipendente). Premio Cult – Il cinema della realtà a Let each one go where he may di Ben Russel (il viaggio di due fratelli dalle periferie di Paramaribo, Suriname, attraverso strade impolverate, miniere d’oro abusive e villaggi in festa, fin dentro la giungla, lungo il grande fiume Suriname che i loro antenati risalirono 300 anni prima, in fuga dall’oppressore olandese). il pezzo mancantePremio Avanti per due film: Una scuola italiana di Angelo Loy e Giulio Cederna (le maestre raccontano il viaggio avventuroso di Dorothy nel magico mondo di Oz. Ad ascoltare ci sono bambini tra i 3 e i 5 anni, tutti nati in Italia da genitori stranieri. Frequentano la scuola materna “Carlo Pisacane”, nel cuore di Torpignattara, quartiere storico e popolare di Roma) e Il popolo che manca che ha ricevuto anche la menzione speciale al Premio Ucca-Venti andato però a Scuolamedia di Marco Santarelli (periferia nord di Taranto, quartiere Paolo VI, dal nome del Papa che inaugurò il più grande impianto siderurgico d’Europa, l’Italsider. Qui gli insegnanti della scuola media inferiore “Luigi Pirandello” si confrontano quotidianamente con i sogni e le difficoltà di ragazzi e genitori, lavorando con ostinazione per garantire ai figli quel futuro che la grande industria aveva promesso ai padri). Premio selezione [Cinema.Doc] a Il pezzo mancante di Giovanni Piperno (Edoardo si è tolto la vita a 46 anni. Non sappiamo bene chi fosse in realtà il figlio di Gianni Agnelli, e sappiamo poco della storia di questa famiglia, nascosta e protetta per anni dal mito dell’Avvocato). Tanti documentari presenti anche nelle sezioni “Festa mobile” e “Onde”: Requiem for Detroit di Julien Temple, Napoli 24 di Aa. Vv, The Arbor di Clio Barnard, Nyman with a movie camera di Michael Nyman e numerosi film ormai inclassificabili tra fiction e realtà.

 

 

Divine di Chiara Brambilla vince il Sulmona film festival (2-7 dicembre). Emily, Lucrezia e Rebecca hanno dieci anni e un sogno (o forse un destino) in comune: diventare modelle. Tre bambine, tre storie diverse che hanno come traguardo le passerelle lungo cui ogni bambina-modella sogna di sfilare, quelle di Pitti Bimbo, il più importante appuntamento del mondo della moda per bambini. Spazi a confronto: quello indefinito della loro emotività e quello scintillante del sistema di cui sognano di far parte. E ancora, il confronto più importante, quello con i propri genitori. Divine ci racconta il ritratto di tre bambine ma anche dell'Italia di oggi, vista dai loro occhi.
 

 

lettere dal desertoScorpacciata di riconoscimenti (Migliore Documentario, Migliore Regia, Migliore Fotografia, Migliore Musica originale) al Premio Libero Bizzarri (3 – 8 dicembre) per Lettere dal Deserto (Elogio della Lentezza) di Michela Occhipinti (Hari cammina. Le sue scarpe consumate percorrono lunghe distanze nel deserto per recapitare messaggi chiusi in lettere scritte a mano, dalla calligrafia preziosa, da consegnare a destinatari che abitano villaggi sperduti, chiusi in una dimensione temporale dimenticata, fuori dal mondo. Le lettere parlano di amori, matrimoni, successi e decessi. Un ritorno alla lentezza, e alla natura, quella inospitale del deserto del Thar. Finché arrivano delle strane torri metalliche, intruse nel paesaggio, a rivoluzionare la vita del piccolo villaggio). Premio Migliore Soggetto a Solo Andata, Il Viaggio di un Tuareg di Fabio Caramaschi (la storia di due giovanissimi fratelli Tuareg nati nel deserto del Niger che si trovano separati dal loro destino di migranti). Premio Migliore Produzione per Wars di Giancarlo Bocchi (Qhahir, Madguud e Uri sono tre “prigionieri”. Hanno età, appartenenza religiosa e cultura differenti, parlano lingue diverse, vivono in paesi molto lontani tra loro, l’Afghanistan, la Palestina e la Somalia, ma hanno in comune un destino. Sono prigionieri della stessa condizione, che sotto ogni latitudine ti avvolge, ti invade, ti cattura, e non ti abbandona più: la guerra. Sono vittime di un’ossessione eterna, che travalica le frontiere e il tempo, che contagia una generazione dopo l’altra). Premio Migliore Montaggio per Il Sangue Verde di Andrea Segre e Premio Migliore Suono per Il Colore delle Parole di Marco Simon Puccioni

 

Miglior documentario al Courmayeur noir in festival (7-8 dicembre) è stato Esquivar i pegar di Juanjo Giménez, Adán Aliaga Pastor  (Benito Eufemia si allena ogni giorno nella piccola palestra nel centro di “El Clot”, uno dei più popolari quartieri di Barcellona. Ha 38 anni e combatterà presto. La sua giornata è frenetica: lavora di notte in discoteca, si prende cura dell’anziana madre e sta per diventare padre. Infine deve presentarsi in tribunale ogni due settimane per non perdere la libertà condizionata. Il documentario è il ritratto di un sopravvissuto che lotta per rimanere a galla contro ogni probabilità)

 

Al Mediterraneo film festival (15-12 dicembre) il vincitore è stato Dallo Zolfo al Carbone di Luca Vullo (un documentario sul fenomeno migratorio derivato dal Patto italo-belga del 1946, che portò all’emigrazione obbligata di migliaia di minatori e contadini siciliani diretti alle miniere di carbone del Belgio. Un ritratto storico-sociale che Luca Vullo traccia ripercorrendo i momenti salienti che condussero milioni di giovani siciliani alla schiavitù: mancanza di lavoro, problema dell’emigrazione, sfruttamento, assenza di sicurezza sul lavoro, l’integrazione e perdita d’identità). Menzione Speciale a Cargo di Vincenzo Mineo e La Svolta. Donne contro l'Ilva di Valentina D'Amico Secondo Premio a Il Sangue Verde di Andrea Segre.

 

waste landAltre novità:

 

L'Academy of Motion Picture Arts and Sciences reso noto i film in lizza per le nomination agli Oscar nella categoria Documentary Feature. Si tratta di quindici documentari: Client 9: The Rise and Fall of Eliot Spitzer di Alex Gibney; Enemies of the People di Rob Lemkin e Thet Sambath; Exit through the Gift Shop di Banksy; Gasland di Josh Fox; Genius Within: The Inner Life of Glenn Gould di Michele Hozer e Peter Raymont; Inside Job di Charles Ferguson; The Lottery di Madeleine Sackler; Precious Life di Shlomi Eldar; Quest for Honor di Mary Ann Smothers Bruni; Restrepo di Tim Hetherington e Sebastian Junger; This Way of Life di Thomas Burstyn; The Tillman Story di Amir Bar-Lev; Waiting for "Superman" di Davis Guggenheim; Waste Land di Lucy Walker; William Kunstler: Disturbing the Universe di Emily Kunstler e Sarah Kunstler. A partitre da questa rosa di titoli, i membri del Documentary Branch Screening Committee sceglieranno la cinquina finale. Le nomination verranno annunciate il prossimo 25 gennaio, mentre la notte degli Oscar è prevista per il 27 febbraio.
 

 

I vincitori del Premio Solinas (Documentario) sono ex-aequo: Il Muro e la bambina di Silvia Staderoli e Newman di Alberto Fasulo. Menzione Speciale a La storia di Ina di Chiara Cremaschi. Menzione della Giuria a: Due amiche di Maura Delpero; La città invisibile di Edoardo Morabito e Irma Vecchio; Lu pallunaro di Chiara Idrusa Scrimieri

 

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